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Ricerca Italiana, chi è senza peccato scagli la prima pietra

I buoi (cervelli) continuano a scappare, ma nessuno sembra intenzionato a chiudere la stalla.

Questa è la triste situazione in cui si ritrova oggi la ricerca in Italia. Ogni anno 3 mila ricercatori migrano all’estero per cercare lavoro [1]. Si potrebbero elencare decine di ragioni socio-culturali che alimentano questa migrazione, ma il motivo principale è uno: in Italia si investe poco in ricerca. Troppo poco.

 

Schermata 2016-09-04 alle 22.37.42Non stupisce che nell’ennesima classifica europea, l’Italia rappresenti ancora una volta il fanalino di coda dei paesi più sviluppati: confrontando la spesa annuale in ricerca degli stati europei rapportata al PIL (prodotto interno lordo), l’Italia è al sedicesimo posto con un misero 1,26% (Germania 2,85%, Francia 2,23%)[2]. Dato ancora più scoraggiante se si considera che nel 2002 il Consiglio Europeo di Barcellona ha fissato al 3% del PIL la soglia minima di investimento di ciascun paese in ricerca al fine di garantire un’economia europea “dinamica e competitiva” [3]. Soglia che al momento appare lontanissima per il nostro paese, per la precisione distante 27 miliardi di euro annui! (Ne basterebbero 11 per raggiungere almeno il 2% del PIL, valore medio europeo). Purtroppo all’orizzonte non sembra esserci nulla che vada in questa direzione. Eppure l’Italia, che continua a trovarsi intrappolata nelle spire di una crisi economica che non dà segni di tregua, è lo stato europeo che avrebbe maggiormente bisogno di un forte investimento nella ricerca per favorire la competitività e l’innovazione.

La situazione è seria, non è la solita autocommiserazione all’italiana. Se ne è accorta anche Nature, la rivista scientifica più prestigiosa al mondo, che il 4 febbraio 2016 ha pubblicato una lettera firmata da 69 scienziati italiani [4]. “Gli scienziati invitano l’Unione Europea a fare pressione sul Governo Italiano” si legge “perché finanzi adeguatamente la ricerca in Italia e porti i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza”. E’ un appello disperato che ad oggi non ha ancora trovato risposte soddisfacenti.

Il 7 febbraio 2016 l’appello è stato pubblicato anche su un noto sito di petizioni online, Change.org, al fine di raccogliere più firme possibili per richiamare l’attenzione della politica sulla delicata situazione [5]. Anche il guru della divulgazione scientifica, Piero Angela, è intervenuto tra gli altri a sostegno della petizione, paragonando il sistema-ricerca italiano ad “una macchina con dei bravi piloti, ma senza benzina”.

Nonostante l’incredibile mobilitazione del mondo scientifico, però, a sette mesi di distanza, solo 74 mila firme sono state raccolte. Un numero esiguo. Soprattutto se accostato, ad esempio, alle 732 mila firme ottenute dalla petizione per annullare la penalità assegnata a Valentino Rossi nello scorso campionato.

Come detto, la situazione è critica, ma di chi è la colpa? Se la ricerca è in ginocchio di chi è la responsabilità? Sicuramente della politica che non agisce per il bene del paese, ma forse anche noi siamo colpevoli in qualche modo. Se gli italiani sono maggiormente preoccupati per l’esito del campionato mondiale di MotoGP rispetto al futuro del proprio paese, la politica non può che rispecchiare questa mancanza di lungimiranza e di saggezza.

Giovenale scriveva nella Satira X che il popolo vuole solo due cose: “panem et circenses” (pane e giochi circensi). Per governare Roma e ottenere il consenso bastava far tacere i malumori del popolo con elargizioni di grano e spettacoli pubblici. I giochi circensi di oggi si fanno su un mezzo a due ruote, ma a parte questo la situazione non sembra cambiata molto.

La politica ha sempre cercato facili consensi, è la sua natura. Ma non dimentichiamo che il consenso lo diamo noi cittadini. Siamo noi i responsabili della natura del consenso, non la politica. Questa è un grande fardello che non va mai sottovalutato, nemmeno quando firmiamo una petizione.

 

[1] http://www.repubblica.it/scuola/2016/01/25/news/mappa_cervelli_in_fuga-134098899/

[2] http://www.istat.it/it/files/2015/12/11-Ricerca-innovazione-Bes2015.pdf

[3] http://ec.europa.eu/invest-in-research/action/history_en.htm

[4] http://www.nature.com/nature/journal/v530/n7588/full/530033d.html#author-information

[5] https://www.change.org/p/salviamo-la-ricerca-italiana