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CEES NOOTEBOOM PROTAGONISTA DI OVEN, FESTIVAL INTERNAZIONALE DI POESIA

Anche quest’anno grandi ospiti e una calorosa partecipazione del pubblico hanno segnato la riuscita di “Oven” festival internazionale di poesia indetto dal Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna.  

Intense e ricche di eventi le tre giornate dal 6 all’8 giugno svoltesi presso la prestigiosa sede di Palazzo Boncompagni, nel cuore del centro storico bolognese e animate da alcuni dei più illustri nomi del panorama poetico italiano e internazionale quali il poeta e prosatore olandese Cees Nooteboom, il poeta canadese Richard Harrison e il poeta milanese Maurizio Cucchi. 

La serata d’apertura del festival ha visto l’intervento del prof. Alberto Destro, presidente del Centro di Poesia Contemporanea e del poeta Davide Rondoni. Le due concomitanti ricorrenze del ventesimo anniversario dalla nascita del Centro di Poesia a Bologna e il bicentenario dalla composizione della lirica “L’infinito” di Leopardi, sono state il giusto presupposto per inaugurare il festival ricordando il ruolo di imprescindibile importanza che ancora oggi riveste la poesia sia nel contesto bolognese che in quello internazionale e di come questa arte si perpetui nel tempo quale veicolo espressivo forte e ancora oggi attuale. La realtà del Centro di Poesia Contemporanea di Bologna e il suo festival, trainato dall’energia, dal tempo e dalla passione dei suoi giovani collaboratori,  è la conferma di una presa di coscienza e di resistenza a tempi segnati da mediocrità, volgarità, appiattimento del pensiero, del linguaggio e da una dilagante sfiducia nelle potenzialità e nella credibilità di arte e cultura. 

Davide Rondoni ha sottolineato il ruolo della poesia quale arte nobile, capace di innalzare gli animi e permettere allo sguardo umano, così come avvenne duecento anni addietro per il poeta recanatese, di superare quell’oltre la siepe, quell’infinito di cui ogni uomo ha bisogno. 

Protagonista insigne della serata il poeta olandese Cees Nooteboom, presente in qualità di vincitore del premio internazionale di poesia alla carriera “Elena Violani Landi”. 

Cittadino del mondo ed eterno viaggiatore, autore di romanzi, poesie, saggi e libri di viaggio, Nooteboom è ritenuto «una delle voci più alte nel coro degli autori contemporanei» dal “The New York Times.” Paragonato dalla critica a Borges, Calvino e Nabokov, è stato tradotto in più di trenta paesi e insignito di numerosi premi letterari e riconoscimenti in patria e all’estero. Lo scrittore è stato inoltre candidato più volte al nobel e gli è stata conferita la Laurea ad Honorem da parte delle università di Bruxelles, Berlino e Nijmegen. 

Ha raggiunto il successo internazionale con romanzi come “Rituali” e “Il canto dell’essere e dell’apparire”. Tra le ultime sue opere pubblicate dalla casa editrice Iperborea ricordiamo “Le volpi vengono di notte”, “Avevo mille vite e ne ho preso una sola”, “Tumbas” e “Cerchi infiniti”. 

Una calorosa accoglienza e una sincera riconoscenza è stata dimostrata al poeta da tutte le personalità presenti all’evento, in primis la rappresentante dell’ambasciata del Regno dei Paesi Bassi che ha riconosciuto a Cees Nooteboom il merito di diffondere con originalità l’essenza multiculturale della letteratura neerlandese nel mondo e ha visto in questo premio la conferma di una viva attenzione verso la produzione letteraria neerlandese all’estero. 

A seguire Emilia Lodigiani, fondatrice e direttrice della casa editrice italiana Iperborea che ha pubblicato in Italia gran parte dei suoi romanzi, ha esposto al pubblico di Palazzo Boncompagni il lungo e fortuito itinerario intriso di segni e coincidenze che l’ha portata ad incontrare l’autore olandese e a farsi traghettatrice della sua opera al pubblico italiano. 

« Ho conosciuto Cees Nooteboom più di 25 anni fa» afferma Emilia Lodigiani «in un modo fortuito e casuale. Mi trovavo a Parigi, ero sola, trovo in libreria un libro che si chiama  “Il canto dell’essere e dell’apparire” di un tale autore olandese ai tempi mai sentito nominare prima. Avevo aperto quattro anni prima la casa editrice specializzata in letteratura scandinava, non pensavo minimamente di pubblicare olandese. Ho letto il libro, me ne sono innamorata e ho deciso di scommetterci. Abbiamo pubblicato 13 romanzi di Cees Nooteboom. Ancora oggi continuo a vedere coincidenze, segni del destino in questo fortunato incontro. Il professore Prandoni ha fatto cenno alla necessità odierna di unire scienze e letteratura, a tavola abbiamo parlato delle poesie che Cees ha dedicato a questo problema. Rondoni legge l’infinito di Leopardi che è uno degli scrittori preferiti di Cees, poeta nazionale di quella terra che oggi accoglie e premia la sua opera. Infine tra i vari romanzi da noi pubblicati vi è “Lettere a Poseidon”, quello stesso Poseidon che oggi ci ha accolti a Bologna con la sua imponente statua situata nella piazza principale di questa splendida città. Lui, dio dell’acqua, non poteva non parlare ad un poeta la cui terra è terra di canali come l’Olanda ». 

