Anschlussspiel

Anschlussspiel : sì, in lingua tedesca possiamo trovare anche parole con tre-esse-di-fila. In italiano la traduzione letterale è “Partita della connessione”, ma nella storiografia il termine Anschluss designa l’annessione dell’Austria alla Germania nazista avvenuta nel marzo 1938. Per celebrare questo passaggio fondamentale nella creazione della “Grande Germania”, i tedeschi organizzano allo stadio Prater di Vienna, il 3 aprile, un confronto calcistico tra la loro nazionale e la fortissima nazionale austriaca, soprannominata in quegli anni Wunderteam, la squadra delle meraviglie. Autrice di un epico filotto di quattordici partite senza sconfitte tra 1931 e 1932 e vincitrice della seconda edizione della Coppa Internazionale, quarta ai mondiali italiani del 1934, seconda nella Coppa Internazionale del 1933-1935, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Berlino del 1936, la Wunderteam guidata da Hugo Meisl dà spettacolo e grandi soddisfazioni ad un’Austria orfana dell’Impero asburgico. Ma c’è un particolare: secondo i desideri del Reich quella del Prater sarà anche l’ultima partita per la nazionale biancorossa, perché i campioni alpini verranno da allora in poi inglobati nella nazionale con la svastica. Costretti a giocare con i colori della loro nuova patria. Quella disputata il 3 aprile, una settimana prima che un plebiscito-farsa tra gli austriaci ratifichi quanto è già nei fatti, è la sfida in cui i viennesi dagli spalti devono salutare per sempre la divisa della loro squadra e inscenare una gioiosa festa di riunificazione con i nuovi padroni. La rosa della Wunderteam, ne sono certi i tedeschi, impreziosirà la nazionale del Reich nell’imminente coppa del mondo da giocarsi in Francia. E il calciatore di cui più i gerarchi in camicia bruna pregustano le micidiali incursioni tra le linee della difesa avversaria, i dribbling eleganti e i tiri imparabili, è certamente l’esile e fenomenale Matthias Sindelar. Questo asso moravo, nato trentacinque anni prima a Kozlov (oggi un minuscolo paesino della Repubblica Ceca, nel 1903 un angolo contadino dell’Impero Austro-Ungarico) si avvia alla fine della carriera ma è ancora in grado di regalare reti e preziosi assist , ed è un simbolo del calcio conosciuto in tutto il continente. Meisl, grande fautore del gioco offensivo ed estimatore del Metodo, lo ha soprannominato “il Mozart del pallone” ; per il suo aspetto e la sua finezza è anche conosciuto come Der Papierene, cartavelina. Smilzo, agile, grandi occhi azzurri e un talento naturale poi affinato nelle giovanili dell’Herta ASV Vienna (i suoi genitori in fuga dalla miseria si erano trasferiti nella capitale quando Matthias aveva appena tre anni), l’attaccante Sindelar è in forza all’Austria Vienna dal 1924 e il giorno della Anschlussspiel ha già collezionato 26 reti con la nazionale. Quattro anni prima, nella semifinale di coppa del mondo a Milano, aveva rischiato di far malissimo anche all’Italia: era stato necessario neutralizzarlo con i metodi sbrigativi di Luis Monti, detto doble ancho (“armadio a due ante”), che gli aveva impedito di segnare con entrate fallose a ripetizione. In quell’occasione l’Italia porta a casa la partita con un goal – probabilmente in fuorigioco – di Guaita, mentre Sindelar, massacrato per novanta minuti, dev’essere affidato alle cure di una clinica meneghina. Galeotta fu la marcatura a uomo di Monti, perché in ospedale Sindelar è affidato ad una giovane infermiera ebrea che parla tedesco, Camilla Castagnola. Fra i due nasce l’amore e Camilla, rimesso in piedi il campione, si trasferisce con lui a Vienna. Probabilmente c’è anche lei al Prater, quel 3 aprile del 1938, a guardare il funerale della Wunderteam dove ha brillato la stella di suo marito. E chissà quali pensieri ha di fronte alla sempre più virulenta propaganda antisemita di Hitler: è moglie ebrea di un calciatore che presto dovrà segnare con la svastica cucita sul petto. La partita scorre senza reti nel primo tempo, ma Sindelar sprona i compagni: è chiaro che non vuole perdere per deferenza, vuole il giusto risultato del campo. A metà del secondo tempo, il risultato si sblocca: è proprio Matthias a segnare, ad esultare, e a farlo animatamente davanti alla tribuna dove siedono le autorità naziste. Un atto che già alcuni accolgono con malcelato fastidio. Pochi minuti dopo, il raddoppio del suo compagno Karl Sesztak chiude il match sul 2-0. Se qualcuno pensava di trovarsi di fronte una remissiva compagine pronta a compiacere i tedeschi, si è dovuto ricredere. Ma la Anschlussspiel passa alla storia anche per quel che accade dopo il triplice fischio: schierati davanti alle autorità giunte da Berlino e ai loro esecutori austriaci, i giocatori di entrambe le squadre devono ora eseguire il saluto con il braccio destro teso.

