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The Young Pope

The Young Pope star: tra provocazione e complessità

The Young Pope non è che al suo esordio. I primi due episodi su 10, di cui la prima stagione si compone, sono andati in onda il 21 ottobre sul canale italiano Sky Atlantic; il terzo e il quarto sono in programma per venerdì 28.
Ideato, sceneggiato e diretto da Paolo Sorrentino, questo prodotto ibrido, metà italiano e metà americano per il cast di cui si fregia, prometteva chiacchiere e rivolte ancora prima della sua messa in onda. Le promesse sono state tutte mantenute.

Ecco che «Famiglia Cristiana» commenta il protagonista come “stonato” ed “irreale”. Beh, sì, stiamo parlando di Jude Law che interpreta un personaggio dichiaratamente inventato: Lenny Belardo che da pontefice sceglie il nome di Papa Pio XIII (l’ultimo storico papa con questo nome, infatti, numera XII ed è morto nel 1958). Il giornale si spinge in spoiler che qui non trovano spazio, ci limiteremo a fare osservazioni di natura estetica e tecnica, tanto per tirare le somme su un prodotto che merita di essere visto nella sua interezza.

The Young Pope e la galleria di personaggi sui generis

Venere di Willendorf

Passiamo agli altri personaggi principali. Una splendida Diane Keaton interpreta Suor Mary, una sorta di “madre adottiva” per il piccolo Lenny che, in veste di Papa Pio XIII, decide di averla con sé nella sua missione come segretario particolare del pontefice.

Silvio Orlando interpreta il cardinale Voiello, segretario di Stato del Vaticano con un’insana passione per la Venere di Willendorf. Ancora nomi del cinema come quello di Javier Càmara (protagonista in film di Almodovar), James Cromwell (attore e regista americano sempre in attività), e un vasto cast che si nutre di grandi scene corali con decine e decine di comparse.
Non una novità per il cinema di Sorrentino, tanto visivo e cerebrale.

Si può infatti parlare a buon diritto di cinema quando una serie tv come The Young Pope viene creata da un regista che ha alle spalle tanta gavetta e tanta esperienza: non per numero di film, quanto per il peso di ciò che ha realizzato. Per quanti detrattori e amanti possa contare, il cinema sorrentiniano si fregia di un’enorme cultura cinematografica che si nutre di se stessa. Visioni d’insieme spettacolari, una fotografia sempre ricercata e visivamente simbolica, una costruzione della scena accurata e densissima, l’occhio decostruisce e ricompone continuamente i singoli elementi e l’universale che si condensa sullo schermo.

The Young Pope

Sul set

Non è possibile tirare le somme così presto di fronte a personaggi che mostrano, nel giro delle sole prime due puntate, manie specifiche, complessità e contraddizioni profondissime, prospettive come prismi multifaccia che rifrangono la luce e nascondono comunque zone cieche. Ma è sicuramente possibile dire che vale la pena di soffermarsi e sospendere il giudizio, almeno finché l’opera non si completi e concluda, fornendoci la possibilità di visione a tutto tondo di un lavoro che si mostra come una scultura a pezzi: finché non ci verrà data la possibilità di passeggiarvi intorno e osservare ogni angolo di buio e di luce, non potremo dire se il lavoro sia completo e ben fatto.

Nel frattempo gioiamo delle interpretazioni di attori di grande maestria e di un regista che, se spesso sembra autocompiacersi della propria arte e dei propri mezzi, senza dubbio sa cosa fare e come farlo: un’immensa opera d’arte che riempie gli occhi, vedremo alla fine se saprà soddisfare anche le aspettative.

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