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L'incredibile diversità dei pesci pelagici

Gli oceani rappresentano l‘ambiente più vasto del nostro pianeta, coprendo più del 70% della superficie terrestre. Per questo motivo sono innumerevoli gli abitanti degli ambienti marini, dalla superficie alle fosse oceaniche, concentrandosi, nella maggior parte dei casi, nei primi duecento metri di profondità. I pesci, che rappresentano i vertebrati più numerosi, si distinguono in diverse categorie a seconda dell’habitat prediletto. Gli organismi pelagici, ad esempio, a differenza di quelli bentonici che vivono nei pressi del fondale, si muovono nella colonna d’acqua, talvolta lasciandosi trasportare dalle correnti (plancton), oppure nuotando attivamente (necton). L’ambiente pelagico, difatti, è quella porzione di mare/oceano lontana dalla costa e dal fondale, distinta in zone a seconda della profondità e della penetrazione della luce.
I pesci pelagici tendono ad avere tutti un aspetto piuttosto simile: corpo allungato e fusiforme ideale per il nuoto (sono generalmente ottimi nuotatori), e colorazione non vistosa ma mimetica.
L’azzurro del dorso (più scuro) e l’argenteo del ventre (più chiaro) sono ottimali per sfuggire a un predatore ma anche per predare. Infatti, se un eventuale aggressore capitasse al di sotto del pesce pelagico avrebbe difficoltà nell’individuare con chiarezza quest’ultimo, in quanto il colore chiaro del ventre tende a confondersi con la superficie illuminata del mare; viceversa, un organismo proveniente dalle acque meno profonde non riconoscerebbe del tutto la potenziale preda o predatore dall’alto, visto il dorso scuro che tenderebbe ad offuscarsi con l’oscurità degli abissi.
Di norma, gli organismi pelagici depongono un gran numero di uova (tali specie vengono dette a strategia r), non prestano cure parentali e hanno cicli di vita il più delle volte brevi. Conducono la loro intera esistenza nel dominio pelagico e, se certe specie hanno contatti col fondo, questi si verificano solo per un determinato periodo, solitamente in rapporto alla deposizione delle uova. Molte specie tendono ad aggregarsi in grossi banchi e alcune compiono migrazioni anche di migliaia di km. 
Il banco, a differenza del branco (di cui tutti siamo a conoscenza pensando ad esempio ai grandi branchi di gnu o zebre africane) richiede un rigido coordinamento tra gli individui; difatti, i pesci che lo compongono non stanno solo insieme ma vivono polarizzati fra loro come fossero un unico individuo, e i loro movimenti sono perfettamente sincronizzati. Indispensabile per ciascun individuo è la vista, la quale si tara da una distanza ottimale dall’individuo che sta a fianco e si focalizza su segni distintivi della livrea. Così, il movimento di ognuno è teso a fare in modo che la distanza con il vicino non superi una determinata soglia oltre la quale si romperebbe l’unità del gruppo.
Lo scopo principale del banco è sicuramente la difesa; al momento dell’attacco da parte di un predatore, nella moltitudine che compone il banco, solo uno rischia di divenire vittima, e quell’uno rappresenta la salvezza per l’intero gruppo.
Tra i pesci pelagici più noti vi sono senza dubbio i Clupeidi (aringhe, acciughe, sardine), noti come “pesce azzurro”, dalla larga diffusione e dalle abitudini gregarie. Essi presentano la particolarità di avere la cosiddetta “fototassi positiva“, cioè vengono attratti dalla luce, probabilmente in relazione alla loro nutrizione. Questa loro abitudine viene infatti sfruttata dai pescatori che li attirano con le lampare riuscendo così a catturarne a migliaia in enormi reti da circuizione. 
I clupeidi e tanti altri piccoli pesci pelagici hanno un ruolo fondamentale nella rete trofica marina; fungono da fonte di sostentamento e cibo per organismi più grandi, vale a dire pesci di grosse dimensioni ma anche cephalopodi e cetacei, nonchè l’uomo.
Gli sgombriformi, fortissimi nuotatori, caratterizzati dalla pinna caudale molto sviluppata e incisa profondamente e dal corpo azzurrino fusiforme, rientrano anch’essi nella vasta categoria dei pesci pelagici, nonostante si spostino dal mare aperto alle acque costiere per la riproduzione.
I più grossi rappresentanti di quest’ordine sono i tonni (Thunnus sp.) che possono raggiungere i 3 metri di lunghezza e i 500 kg di peso. Il tonno rosso (Thunnus thynnus) vive un po’ in tutti gli oceani, soprattutto nell’Oceano Atlantico, nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero, prediligendo le acque con temperature che non scendono sotto i 10°C. Durante l’inverno gli esemplari vivono sparsi alla profondità di 200-500 metri mentre nel periodo primaverile, in prossimità della riproduzione, si portano in superficie riunendosi in fitti banchi. Si nutrono di clupeidi e di cephalopodi e sono piuttosto precoci raggiungendo la maturità sessuale intorno ai 2 anni di età.
