Capri-Revolution

In concorso a Venezia 75, Capri-Revolution di Mario Martone chiude la trilogia del cineasta napoletano, iniziata con Noi credevamo e proseguita con Il giovane favoloso. Dopo l’Italia del Risorgimento, il Giacomo Leopardi di Il giovane favoloso chiudeva la pellicola glorificando la natura con i celeberrimi versi de La ginestra. Proprio la natura viene ad essere lo sfondo onnipresente di Capri-Revolution; girato in parte nell’isola che da il titolo al film, in parte nel Cilento.

Lucia, interpretata dalla giovanissima Marianna Fontana (debuttante nel 2016 con Invisibili di Edoardo de Angelis), è la protagonista di una favola di formazione, sospesa tra la rigidità di una famiglia tradizionalista e la ricerca artistica e intellettuale di una comunità naturista guidata dall’affascinante Seybu (il riferimento è un vero gruppo fondato agli inizi del Novecento dall’olandese Karl Wilhelm Diefenbach). E’ la storia dell’emancipazione di questa giovane capraia che decide di liberarsi dalle catene dell’autorità domestica – incarnata dai fratelli – e di lanciarsi nella sperimentazione fisica e spirituale all’interno di questa comune, in grado di farle scoprire l’importanza della cultura e dell’arte. Due saranno le figure fondamentali nel suo percorso di crescita: il pittore-intellettuale, figura guida della comune e il medico dell’isola, allo stesso tempo baluardo di pragmatismo e fedele servitore di un Italia chiamata alle armi agli albori della Prima Guerra Mondiale.

Lucia è una di quelle figure femminili che può essere accostata a celebri personaggi della letteratura; basti pensare alla Lia di Canne al vento di Grazia Deledda che decide di scappare dalla Sardegna per inseguire la libertà, o a Scout di Il buio oltre la siepe di Harper Lee che, già da bambina, viene a contatto con l’idea di “diverso”, imparando l’importanza della tolleranza e dell’accettazione.

La narrazione è ben supportata dall’agile regia di Mario Martone e dalla sceneggiatura curata da Ippolita di Majo, arricchita da un largo utilizzo del dialetto napoletano. Ma la vera chicca è il paesaggio musicale creato da Apparat, artista della musica elettronica, in grado di creare un viaggio della protagonista, tra sospensione e desiderio, che la conduce a prender parte alla festa della vita.

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