Amor Vacui

Sono già passati due mesi dacché è iniziata per noi questa avventura e ogni settimana sembra compiersi una nuova sfida.

Dall’ansia dei primi giorni in cui, benché fossi convinta di ciò che volevo scrivere, passavano ore prima di realizzare un testo di cui fossi soddisfatta e mi occorrevano giorni di riletture per essere convinta di voler pubblicare proprio quell’articolo, sono arrivata al punto, tipico mio, di lasciarmi ispirare qualche giorno prima della pubblicazione. Di “drizzare le orecchie” in cerca di una qualche curiosità che potesse essere bella da scrivere e per voi bella e interessante da leggere.

Passando i mesi si delinea sempre di più l’idea primogenita che si era formata nella mia mente: un diario di pensieri, un “lo sapevate che” dedicato al cinema e alle sue forme più disparate.

La parola Cinema, oggi, ha assunto un significato poliedrico difficile da identificare soltanto nell’arte dei fratelli Lumière. Cinema è anche latenze e silenzi, un rimando a qualcosa di più impercettibile che immagini/parole/suoni nella loro pienezza non sarebbero così bravi ad evocare. Un cinema, quello che si sta delineando ora, che dà la parte attiva anche allo spettatore, il quale attinge a qualcosa di suo, un qualcosa diversamente non riproducibile.

Sarebbe bello che il lettore di Midnight si delineasse in questa prospettiva di cinema moderno. Un lettore che vive di rimandi e che usi ciò che gli scrittori danno non come una mera fonte di informazione ma proprio come l’inizio di quella informazione. Il preludio di una curiosità.

Ultimi ma non meno importanti nel mio editoriale odierno (secondo della mia vita) sono gli scrittori della parte cinema, fondamentali perché questa pagina sia piena di “vita”. Essi sono ragazzi, studenti per lo più, con la grande passione in comune del cinema. A loro va il mio grazie. Ognuno di loro sta sempre più perfezionando il proprio stile e devo dire che sono orgogliosa di loro e felice di questa crescita che insieme stiamo facendo.

È l’ispirazione di camminare a fianco l’uno degli altri senza guardarsi ma avendo la sensazione di essere vicini costantemente, nonostante si abbia sempre lo sguardo rivolto in avanti, e la consapevolezza delle tracce che tutti assieme stiamo lasciando.

Nella cultura dell’internet una parola scritta è molto volatile ma non nella mente di chi la legge e di chi si fa emozionare.

Emozionatevi amici. E ascoltiamo(ci) nei silenzi.

Con la consapevolezza del fatto che stiamo crescendo assieme, settimana dopo settimana, silenzio dopo silenzio, vi auguro una buona Midnight.

Valeria Botto

Valeria Botto: attrice da tredici anni, cinefila da sempre.

Nasce nel 1992 da una famiglia openminded e la sua breve parentesi di trasgressione perbenista fu determinante perché abbracciasse la filosofia familiare.

Vedendola interpretare la scena di “Sedatavo” (Frankenstein Junior – Mel Brooks, 1974) davanti ad un pubblico di bambini basiti, la madre la ritenne pronta per qualcosa di più forte: le fece vedere, tra gli altri, film di Werner Herzog e di Carl Theodor Dreyer prima del sesto compleanno.

A dodici anni V. aveva terminato di vedere la filmografia di Stanley Kubrick.

È ricordata per il dono dell’ubiquità manifestatosi nelle 9 sale cinematografiche del festival del film di Locarno, festival al quale ha anche partecipato in veste di giurata giovanile nelle edizioni 66° e 67°.

Attualmente si sta laureando in Logopedia, è programmatrice per il cinema cittadino di Millesimo (SV) e insegna teatro ai bambini.

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