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Tutto… a un euro

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Ci capita tra le mani praticamente tutti i giorni, ci guarda dritto negli occhi dalla sua dinamica apertura alare, ma forse non ce ne rendiamo conto.

Ha attraversato i secoli (e, chissà, anche più…) e con ragionevole certezza si può dire che la sua avventura ha il sapore di un’eterna immanenza.

Erano i primi anni dell’ultimo decennio del XV° secolo quando Leonardo disegnò il famoso uomo vitruviano.

L’evento coincide –quasi profeticamente- con la fine di un’epoca. O meglio, sembra proprio segnare l’inizio di una nuova era, inizio storicamente attribuito alla scoperta dell’America.

Nasceva così l’Età Moderna.

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L’uomo vitruviano non è un’opera imponente per dimensioni: misura 34,3 x24,5 centimetri, poco più di un comune A4, in pratica.

Ma la sua grandezza non è certo un fatto dimensionale, quanto piuttosto una connotazione profondamente evocativa e simbolico che gli è stata attribuita.

Leonardo decide di rielaborare un antico simbolo astrologico già esistente, quello appunto dell’uomo inscritto nel cerchio e nel quadrato, ma tale sua rielaborazione rappresenterà, come vedremo, una rivoluzione della rappresentazione convenzionale della figura umana.

La revisione delle proporzioni del corpo operata da Leonardo fa di esse agli occhi di molti un emblema non solo di una particolare età artistica, ma di una svolta epocale di ben più ampio respiro che a quel tempo si stava compiendo. E forse di altro ancora.

Homo ad quadratum et homo ad circulum: l’immagine dell’essere umano inscritto in un cerchio o in un quadrato nascono ben prima di Leonardo ma è con lui che il livello di evoluzione del significato e della perfezione proporzionale pare abbia raggiunto il climax assoluto, quel moto perpetuo del pensare che in una sorta di folgorazione inesauribile annuncia senza sosta il potenziale umano.

Sono gli stessi anni in cui Giovanni Pico della Mirandola scrive il “Discorso sulla dignità dell’uomo (Oratio de hominis dignitate)”, che potremmo definire il manifesto del Rinascimento, anche solo per l’incipit:

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“Rispettabilissimi Padri, ho letto, nei testi Arabi, che Abdallah Saraceno interrogato su che cosa, in questa sorta di scena del mondo, considerasse sommamente mirabile, rispose che non scorgeva nulla di più mirabile dell’essere umano.

Con questo detto concorda la frase di Mercurio: «Grande miracolo, o Asclepio, è l’essere umano».”.

E sarà Leonardo, con un potere evocativo che rimarrà insuperato, a dichiarare l’uomo “misura di tutte le cose”, sia dello Spazio che del Tempo, proprio con suo uomo vitruviano.

L’ uomo vitruviano non ha e mai avrà età: è e sarò sempre attuale, moderno. Anzi, avvenieristico.

Ma come nasce e come giunge a Leonardo l’uomo ad quadratum?

Se andassimo a ritroso, non potremmo non soffermarci su alcune tappe evolutive che hanno segnato la sua metamorfosi o che forse che hanno semplicemente dato dinamicità al suo moto circolare, come quello di un uroboro.

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L’uomo inscritto nel cerchio, spesso raffigurato insieme agli elementi dell’universo, ha origini antichissime e compare con una certa frequenza in squisite miniature medievali come simbolo della relazione tra microcosmo e macrocosmo.

Di particolare rilievo iconografico è l’uomo miniato nello splendido “Tres riches Heures” dai fratelli Limbourg per il duca di Berry. Nel capolavoro franco fiammingo del 1412 ad ognuna delle parti del corpo corrisponde un segno dello Zodiaco:

©Photo. R.M.N. / R.-G. OjŽda

E tornando ancora più indietro nel tempo, non si può fare a meno di ricordare il notissimo “Liber divinorum operum” conservato presso la biblioteca statale di Lucca, che rappresenta le visioni di Sant’Ildegarda di Bingen, la mistica tedesca nota per le sue profezie. Tra le diverse tavole miniate l’uomo inscritto nel cerchio compare ancora una volta come simbolo astrologico, laddove è con tutta evidenza rappresentata la teoria tardo-antica che teorizzava l’influenza dei pianeti sull’uomo:

S0015933 Man as the center of the Universe. From "De Operatione Dei", by Saint Hildegard of Bingen (1098-1179, at bottom left). Rupertsburg (Germany), 1200 CE. Cod.lat. 1942, f.9r. Image licenced to Dennis Doyle University of Dayton by Dennis Doyle Usage : - 3000 X 3000 pixels (Letter Size, A4) © Scala / Art Resource

Torna l’uomo iscritto nel cerchio come simbolo del rapporto tra macrocosmo e microcosmo.

Ma Sant’Ildegarda così rappresentata ci dice ancora di più: è esplicita la volontà di correlare strettamente le proporzioni umane a quelle del firmamento stesso: l’uomo risulta esserne il simbolo perfetto.

E Vitruvio?
Perché Vitruvio decide di descrivere le proporzioni umane?

Vitruvio non ci stava parlando di macrocosmo e microcosmo.

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Come architetto e storico vissuto poco prima di Cristo, Marco Vitruvio Pollione nei dieci libri che compongono il corpo del suo celebre “De architectura”, dedicato ad Augusto, tra le altre cose, nel primo capitolo del terzo libro ci ha lasciato un’ampia descrizione delle misure dell’uomo espresse secondo le convenzioni della metrologia antica, proprie quindi della sua epoca.

