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Quadri brutti a tema noioso: un’apologia

“Preferisco leggere gli autori morti ai viventi, perché il tempo divide il frumento dalla pula” (Virginia Woolf). Questa frase mi è sempre piaciuta perché credo segnali una caratteristica centrale della storia.  Il tempo è un meraviglioso setaccio che trascina nella memoria alcune cose mentre altre le relega all’oblio.

Questa è una verità tanto della storia quanto della letteratura e vale ovviamente anche per la storia dell’arte. Si potrebbe obbiettare che non necessariamente l’azione del tempo privilegi solo la qualità. Come che sia, la memoria storica è una selezione di fatti passati, che ne privilegia alcuni “dimenticandone” altri.

Può accadere quindi di esser stati in vita i favoriti della regina Vittoria ed aver conosciuto il più assoluto oblio postumo. È il caso di Edwin H. Landseer. Provate a cercare su Google “Landseer”. I risultati principali riguarderanno esclusivamente cani. Questo perché il Landseer è una razza canina che prende il nome proprio dal pittore inglese.
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Cos’ha fatto di così orribile Landseer da esser ricordato solo come colui che ha dato il nome ad una razza canina, che sarebbe un po’ come ricordare Cesare Pavese come quello della via! Insomma Landseer è comunque l’autore dei Leoni di Trafalgar Square che fanno la guardia all’ammiraglio Nelson. Ci sono almeno due ragioni che spiegano il “comportamento” di Google.

In primo luogo Landseer dipinse una quantità incredibile di cani; cani che corrono, cani in posa, cani in ambientazione domestica, cani durante una battuta di caccia, cani che dormono, cani che posano di tre quarti, e ancora cani, cani, cani.

Dignity and Impudence 1839 Sir Edwin Henry Landseer 1802-1873 Bequeathed by Jacob Bell 1859 http://www.tate.org.uk/art/work/N00604

Il pittore inglese è interessante anche per un secondo motivo. Landseer dipinse quadri brutti! Nessuno si interessa più a questo pittore perché ai nostri occhi i suoi quadri non sono più belli né interessanti.

La parola “bello” è ovviamente provocatoria perché presta il fianco al solito dibattito sulla soggettività del gusto. In questo frangente ad esempio dovremmo sottolineare che la soggettività del gusto sia una soggettività storica e collettiva. A noi – comunità di persone che frequentano le mostre, si interessano di storia dell’arte ecc. – Landseer non piace più. I suoi quadri sono brutti.

Questa verità gode dell’autorità suprema del nostro tempo: il motore di ricerca. Eppure non sono d’accordo. Mi sono imbattuto in Landseer nella preparazione del precedente articolo. È Danto in Artworld a chiamare in causa il pittore, come espressione di quella teoria per cui l’arte è un’imitazione della realtà.

Il curatore dell’edizione italiana dell’articolo, ci informa nelle note che il pittore godette “di grande successo in vita (ma in seguito accreditato solo presso i collezionisti amanti delle raffigurazioni di animali) passa per essere un campione del peggior gusto dell’epoca”.

Detto altrimenti: un autore di quadri brutti a tema noioso senza alcuna rilevanza artistica o culturale. Ma è davvero questo il giudizio finale che dobbiamo dare dell’opera di Landseer? Incuriosito dal modo in cui veniva liquidato il pittore sono andato a sfogliare la galleria delle sue opere e più scorrevo e più avevo l’impressione che ci fosse qualcosa di particolare nei suoi quadri, che non fossero solo quadri brutti.
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I cani di Landseer sono strani. Hanno espressioni strane. I cani di Landseer sono umanizzati, gli atteggiamenti con cui vengono rappresentati rispondono a quella logica da cui le persone non sembrano potersi esimere di attribuire caratteristiche umane ai cani.

Non solo, Landseer va oltre la semplice raffigurazione di cani con espressioni umane, ritraendoli addirittura nelle pose in cui si ritraggono normalmente le persone. E così ci troviamo difronte ad un quadro come A Jack in Office in cui un Jack Russel fuma corrucciato la sua pipa. O come A Distinguish member of Humane Society dove il titolo dell’opera fa presupporre tutto tranne che il soggetto dipinto sia un cane e che questo abbia realmente un atteggiamento distinto!

Il risultato è innanzitutto divertente, soprattutto perché il pittore gioca molto con i titoli per ottenere un effetto comico. Questo tuttavia passa ben presto in secondo piano, perché la frequenza con cui ricorrono queste rappresentazioni rende ancora più enigmatici i quadri del pittore londinese. Perché far fare ai cani, e agli altri animali, quello che normalmente fanno le persone? Qual è il senso di un quadro come The Monkey Who Had Seen the World (1827)?

