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Moretti – Madame Poulard: le omelette che hanno scomodato gli angeli

Tra le poesie di Moretti del 1971, nella raccolta “Tre anni e un giorno”, una in particolare rappresenta significativamente quel ritmo oscillatorio – tra serio e faceto, tra lirico e lieve – presente all’interno delle ultime raccolte dell’opera poetica Morettiana, che, se non spiccano sempre in fluidità e arguzia, valgono il prezzo del biglietto per quel che riguarda la scelta di alcuni soggetti.

“Madame Poulard” è una cuoca, non una qualunque, ha una sua storia. Ha dato il nome alla ricetta francese dell’omelette alla Poulard, e anche al suo ristorante “La Mere Poulard” con la sua sede storica a Mont-Saint-Michelle, un ristorante all’inizio con pochissimi camerieri e staff tanto che si raccontava che, spesso, la gente andasse via senza pagare. E’ proprio su quella enorme roccia in mezzo al mare che Annette Boutiaut a fine ‘800 partorisce la sua ricetta, trasferitasi lì con l’architetto Corroyer e famiglia, architetto incaricato del restauro dell’abbazia di San Michele Arcangelo, la stessa abbazia che nella nostra poesia tace. Nasce la ricetta, nasce l’amore dell’allora ragazza per Victor Poulard, che le presterà il cognome.
Il segreto della sua ricetta divenne proverbiale, “Non puoi andare a Mont Saint-Michel senza conoscere le omelette de la Mère Poulard” si scriveva sui giornali parigini e probabilmente per questo dovettero passare da lì nomi come Hemingway e Yves Saint-Laurent.

Ma è l’Arcangelo san Michele, quell’angelo custode a cui si può dare del tu, – non il giornale – che, “qui volato dal Gargano in Puglia”, parla al nostro poeta, in una sorta di grottesca annunciazione, delle uova sbattute migliori di Francia, tanto buone da essere divine (da scomodare gli angeli), “come se possedesse un amuleto” , un qualcosa di misterioso, quel segreto, quel qualcosa in più che tutti vorrebbero fosse svelato. Alle richieste lei risponde “Uova, non più che uova!”.

Ma è solo un modo per svincolarsi dagli assalitori, “dalla ressa dei gourmets che ne chiedono il segreto”, al nostro poeta, portato lì dagli angeli, svelerà qualcosa di più, sulle modalità, perché non bastano semplici uova, così come per la poesia – sembra dirci Moretti – non bastano semplici parole.

La ricetta delle omelette alla Poulard potete ora trovarla su internet, leggerne la storia, trovarne le varianti, guardare video di preparazione ma, sono quasi sicuro, che non è lo stesso di leggerla in poesia.

MADAME POULARD

L’arcangelo mi tenta
fin dal mare del Nord. È il mio fedele
Arcangelo Custode, e su la guglia
ancora accenna, ancora mi cimenta,
lui, sempre lui, Michele,
che qui è volato dal Gargano in Puglia.
L’Abbazia tace. È morta.
Ma l’isolotto è desto e fa da scorta
a ciascun paesista o imbrattatele.

Fosti tu a dire d’una certa ostessa,
Madame Poulard, di tutta cortesia,
nota per le frittate in Normandia,
come se possedesse un amuleto;
proprio al Mont-Saint-Michel,
cioè << au milieu des grèves >>,
costei facendo ormai fronte alla ressa
dei gourmets che ne richiedono il segreto.

Non lo svelava come cosa nuova.
Uova, non più che uova!
Uova, diceva, uova di giornata.
Poi disse a me in segreto
qualcosa di più, quasi,
sul salto deferito alla padella.
Come una gherminella,
per noi scrittori il salto delle frasi.

MARINO MORETTI, In verso e in prosa (i Meridiani), a cura di Geno Pampaloni, Milano, Mondadori

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