La cerimonia di premiazione è stata poi animata da letture poetiche sia in lingua originale che in italiano tratte da “Luce Ovunque”, raccolta di poesie dell’autore pubblicata da Einaudi nel 2016, commentate e contestualizzate grazie dagli interventi del prof. di letteratura olandese Marco Prandoni e del lettore di neerlandese Herman van der Heide.  

Quest’ultimo ci parla di Nooteboom come di un poeta elementare, essenziale e definisce la sua poesia come una poesia iniziatica, presocratica che tende a cercare l’origine e la nascita della parola. Come nella sua poesia dal titolo “Scolastica”, il poeta diventa unico artefice e conduttore del «più antico dialogo sulla terra» di cui solo lui conosce gli esiti. A tal proposito sembrano riecheggiare parallelamente i versi di “Provviste”, anch’essi indaganti il mistero della parola: « tutto di loro invenzione, solitario/ come l’inizio di qualcosa, dialogo/ in una lingua ancora inesistente». 

«La sua è un’arte della parola ed è giusto» afferma Herman van der Heide «che in Italia abbia trovato un traduttore-filologo come Fulvio Ferrari. Dietro la lingua c’è una credenza o una fede, è l’unica cosa che può salvare il poeta da una natura vista, vissuta». 

Un poeta “scolastico”, “classico” dunque ma allo stesso tempo moderno, instancabile viaggiatore poliglotta e dallo spirito cosmopolita, acutissimo osservatore delle realtà straniere da lui visitate che entrano a far parte a pieno titolo del suo canzoniere poetico in forma inattesa, trasfigurata e sempre filtrata da uno sguardo che è proprio del poeta. 

Fortissimo a tal proposito il legame con la cultura, l’arte figurativa e la poesia Italiana, come dimostrano i numerosi componimenti dedicati a poeti italiani antichi e moderni (Virgilio, Ungaretti) e il prossimo libro in attesa di pubblicazione che, come afferma lo stesso Nooteboom, «sarà legato a Venezia, un luogo dove ho trascorso molti dei miei viaggi e sarà dedicato Giorgione, Tintoretto ed altri artisti». 

Tra le corde liriche più alte, sicuramente la poesia “Sera” dedicata al carissimo amico e poeta Hugo Claus che decise volontariamente di interrompere la sua vita in seguito alla scoperta di una malattia. 

In questa come in gran parte delle liriche di Nooteboom si muove lenta una realtà evanescente, intravista, impalpabile che appare ma rimane incerta sulla soglia ambigua di vita e di morte; sempre pronta a disperdersi, sgretolarsi, sfuggire, «come vedere per la prima volta un angelo/ e sapere che non esiste» , come il fiore dell’euforbia che «si tende verso divinità assenti». 

A pieno titolo dunque il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna ha riconosciuto nella personalità del poeta olandese il giusto assegnatario di un premio che ogni anno si rivolge alle più meritevoli eccellenze del panorama poetico mondiale. 

Come affermato dal direttore Riccardo Frolloni, la scelta di un tale riconoscimento ricade quest’anno sulla persona di  Cees Nooteboom «per la creazione di un’opera totale che con perfezione stilistica e innovazione spazia dalla scrittura in prosa a quella in poesia senza alcun dislivello tra l’una e l’altra. Per la ricerca delle congiunture e relazioni tra essere e apparire, spazio e tempo, arte e vita, per aver creato un’opera omnia che prescinde dal singolo libro per tracciare una parabola intellettuale, umana e artistica. Cees Nooteboom è l’esempio di una vita letteraria in controtendenza che si manifesta nella ricerca della parola e dello stile attraverso una nominazione precisa della realtà contrapposta allo straparlare tipico della società contemporanea. questa sapienza della parola ha con certezza segnato un precedente anche nella poesia e nella prosa italiane nonché toccato diverse generazioni di scrittori. La sua è una lirica così essenziale da raggiungere il senso archetipico e univoco delle parole e quindi del mondo. Grazie all’opera di Cees Nooteboom non troviamo una consolazione bonaria rispetto alla realtà ma la voce di un maestro che con ironica, lucida e allo stesso tempo immaginifica scrittura, ci concede uno sguardo critico e vitale verso la vita stessa. Il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, premiando una personalità di tale rilievo non può essere che lieto di registrare uno dei momenti più importanti della sua ventennale esistenza». 

 

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