Ebbene, né Sindelar, né Sesztak si uniscono al gesto degli altri venti giocatori: le loro mani rimangono giù, composte; con le braccia ben attaccate al corpo, hanno entrambi lo sguardo fiero di chi quella divisa rossa e bianca non vuole tradirla. I nazisti leggono ovviamente la provocazione, il gesto non passa inosservato: Sindelar è una celebrità, il suo guanto di sfida pesa, e infatti diventa nel volgere di pochi mesi un simbolo di opposizione che va oltre i confini dell’Austria. Jospeh Goebbels rilascia un’inquietante dichiarazione sul suo conto: “I viennesi hanno un loro idolo, il grande calciatore Sindelar. Vogliamo credere, anzi siamo sicuri, che Sindelar sarà sempre degno di questa stima anche negli impegni futuri”. Matthias però è determinato: nonostante le insistenze, non entra a far parte della nazionale del Reich, adducendo ragioni di età ormai avanzata per un calciatore e di problemi a un ginocchio. La realtà è soprattutto che non vuole indossare quella maglia e prestare la sua immagine alla propaganda sportiva del regime nazista. Durante la “notte dei cristalli”, sette mesi dopo la partita del Prater, tra le case viennesi che sono possibili bersagli della violenza antisemita c’è anche la sua. Sono emersi documenti che suggerirebbero una origine ebraica di Sindelar (in realtà la sua famiglia era cattolica) e quella di Camilla è indubbia. Il raid si ferma appena fuori dalle sue stanze: forse la Gestapo considera troppo impopolare a Vienna colpire un giocatore così celebre, forse si spera ancora che si decida a giocare per la Germania. Tuttavia l’altro giocatore che si era sottratto al saluto nazista, Karl Sesztak, è arrestato. Ed anche Matthias e Camilla, convocati dalla Gestapo, vengono minacciati e messi sotto controllo. Gli atteggiamenti di Sindelar, la sua mancata adesione al nazismo e il suo ostinato rifiuto di regalare le sue gambe geniali alla Germania non possono più essere tollerati. Poche settimane dopo, il 23 gennaio 1939, i coniugi Sindelar sono ritrovati esanimi nella loro abitazione: ufficialmente per le esalazioni di monossido da una stufa mal funzionante, secondo quanto scrive la Gestapo che in breve fa cremare i due corpi. La notizia si diffonde rapidamente, i dubbi sulla loro morte altrettanto: c’è chi parla di una messinscena per eliminare Sindelar, chi suggerisce si sia suicidato. Comunque sia andata, la partecipazione ai funerali è straordinaria: quarantamila viennesi si accalcano a rendergli omaggio, da tutta Europa giungono telegrammi di condoglianze. Lo scrittore Friederich Torberg gli dedica una poesia, Auf den Tod eines Fußballspielers (In morte di un calciatore) nella quale avvalora la tesi del suicidio con il gas come ultima via di fuga da un’Austria e da un’Europa che non riconosceva più. Molti altri sono da subito certi che si sia trattato di un’esecuzione travestita da incidente, come sarebbe provato dall’irrituale intervento della Gestapo per un incidente domestico e dalle contraddittorie dichiarazioni dei vicini di casa. Prematuramente scomparso a 36 anni, Sindelar diventa un mito non solo per i suoi meriti sportivi.

Andrea Spanu | Piché Café

Andrea Spanu, 1982. Dottore di ricerca in Storia contemporanea, ha studiato in particolare i temi della diplomazia culturale italiana. Vive e lavora fra Milano, dove insegna, e Missaglia, centro della Brianza lecchese dove si occupa di comunicazione istituzionale e di valorizzazione culturale e turistica del territorio.

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