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Tempi di crisi? Cercasi disperatamente un socio d’affari!

Prima regola per il successo professionale è quello di lavorare con persone che condividono i tuoi obiettivi, le aspirazioni e gli stessi interessi e, soprattutto, che hanno le stesse competenze e doti comunicative, altrimenti se non ci si capisce il fallimento è immediato. Quando ci si mette in società con qualcuno è necessario scegliere la persona giusta per il business che vogliamo intraprendere con questo soggetto: l’opzione non è così scontata e richiede una serie di valutazioni oculate che richiedono del tempo. Un valido quesito che dobbiamo chiederci è: “Che tipo di competenza e di persona vogliamo accanto a noi per coltivare la nostra idea imprenditoriale?”. Se vogliamo lavorare in team con uno o più soci, è rilevante che questi coltivino dei sogni comuni con noi ed abbiano a disposizione delle risorse economiche e finanziarie, se devono finanziare il progetto di business.

Quando il socio è un amico

Ammettiamo che la nostra idea di business imprenditoriale la vogliamo coltivare e sviluppare con un amico di famiglia o d’infanzia, di scuola, dell’Università, quindi con una persona che conosciamo bene o, per lo meno crediamo di conoscerla, una cosa importante per valutare se è veramente la competenza professionale che vogliamo accanto è quella di metterla alla prova. Un semplice test di convivenza, domande psicologiche e trabocchetto sono degli escamotage utili per poter veramente analizzare il profilo dell’amico/a perché nel mondo degli affari è bene essere chiari ed a non farsi dominare dagli altri. Se siete troppo uguali, in effetti, è controproducente per entrambi gli aspiranti soci, si finirebbe sempre con il lasciare tutto stare, a non contraddirsi mai, a non essere uno stimolo l’uno per l’altro compromettendo inevitabilmente l’impresa e la sua vita. Se siete entrambi troppo diversi con vedute della vita differenti, con interessi e competenze non complementari, allora sicuramente è un fallimento già in partenza, meglio non intraprendere nessun rapporto lavorativo ma rimanere solo ed esclusivamente amici per la pelle. Se siete entrami timidi e vergognosi, in effetti la società rimarrebbe solo ed esclusivamente fine a sé stessa e non potrebbe beneficiare delle relazioni preziose con il mondo esterno e circostante. D’altronde, la disciplina economico-aziendale ci insegna che ogni azienda è dotata di vita propria ma, pure di vita riflessa, nel senso che l’azienda vive e cresce in un ambiente competitivo e sociale e deve per forza di cosa sapersi rapportare con la pletora di stakeholders che nutrono interessi per la stessa. Se il socio è un amico di scuola con competenze e studi complementari e trasversali ai nostri, sicuramente è un buon là di partenza per iniziare a tessere qualcosa di veramente costruttivo e che possa apportare valore per entrambe le parti e per il bene azienda.

Quando il socio è un collega di lavoro
Il socio che vogliamo al nostro fianco potrebbe essere un collega conosciuto sul posto di lavoro, in ufficio, in azienda presso la quale lavoravamo entrambi e per, sopraggiunte cause esterne, come la chiusura dell’impresa, o per altri motivi, ci siamo ritrovati a mettere in piedi un’idea di business che può, per certi versi, essere una continuazione di quello che, per anni, abbiamo svolto ed imparato. L’azienda che vogliamo costruire è un “contenitore” in cui porre le nostre competenze e le nostre esperienze comprovate, vogliamo fare un “matrimonio d’affari” perché ognuno di noi sa quanto vale sul posto di lavoro. In questo caso, è bene che il collega lo si valuti non tanto per le competenze possedute che, in fin dei conti, le conosciamo e le abbiamo valutate più volte ma, dobbiamo valutare la sua propensione a lavorare in autonomia e con un certo livello di rischio intrinseco nello svolgimento dell’attività imprenditoriale. Se il collega è poco propenso ad assumersi i rischi ed è alla ricerca di uno stipendio per portare a casa un pezzo di pane ogni mese beh, allora non è la persona giusta. Se il collega è una persona preparatissima ma troppo “parolaio”, nel senso che punta troppo in alto e fissa obiettivi irrealistici, sicuramente ciò è controproducente perché farebbe perdere di vista la realtà e le linee strategiche che si devono e vogliono perseguire.
Quando il socio è uno sconosciuto
Un vero question mark, non lo conosciamo per nulla: non conosciamo il suo profilo professionale, personale, caratteriale, le sue aspirazioni, i suoi interessi. In questo caso, è ancora più difficile individuare se si tratta della persona giusta ed adatta per coltivare il nostro sogno imprenditoriale: dobbiamo scoprire chi è. Un vero e proprio banco di prova, prima di intraprendere un’iniziativa imprenditoriale con lo stesso, bisogna simulare sul campo le sue competenze professionali e personali per capire veramente chi sia, come gestisca le situazioni ed i conflitti, quali sono le sue aspirazioni e, soprattutto se è in grado di lavorare in team e sia dotato di empatia.

Quando il socio è il coniuge/convivente
Succede più spesso di quanto si possa pensare, oltre a condividere il letto, si condivide l’azienda, la scrivania ed il patrimonio. Con la crisi economica ed occupazionale, da una statistica svolta dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza è scoppiata la bolla delle coppie d’imprenditori che, oltre ad essere una coppia coniugata e/o di fatto, è una coppia di soci, d’imprenditori che condividono un progetto ed un’attività di business. Sono ben 930.000 le coppie che si sono impegnate non sono sentimentalmente ma, pure dal punto di vista professionale e solo il 4.3% delle stesse, per difficoltà economiche, hanno rotto il rapporto non solo affettivo ma, pure imprenditoriale.

 

Che dire? Indiscutibile è il fatto che, con la crisi economica, il numero di Partite Iva sia esponenzialmente aumentato e la ricerca di un socio per condividere il business è una ricerca che deve essere gestita oculatamente, in ogni situazione per evitare di porre a repentaglio il progetto imprenditoriale.

 

 

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