Purtroppo, il tonno rosso, specie simbolo del Mediterraneo è a rischio estinzione, ed è annoverato tra i pesci più grandi e più preziosi dal punto di vista economico. A causa del suo valore economico, è stato pesantemente vittima della pesca illegale praticata soprattutto nelle sue zone di riproduzione e in generale in tutto il Mediterraneo.  Gli stock sono diminuiti ovunque e in Europa sono stati fissati parametri minimi di pesca al di sotto dei quali non si può pescare, pena multe severe; il 17 aprile 2015 è stato firmato il Decreto per la campagna di pesca al tonno rosso, il quale ha come obiettivo quello di coniugare lo sforzo di pesca con la sostenibilità. 
Il pesce spada (Xiphias gladius), unico rappresentante della famiglia Xiphidae, è una specie pelagica per eccellenza che compie grandi migrazioni in mare aperto ed è diffusa in tutti i mari temperato-caldi, nonchè nel Mediterraneo, nel Mar Adriatico e nel Mar Nero. In Italia è presente in Sicilia, Calabria e Stretto di Messina. Si tratta di pesci di grossa taglia che raggiungono i 4,5 metri e i 400 kg di peso con la classica colorazione più scura sul dorso e più chiara sul ventre. Si spostano lungo le coste durante il periodo riproduttivo, che nel Mediterraneo ha luogo in estate, e si nutrono di una grande varietà di organismi quali sgombri, barracuda, pesci volanti, cephalopodi e molluschi.
Al genere Sphyraena, invece, appartengono diverse specie note con il nome di Barracuda, predatori pelagici tropicali diffusi in quasi tutte le acque calde del pianeta e oggi presenti anche in Mediterraneo a seguito di migrazione lessepsiana. Trattasi di organismi dal corpo molto allungato, dalle lunghe mascelle, dai grandi occhi e da file di denti sporgenti e affilati, hanno una pessima reputazione venendo considerati predatori insaziabili e feroci. In realtà, come tutti i predatori, si nutrono di un certo numero di specie, prediligendo, in questo caso, piccoli pesci e cephalopodi. Al pari degli squali e dei grossi predatori oceanici, vanno lasciati dove stanno e soprattutto vanno protetti se non vogliamo rompere quel delicato equilibrio che la natura ha impiegato milioni di anni per raggiungere. 
Durante la stagione riproduttiva, i barracuda creano numerosi banchi che si muovono compatti e, dopo la fecondazione, le femmine depongono una moltitudine di uova, da circa 5000 a talvolta 300.000.
Abitatori del mare aperto sono anche gli exoceti, noti come “pesci volanti”, muniti di larghe pinne pettorali lunghe due terzi della lunghezza del corpo; nuotano i branchi e sono capaci di compiere balzi anche di 7-8 metri al di sopra della superficie dell’acqua e ricadervi dopo 15-20 secondi di planata. Il salto è dovuto a una forte spinta della coda e ad un colpo delle pinne pettorali.
Sin’ora si è parlato solo di pesci ossei (Osteitti) ma anche i pesci cartilaginei (Condroitti) hanno i loro rappresentanti pelagici. Molte infatti sono le specie di squalo che vivono in mare aperto, spesso solitari, spesso in gruppi, ma pur sempre lontano dai fondali.
Ne è un esempio la verdesca (Prionace glauca) nota anche come squalo azzurro, che è diffusa nel Mediterraneo e in gran parte del mondo, in prossimità della zona epipelagica fino ad un massimo di 350 metri e che manca solo nelle acque più fredde del pianeta; o il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) che con i suoi 7 metri di lunghezza è considerato il pesce predatore più grosso del mondo. Sostanzialmente cosmopolita, è diffuso più abbondantemente in alcune zone del pianeta (Sud Africa, California, Australia), dove è in grado di raggiungere la costa per nutrirsi di foche, otarie e talvolta anche di pinguini. 
I pesci pelagici, dunque, rappresentano una delle categorie di predatori e prede più abbondanti degli oceani; rappresentati da specie tra loro molto lontane filogeneticamente, condividono alcune caratteristiche comuni (forma, idrodinamicità, colorazione), ma soprattutto la capacità e la necessità di vivere in quell’enorme spazio di acqua che li separa dal resto del mondo.

 

Fonti: Biologia Marina (Cognetti et. al 2004)

Biologia Marina (Roberto Danovaro 2013)

Margherita Acs

Margherita Acs, nata a Vercelli il 28 maggio 1986. Laureata in Biologia Marina, ha sempre avuto la passione per la natura e, in particolar modo, per il mare. E’ subacquea Fipsas e istruttrice Fipsas/Cmas di biologia subacquea. Oltre al suo lato “scientifico”, adora scrivere e lo fa da ormai più di dieci anni. E’ autrice di due romanzi di genere fantasy, entrambi pubblicati, uno dei quali “Il Confine” vincitore di un Premio Letterario Nazionale nel 2015. E’ attualmente alle prese con il suo terzo romanzo, ed è giornalista freelance presso la testata locale della sua provincia. Accanita lettrice, i suoi generi letterari vanno dai classici ai fantasy, dai romanzi di avventura ai saggi di grandi esploratori e scienziati.

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