Vitruvio pone il centro dell’uomo nel suo ombelico (come farà anche Leonardo) e ci descrive come con un compasso ideale puntato su tale centro, si possa definire in un tratto il cerchio in cui la figura sia inscritta, circonferenza che toccherebbe tangenzialmente le dita di mani e piedi aperti. Ed è sempre Vitruvio che ci dice come trovare anche l’homo ad quadratum e non solo ad circulum, esattamente come accade nel quadrato tirato a squadra.

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Il testo di Vitruvio muove da tre concezioni decisive: 1) la misurazione antropomorfica basata sul sistema greco; 2) la geometria, della quale è metafora l’immagine dell’uomo inscritto nel quadrato e nel cerchio; 3) la centralità di alcuni strumenti architettonici (squadra e regolo).
Leonardo “eredita” l’uomo come simbolo geometrico passato attraverso un restyling esoterico, cabalistico, religioso e astrologico, connotazioni molto lontane dal canone vitruviano, che più che un concetto metafisico, ci trasmette una metafora di tradizione tecnica.

Leonardo rielabora l’uomo vitruviano con un intento che sembra essere quello di restituirgli autenticità e cioè con un significato squisitamente artistico.
E’ vero, Leonardo non può aver ignorato le teorie del rapporto tra uomo e cosmo (micro e macro) tuttavia la sua rielaborazione del modello antropometrico vuole essere scientifica e cioè dare la sintesi perfetta di tutte le misure fisiche dell’uomo in modo da permettere all’artista che voglia rappresentarlo, di farlo in modo ineccepibile e perfetto.
Come lo sappiamo?

Dalla lunga e specifica didascalia che Leonardo ha dedicato al suo disegno:

« Vetruvio, architetto, mette nella sua opera d’architectura, chelle misure dell’omo sono dalla natura disstribuite in quessto modo cioè che 4 diti fa 1 palmo, et 4 palmi fa 1 pie, 6 palmi fa un chubito, 4 cubiti fa 1 homo, he 4 chubiti fa 1 passo, he 24 palmi fa 1 homo ecqueste misure son ne’ sua edifiti.
Settu apri tanto le gambe chettu chali da chapo 1/14 di tua altez(z)a e apri e alza tanto le bracia che cholle lunge dita tu tochi la linia della somita del chapo, sappi che ‘l cientro delle stremita delle aperte membra fia il bellicho. Ello spatio chessi truova infralle gambe fia triangolo equilatero »

 

« Tanto apre l’omo nele braccia, quanto ella sua altezza.
Dal nasscimento de chapegli al fine di sotto del mento è il decimo dell’altez(z)a del(l)’uomo. Dal di sotto del mento alla som(m)ità
del chapo he l’octavo dell’altez(z)a dell’omo. Dal di sopra del petto alla som(m)ità del chapo fia il sexto dell’omo. Dal di so pra del petto al nasscimento de chapegli fia la settima parte di tutto l’omo. Dalle tette al di sopra del chapo fia la quarta parte dell’omo. La mag(g)iore larg(h)ez(z)a delle spalli chontiene insè [la oct] la quarta parte dell’omo.
Dal gomito alla punta della mano fia la quarta parte dell’omo, da esso gomito al termine della isspalla fia la octava parte d’esso omo; tutta la mano fia la decima parte dell’omo. Il membro virile nasscie nel mez(z)o dell’omo.
Il piè fia la sectima parte dell’omo. Dal di sotto del piè al di sotto del ginochio fia la quarta parte dell’omo. Dal di sotto del ginochio al nasscime(n)to del membro fia la quarta parte dell’omo. Le parti chessi truovano infra il mento e ‘l naso e ‘l nasscimento de chapegli e quel de cigli ciasscuno spatio perse essimile alloreche è ‘l terzo del volto »

 

Nel “De architectura” Vitruvio descrive separatamente due figure: homo ad circulum homo ad quadratum.

Leonardo ne fa una sintesi geniale in un’unica rappresentazione grafica.

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Sarebbe una spendida scoperta se qualche insegnante illuminato, invece dei soliti esercizi da manuale si divertisse coi suoi “discepoli” a verificare, compasso alla mano, tutte le spettacolari proporzioni geometriche dell’uomo leonardesco, constatandone la perfetta armonia matematica, la bellezza scientifica, la divinità svelata e non per questo meno mistica e ascetica.

Non so quante fotocopie del famoso “atleta” leonardesco subiscano ogni giorno il punzecchiamento di orde di compassi impugnati sui banchi di scuola. Credo poche.
Che peccato.
Non sappiamo se nel disegno di Leonardo dobbiamo vedere altro, se ci stia parlando di qualche messaggio ermetico, occulto o trascendente o se sia il nostro umano bisogno d’infinito che ci spinge a cercare ulteriori significati.

Quando invece l’universo è già in tutte le cose.
Ricordiamocelo, quando oggi ci passerà tra le dita quella banale moneta da un euro.

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– Giovanni Pico della Mirandola, “Discorso sulla dignità dell’uomo (Oratio de hominis dignitate)”, 1486

– Le Très Riches Heures du Duc de Berry, fratelli Linbourg, 1412 ca-1416

– Liber divinorum operum, Ildegarda di Bingen terminato nel 1174

– De architectura, Marco Vitruvio Pollione, 15 a.C.

– “A misura d’uomo” Marco Bussagli (in “Rebis”, vol. 3, anno 2011)

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