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2017 – benvenuti in tempi interessanti

Questa storia dell’Italia al 77° posto nella classifica della libertà di stampa ha francamente stufato.

Cominciamo con un fattore importante: la libertà di stampa non è quantificabile secondo uno standard preciso; l’indice al quale si fa riferimento quando si parla di queste cose è il World Press Freedom Index, stilato da un’organizzazione chiamata “reporter senza frontiere”.

Questa organizzazione non è composta da maghi, indovini o veggenti: RSF, in giro nei paesi del mondo, raccoglie dati attraverso dei sondaggi chiedendo ai cittadini “quanto è libera la stampa nel tuo paese?”, qualche altro dato indicativo ed il risultato è il nostro World Press Freedom Index.

Questo indice vede il Burkina Faso, la Serbia, la Georgia, la Moldavia e molti altri risultare più “liberi” dell’Italia, il che è assurdo considerando che il Burkina Faso passa da una dittatura ad un colpo di stato e da un colpo di stato ad un attacco terroristico continuamente.

Detto questo, se qualcuno pensava di poter cominciare un 2017 positivo senza quel sapore di 2016 costellato da notizie di palta è stato smentito con sollecitudine.

Beppe Grillo, nei primi giorni dell’anno, lancia una proposta sul suo blog che possiamo riassumere come “giuria popolare per le notizie”.

Facciamo un passo indietro: il 2016 è stato caratterizzato dalla -finalmente pubblica- polemica sulle notizie false che ha visto i grandi player impegnarsi per trovare una soluzione.

Con il solito ritardo di secoli, finalmente il dibattito sulle fake news è arrivato anche all’opinione pubblica nel tardo 2016: basta con le fake news. Il lavoro dei debunker ha finalmente dato qualche frutto.

Bene: che facciamo? Educhiamo le persone all’uso del media? Magari dalle scuole o le università? Ci dedichiamo alla cultura, agli investimenti su di essa o anche solo si forniscono gli strumenti necessari per la verifica delle fonti?

No: servono soluzioni più “frizzanti”.

Ce le propone il presidente dell’antitrust Giovanni Pitruzzella: enti indipendenti dai giornali che rimuovano tutte le notizie giudicate false dal web. Se stai pensando alla censura smettila immediatamente. Anzi, la tua è una notizia falsa quindi la rimuoviamo subito.

Far decidere ad un ente esterno cosa è vero o cosa non lo è (ovviamente influenzabilissimo da un qualsiasi governo e/o associazione) non è una buona idea, è evidente.

Ma c’è di peggio.

Far decidere alla gente cosa sia peggio e cosa no.

È il fulminante colpo di genio di Beppe Grillo che propone questa cosa sul suo blog, descrivendolo come “una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali”.

La gente.

Quella del “e Renzi cosa fa?”, delle scie chimiche, del “e degli altri non ne parlate”, quella del “i vaccini causano l’autismo”. Quella lì, sì.

Indignazione state of mind.

Il problema vero, al di là della cagata in se per far scandalo (perché altro non è, ormai l’abbiamo imparato), è che se ne parla come se fosse una proposta seria. Come se fosse un’idea normale.

Il secondo problema è che se ne parla perché Mentana ha dichiarato immediatamente che avrebbe querelato Grillo, fino ad ottenere le sue scuse. Non va bene che si discuta di questo argomento considerandola una proposta seria e lasciando che monopolizzi il dibattito.

Allo stesso modo non è serio Salvini che dice di voler fare i respingimenti in mare utilizzando le navi della marina militare.

Non sono proposte serie. Sono provocazioni. Come quelle di Trump.

Basta con l’indignazione spicciola, quella da bar.

Questo mese alcune persone, sotto il nome di “Forconi” hanno effettuato l’arresto simbolico di un politico di cui non conoscevano nemmeno il nome. È un po’ il manifesto del nostro mondo contemporaneo, direi.

Balasso affronta questo argomento, dell’indignazione, nel suo discorso di capodanno (qui):

“Non sapete che cazzo fare? Indignatevi! È il nuovo trend. La sola indignazione, per noi, è già azione. Ci sentiamo già degli eroi. Siamo già rivoluzionari, però attenzione: le nostre sono rivoluzioni selettive.”

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