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Amare la realtà, non schematizzarla – dopo una citazione a Pontida

Il ministro Salvini, Segretario della Lega, ha avuto la gentilezza di citare un mio verso all’inizio del suo discorso a Pontida dinanzi alla folla di uno dei partiti usciti vincitori alle ultime elezioni. Ho incontrato l’Onorevole  Salvini una volta sola a margine di un convegno sul grave problema demografico che segna la vita del nostro paese e dell’Europa e si disse colpito da certe cose che avevo detto (e dal modo in cui le avevo dette) riguardo il Canto Notturno di Giacomo Leopardi. Non sono un politico, ho votato negli anni diverse formazioni politiche, in vari schieramenti a seconda di chi pareva interpretasse meglio bisogni e natura della gente che quotidianamente incontro in ogni settore della società, dai giovani nelle scuole e nelle università come nei treni regionali di seconda classe in ogni angolo d’Italia. Ho scritto più volte che l’Italia è una entità culturale, millenaria e composita, e che più che allo Stato e alla politica dobbiamo a questa particolare natura il valore della nostra identità e il nostro compito nel mondo, come testimoni di un certo gusto del vivere, le cui linfe risiedono nell’immenso e composito patrimonio artistico, spirituale, estetico della nostra storia. E su questo mi impegno, e vorrei che gli uomini di cultura si impegnassero di più invece di cercare recensioni e teatrini da “palazzotto” della cultura.

So che la citazione da parte di un leader politico, e da questo in particolare, fa storcere il naso a molti. Ma non me ne curo, come ho sempre fatto contro pregiudizi e schematismi. Sia che mi citi qualcuno nelle partecipazioni di matrimonio o per il funerale del figlio, sia che citi una mia poesia un ragazzo su Facebook o un personaggio noto, trovo questo un onore e l’adempimento di un compito dei poeti. Ma il punto che più mi preme è un altro: Credo che possiamo avere in questi anni una buona occasione per rompere certi schemi angusti che hanno bloccato la discussione culturale nel Paese. La cultura, prima ancora che la politica, è stata e continua essere sede di faziosità, di banalizzazioni, di etichettature stupide e fuorvianti. È difficile essere liberi e fare arte e cultura. Lo so per esperienza, essendo stato etichettato e “banalizzato” tante volte, senza alcuna considerazione per il lavoro culturale e artistico svolto. Lo dico senza vittimismo. I romagnoli non sono vittimisti e devo dire che la libertà è stata e continuerà a essere la mia forza e la mia croce.

Ricordo che a una presentazione di un mio libro di poesie, certi parapoeti ultraideologici entrarono urlando che l’editore Guanda non doveva pubblicarmi. Così come ricordo che una importante professoressa dell’Università diceva di sentirsi in imbarazzo se io dirigevo in quanto cristiano in quell’Ateneo il centro di poesia. O un poeta modesto e mezzo critico che su un “annuario di poesia” attaccava la mia poesia ma senza parlarne per motivi di suoi fantasmi ideologici, o la editor di Marcos y Marcos che rifiuta qualsiasi proposta di mio libro perché ha saputo “informandosi su internet” (che editrice seria!) che sono “omofobo”. Robette da mezze figure. Ma segno di una mentalità molto diffusa nel mondo culturale, dove il vizio è un virus di natura ideologica che è quella di predisporre degli schemi entro cui sentirsi tranquillamente dalla parte della ragione: “noi siamo i buoni gli altri i cattivi, noi i democratici gli altri fascisti, o ora i populisti (ma si tratta di persone che votano e in quanto al rivolgersi alla pancia i partiti lo han sempre fatto tutti – DC, PCI, FI, PD etc. sotto elezioni)”. E ora nuovo schema, come adombra un lungo articolo di Mauro Covacich tra astio e disagio “noi altruisti, gli altri egoisti”. Un uomo di cultura non dovrebbe schematizzare il mondo, e nemmeno ri-schematizzarlo quando fugge dai suoi schemi precedenti. Non dovrebbe costruire sistemi per sentirsi al riparo. Dovrebbe offrire la propria critica, anche dura, esponendo se stesso come possibile errante, come faceva Pasolini, o come più modestamente provo a fare io. E dovrebbe primariamente muovere critiche a partire da qualcosa che ama, e su quel che ama, come mi capita di fare sul campo cristiano. Ma non ho certo voglia di dare lezioni a nessuno. Segnalo un problema da cui sarebbe meglio uscire. Certe “maschere fisse” del dibattito culturale in questi anni non hanno certo giovato (nemmeno alla parte che volevano favorire) ed è un fatto che ultimamente la maggior parte dei commentatori (ma tra cultura e commento giornalistico tuttologo c’è differenza) siano a disagio nel provare a dire cose non schematiche e prevedibili tra pregiudizi e schiume di rabbia. Il che non fa bene a nessuno. Ritengo che le grandi linfe della cultura italiana, cristiana, socialista umanitaria, liberale, possano dare molto di buono. Ma uscendo dal giochetto dell’aprioristico “buoni e cattivi” che la caratterizza da troppi anni. Potrebbe essere salutare, ad esempio leggere libri dove ci sono le lettere di Pasolini a Betocchi, o quello, riedito da poco da Aragno, “Tramonto o eclissi dei valori tradizionali?” a doppia firma da due grandi filosofi “opposti” come Augusto del Noce e Ugo Spirito, che provano a interpretare fenomeni e pensieri dei loro anni, con preveggenza e passione profonde. Non mancano segni, come questa rivista. O altri luoghi, vivissimi.