6-the-monkey-who-had-seen-the-worldUna scimmia abbigliata come un aristocratico inglese, con tanto di ritratto della donna amata al collo, con aria sprezzante non degna nemmeno di uno sguardo la scimmia che cerca di attirare la sua attenzione tirandogli la manica della giacca. Sullo sfondo altre scimmie, sembrano intimorite dalla dignità della scimmia metropolitana; insomma, non hanno guadagnato nemmeno la posizione eretta questi bifolchi!

Occorre notare che il dipinto anticipa di circa trent’anni l’Origine delle specie (1859), e che quindi non può esserci alcun riferimento esplicito alla teoria dell’evoluzione darwiniana.

Come spiegare l’utilizzo degli animali da parte di Landseer?

Credo che un modo per venire a capo dell’enigmaticità di questi dipinti debba innanzitutto prendere le distanze dall’interpretazione che Danto ci propone. L’iperrealismo di Landseer è innanzitutto un’operazione allegorica, in cui si rispetta la fedeltà formale e stilistica alla realtà opponendo però a questa una scelta di contenuti che rendono comico se non assurdo l’intero impianto figurativo.

Landseer in altre parole è un pittore politico, il favorito della diciottenne regina Vittoria, fu il portavoce di una propaganda visuale dai temi sfacciatamente moraleggianti; una cultura di regime, promossa dalla nazione europea che si apprestava a diventare la più grande potenza mondiale e che sentiva il bisogno di legittimare a se stessa l’atteggiamento di sprezzante superiorità che sosteneva nei confronti delle popolazioni asservite in Asia, Africa e Oceania.

Sarebbe sbagliato infatti interpretare l’aristocratica scimmia in maniera negativa. Siamo noi che nel XXI secolo interpretiamo quella scimmia come la protagonista negativa del dipinto, e questo dipende dall’accezione negativa che ha assunto il termine aristocratico per noi e che ha significato storicamente una crisi dell’orizzonte culturale rappresentato proprio dall’Inghilterra vittoriana e dalle aristocrazie europee in generale, con il loro classismo, la loro ipocrisia e il loro moralismo, qualità negative che non erano tali per gli inglesi dell’epoca vittoriana, per lo meno non negli anni ’30 dell’800.

Landseer, Edwin Henry; A Highland Shepherd's Home; Government Art Collection; http://www.artuk.org/artworks/a-highland-shepherds-home-28652

È emblematico in tal senso il dipinto A Highland Shepard Home. Qui i cani sono rappresentati nella loro mimica naturale, sono scarsamente umanizzati, ma mantengono una scoperta funzione simbolica. Il cane veglia sul neonato che esplode di salute, così come l’uomo veglia sulla sua famiglia, analogamente al modo in cui l’Inghilterra veglia sul suo popolo, garantendone la prosperità, la ricchezza e la tranquillità. Popolo che ovviamente è rappresentato dalla pecora adagiata ai piedi della famiglia, in atteggiamento sottomesso.

Si confronti una scena popolare come quelle de I mangiatori di patate (1885) di Van Gogh. Siamo a circa cinquant’anni di distanza e non facciamo fatica a capire quanto fosse mutata la situazione sociale e culturale in Europa, così come non si fatica a capire le ragioni della disgrazia in cui cadde la memoria di Landseer.6-van-willem-vincent-gogh-die-kartoffelesser-03850

L’ipotesi di Landseer come pittore politico, è in grado di rendere conto anche del modo in cui raffigura i cani?

I cani rispondono all’esigenza di scegliere dei soggetti tranquillizzanti per il pubblico. Solitamente i cani abbaiano, ringhiano e fanno anche cose violente, ma non questi. I cani di Landseer hanno sempre un’espressione serena e dignitosa. Potremmo addirittura spingerci ancora oltre, e sostenere che questo atteggiamento verso la natura sia una reazione all’elogio romantico della crudeltà selvaggia della natura.

Non nell’Inghilterra di Landseer, qui la natura è addomesticata, è al servizio di un’umanità in armonia con l’ambiente naturale, e questo è rappresentato dal cane, suo miglior amico, così come la scimmia è l’animale che gli somiglia maggiormente, addomesticati e rappresentati in pose umane per renderli più famigliari e rassicuranti.

Dal punto di vista stilistico formale questo è rappresentato dalla centralità dei soggetti. L’azione si svolge sempre al centro, i lati sono sempre lo sfondo dove non accade nulla. Visualmente il messaggio dev’essere limpido, non può essere distratto da una narrazione troppo complessa.

In conclusione, l’arte, anche, e forse soprattutto nelle sue brutture, è sempre il prodotto di un contesto storico e culturale. L’arte è creazione di una memoria collettiva e storica ed è per noi, che non possiamo rivivere quel tempo lo strumento attraverso il quale possiamo accedere alla visione del mondo propria di un popolo, di un gruppo di persone, di in individuo.