Ciance da bar?

Buongiorno, amici di Midnight, permettetemi di rompere il ghiaccio offrendovi da bere e introducendovi passo passo nella rubrica dedicata allo Sport. Godetevi questa tazzina, lasciatevi cullare dalla nostra atmosfera ovattata: Il primo giro lo offre la casa.

Perché proprio un Café per parlare di Sport? Caffé non solo come posto, ma anche come momento: luogo di incontri e di relax, ma anche bevanda  sacra e conclusiva: arriva alla fine, quando si ha la testa un po’ pesante, i riflessi rallentati. Solo in queste atmosfere raccolte, nei bar come alla fine dei pasti, davanti a un bicchiere di vino o ai resti di qualcosa da mangiare – qualcosa di sostanzioso, però: di quei cibi spessi, che liberano la mente perché ancorano il corpo – sovente sgorgano le storie migliori.

Il Piché Café vorrebbe essere un’oasi del genere: in cui si raccontano e si raccolgono quelle storie, anche solo perché non vadano perdute; soprattutto perché non vengano degradate a semplici ciance da bar. Storie che non saltano all’occhio subito: se non entraste  – e non incontraste proprio quello strano personaggio, in quel momento; o se non vi intratteneste a tavola, dopo la fine del pasto, ad attendere la salvifica bevanda digestiva – le perdereste per sempre.

Se deciderete di investire qui un po’ di tempo, non vi troverete mai isolati: non ci sarà solo il locandiere ad aspettarvi. Il Café vorrebbe essere popolato dalla fauna tipica dei bar di paese, dove lo sport, i pettegolezzi, gli sfottò si vivono tra sussurri, urla sguaiate, odore di fumo e di cucina: quella popolazione qui sarà rappresentata non solo da eroi della fatica, ma anche dai loro ispiratori e dai loro cantori – come il Drake Enzo Ferrari e il Gioânn Brera fu Carlo, che vi danno il benvenuto nell’immagine sopra. D’altra parte, il locale è vivo se è pieno di avventori, e un caffé è  certamente più buono se bevuto in compagnia.

Proprio per questo, nel salottino siederà sempre la folla più strana e variegata possibile, in ogni periodo dell’anno. Non fatevi spaventare! Provate a riconoscerli: c’è chi sa dipingere, chi versifica, chi putta da Dio; c’è quello con spirito critico, con l’occhio clinico, chi mette il calcio nell’ultimo centimetro di campo, chi pizzica la riga a 210 chilometri all’ora.

Ci sono i grandi scivolatori, quelli che si trovano a memoria, chi prepara la curva dietro al paletto e poi scappa via, consapevole che la velocità non si improvvisa, chi la sparata sul Poggio ce l’ha nelle gambe, chi ti inchioda con la risposta, chi va forte a cronometro, chi si prende un metro e non te lo rende più, chi a pochi km dalla medaglia più luminosa, viene fermato da un Pastore, si riprende e ad una medaglia ci arriva comunque.

C’e chi ha il violento cambio di direzione e ti siede, sempre e di nuovo. Chi il tuffo da 10.0 lo centra facile, chi arriva a 700, chi a 147, chi inchioda l’ultima nera sul ganascino. Chi ci sa fare, e chi no.

E poi, naturalmente, c’è chi mette assieme tutti questi lampi di luce, li fa propri e li narra. Perché i bar sono così: è tanto eroico chi compie il gesto quanto chi, rievocandolo, lo rende leggenda.

Qui accogliamo tutti indistintamente: chi vince e chi perde, chi si ferma e chi va, chi vive e chi racconta. Questa non è una bacheca dimenticata dove i trofei sono canopi pieni di polvere. Per i nostri ospiti vale quanto Jules Verne scriveva a proposito di Michele Strogoff: “non la storia dei successi, quella delle traversie meritava di essere raccontata“. Fermatevi un attimo allora, bevete e ascoltate: c’è sempre posto per un ultimo bicchiere, per una nuova Storia.

Ora, anche se non avete ancora trovato un racconto o un evento agonistico vero e proprio, sapete tutto quello di cui avete bisogno per godervi il Café in santa pace. Una volta al mese ci troverete qui, ospiti di Midnight. La nostra sede virtuale, invece, è aperta tutti i giorni, a tutte le ore. Benvenuti dunque: vi stavamo aspettando!

 

Piché – al secolo Michele Polletta – nasce e cresce a Biella, corre a
Milano per studiare filosofia: per ora, è ancora lì. Vivace, loquace,
pugnace, iperattivo si dedica a una serie di sport che poi segue in modo
ossessivo, dal divano o dal vivo, comunque senza muovere un muscolo.
Alcuni sostengono che li racconti meglio di come li pratichi. Scrive, ma
soprattutto parla, parla, parla: poco importa che si trovi a scuola,
dove insegna, in un bar, o alla radio

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