Davide Rondoni

Davide Rondoni, Forlì 1964, ha pubblicato alcuni volumi di poesia: "La natura del bastardo" (Mondadori 2016) “Apocalisse amore” (Mondadori 2008), “Avrebbe amato chiunque (Guanda, 2003), “Compianto, vita” (Marietti 2001), e “Il bar del tempo” (Guanda 1999), "Rimbambimenti", (Raffaelli 2010), "Si tira avanti solo con lo schianto", (Whyfly 2013) con i quali ha vinto alcuni dei maggiori premi di poesia. È tradotto in vari paesi in volume e rivista. Collabora a programmi di poesia in tv e radio (Rai, Sky, RtvSanMarino e tv2000) alla scrittura di film e di mostre high-tech experience e ad alcuni quotidiani come editorialista. Ha fondato e dirige Il centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna e la rivista clanDestino. Suoi recenti volumi di saggi sono "L'allodola e il fuoco, Le 50 poesie che mi hanno acceso la vita" (La nave di Teseo 2017) "Nell’arte vivendo, prose e versi su arte e artisti", (Marietti 2012), "Contro la letteratura", (Bompiani 2015), sull'insegnamento a scuola, e "Il fuoco della poesia", Rizzoli 2008, "Non una vita soltanto", Marietti 2001. Dirige le collane di poesia per Marietti e cartaCanta. È autore di teatro, di performances con musica, e di traduzioni da Baudelaire, Rimbaud, Péguy e altri. Ha partecipato a festival internazionali di poesia in molti paesi. In prosa ha pubblicato "E se brucia anche il cielo. Guerra e amore di Francesco Baracca" (Frassinelli 2015) "Gesù, un racconto sempre nuovo", (Piemme 2013), “I santi scemi” (Guaraldi 2003) e “Hermann” (Rizzoli 2010). Per ragazzi i romanzi "Se tu fossi qui" (San Paolo, premio Andersen 2016) e "i bambini nascono come le poesie" (Rizzoli 2011) e le poesie "Le parole accese" (Fabbri 2012).

2 commenti

  • claudia tarolo

    03/07/2018 at 15:26

    Gentile Davide Rondoni,
    ci sono abituata; se dico di no, divento una “mezza figura”, “un’editrice poco seria”.
    Ai suoi insulti, mi permetto di obiettare solo questo: mi informo anche tramite internet, come tutti, ma le mie fonti sono varie e soprattutto umane.
    Ogni forma di omofobia per me è del tutto inaccettabile, e lei ne ha date dimostrazioni pubbliche e innegabili.
    Forse anche lei dovrebbe uscire dal giochetto “buoni/cattivi”; buoni quelli che sono d’accordo con lei, cattivi gli altri.
    O forse quel che predica vale solo per noi mezze figure, e non per lei?
    Cordialmente
    Claudia Tarolo (tutta intera)

    Rispondi
    • Davide Rondoni

      05/07/2018 at 09:40

      Signora, non si irriti di fronte alla verità. Conservo ancora la sua mail. Pubblico con editori ben maggiori di MyM quindi il suo no a proposte peraltro richieste dopo una conversazione a Pordenone m’ha solo fatto sorridere per la motivazione banale e offensiva (e ancora non documentata) che ancora ripete. Avere idee diverse non significa avere fobie, questo glielo possono spiegare sia internet che fonti umane. Ma idee diverse. Stia serena. Non divido il
      mondo in buoni e cattivi (si rilegga il pezzo) e non amo etichette e semplificazioni. Buon lavoro.

      Rispondi

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