Carsismo e velocità

L’estate dei mondiali di calcio catalizza milioni di occhi sugli stadi russi: occhi coinvolti – quelli di chi ha la propria rappresentativa impegnata sul campo – e sguardi forzatamente più disinteressati, per un mese, seguono le avventure di squadre blasonate o di piccole compagini che solo spannometricamente collocherebbero su una cartina. Tutto il resto sparisce, fagocitato dalla porosità dei Campionati del Mondo. Questo non significa che, sotto questo terreno eccezionalmente seguito, non si costruiscano, piano piano, splendide grotte.

Proprio in una di queste spelonche, si erge la stalagmite di Filippo Tortu: professione sprinter, in particolare, centometrista. In Italia, se corri i cento metri, soprattutto se vai così forte, il riferimento si chiama automaticamente Pietro Mennea; non solo e non tanto perché la Freccia del Sud è il nostro velocista più titolato, quanto perché il record di Mennea sui cento piani – dieci e zero uno – resiste statuario dal 4 settembre 1979, Città del Messico. Da trentanove anni quelle tre piccole cifre sembrano stregate per gli uomini razzo di casa nostra, rafforzate dal muro granitico dei dieci secondi. Nessun azzurro l’ha abbattuto. Mai. Nemmeno il grande Mennea.

Tornando a Tortu, Filippo ha vissuto una primavera veramente esaltante: 10”03 al meeting di Savona; 10”04 al Golden Gala di Roma, la principale vetrina nazionale per l’atletica, mettendosi dietro anche nomi altisonanti. Che presto avrebbe potuto cominciare a guardare al muro e al mostro sacro stava diventando lampante per molti. Sul fatto che tutto ciò sarebbe avvenuto già nel pomeriggio madrileno di venerdì 22 giugno ci avrebbero scommesso davvero in pochi. Invece, mentre gli occhi del mondo erano piantati su Nigeria-Islanda, aspettando Svizzera-Serbia, sul rettilineo opposto alle tribune, perché su quello principale c’erano lavori da fare, Filippo doma il mostro. Scatta sullo sparo e si vede scappar via davanti il cinese Su Bingtian e il sudafricano Simbine; il lancio finisce, si tratta di distendere la corsa, qui Tortu ha pochi rivali, si beve il sudafricano in poche falcate, il cinese si salva e vince la gara. Momento tensivo, si aspettano i riscontri cronometrici: Bingtian vince in 9’91; Tortu è secondo in 9’99, nove e novantanove, tanto basta: record Italiano e muro infranto. Filippo è il terzo europeo della storia, non di colore, a scendere sotto quella soglia. Non male davvero.

Ora comincia la parte spinosa della storia: l’affastellarsi dei peana e il carico di aspettative da gestire; prospettiva fastidiosa per chiunque, per un ragazzo di vent’anni potenzialmente deleteria. Soprattutto in un mondo come i centro metri, dove l’asticella a livello mondiale è davvero elevata: per togliersi soddisfazioni bisogna lavorare moltissimo. Le prospettive sembrano più aperte a livello continentale. Proprio gli europei sono sono il prossimo obiettivo di Filippo e, a dire la verità, non farsi prendere dall’entusiasmo è davvero complesso: la rassegna si tiene in uno stadio molto significativo per la velocità mondiale. La pista azzurra dell’Olympiastadion di Berlino, sulla quale Bolt, nove anni fa, sbriciolava due record del mondo, ospiterà gli Europei dal sette al dodici di Agosto. Date da segnare immediatamente in calendario se si vuole evitare che la sonnacchiosa spugnosità dello sport estivo fiondi sotto terra anche quelli, in un momento in cui l’atletica italiana sta dando piccoli segnali di ripresa: non solo Tortu, ma anche Trost, Tamberi e compagnia sono alla ricerca della forma migliore per quella settimana.

Alcuni sport hanno più risonanza di altri, questo è un fatto: può piacere o non piacere, ma è così. Gli altri procedono, splendidi e sotterranei, costruendo attorno a sé un mondo di imprese nascoste; a volte questi mondi paralleli vengono rivelati e messi in comunicazione, carsicamente, dalle chiare risorgive delle grandi imprese: quegli avvenimenti che si considera possano essere “degni di nota” per il grande pubblico, tanto da essere sparati in prima pagina. Ora, una rubrica come la nostra tende a fregarsene il più possibile di questa categoria: ciò che in generale è degno di nota potrebbe tranquillamente non interessarci; d’altro canto, qualche fatto considerato marginale potrebbe attirare tantissimo noi, abitatori di quelle grotte, fruitori delle stalattiti nascoste. Di tanto in tanto, però, ci piace uscire alla luce del sole, accodarci, fare un bel tuffo in quei chiari laghetti superficiali, se non altro perché alcuni exploit possono accompagnare per mano anche il grande pubblico verso discipline la cui copertura è davvero minima, tranne negli eclatanti casi olimpici, europei e mondiali. Appunto, i Mondiali, quelli di calcio, dai quali eravamo partiti: non preoccupatevi, non abbiamo intenzione di escluderli del tutto da questo spazio, presto avranno anche loro la giusta risonanza. Perché, se è bello gettarsi nelle esplorazioni estive di luoghi più nascosti e misteriosi, è anche doveroso lasciare un po’ di spazio al grande Mare.

Michele Polletta | Piché Café

Piché - al secolo Michele Polletta - nasce e cresce a Biella, corre a Milano per studiare filosofia: per ora, è ancora lì. Vivace, loquace, pugnace, iperattivo si dedica a una serie di sport che poi segue in modo ossessivo, dal divano o dal vivo, comunque senza muovere un muscolo. Alcuni sostengono che li racconti meglio di come li pratichi. Scrive, ma soprattutto parla, parla, parla: poco importa che si trovi a scuola, dove insegna, in un bar, o alla radio

Lascia un commento

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this