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Pompeii: la città dei record e del turismo

Pompeii: la città dei record e del turismo

È alla testa dei siti più visitati d’Italia, preceduta solo dal Colosseo e quest’anno ha superato il proprio record di visite, arrivando a rompere la barriera dei 3 milioni di visitatori a poco meno di due mesi dalla conclusione dell’anno: il sito degli scavi di Pompei è una delle più grandi attrattive italiane a livello mondiale.
Se non tutti conoscono la sua storia nel dettaglio, farà bene un breve ripasso.

Gli ultimi decenni di vita di Pompei: le forze della natura come nemiche

Pompeii fu fondata nel IX secolo a.C., entrando ufficialmente nella lista dei municipia romani, conferendone la cittadinanza ai suoi abitanti, nell’80 a.C.
Negli ultimi decenni, la città fu colpita da due eventi naturali estremamente sfavorevoli, di cui l’ultimo le sarà fatale.

Il primo riguarda un terremoto avvenuto il 5 febbraio del 62, con epicentro nella vicina Stabiae, che causò crolli e numerosi danni, soprattutto per un calo repentino del commercio che subì un arresto a causa della paura diffusa. L’attività principale di questo periodo diventa la ricostruzione e, così, Pompeii si trasforma in un cantiere: su questo terreno fertile attecchisce la speculazione edilizia, dove molti si arricchirono con gli affitti e le gare d’appalto per i lavori di restauro.

Pompeii: la città dei record e del turismo
Quanti rivedano nei nostri antenati comportamenti umani odierni, riflettano sulla gattopardesca affermazione che recita «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Tutto è cambiato, tutto è rimasto com’è.
Ma per tornare ai nostri pompeiani, ebbene, era ancora in corso la ricostruzione che seguiva gli eventi del terremoto quando, in un giorno compreso tra agosto e novembre del 79, lo «sterminator Vesevo», il Vesuvio, eruttò in maniera violenta, ponendo fine alla città di Pompeii e altri centri vicini. Sepolta sotto metri di materiali vulcanici, la vita fu come bloccata per sempre in quel giorno fatale: da tutto il mondo arrivano turisti curiosi di vedere i famosi “calchi“, ottenuti attraverso colate di gesso o cemento, come una riproduzione in 3D che permette di assistere all’ultimo istante di vita di esseri umani e animali, o di recuperare forme e stravaganze degli oggetti che molti portavano con sé nell’ultima, disperata fuga.

Gli Scavi della Pompei di oggi

Gli scavi ebbero inizio nel 1748, per volere di Carlo III e proseguirono con più vigore solo nei decenni successivi. Ad oggi è la città romana che si è conservata meglio nei secoli: visitare gli scavi di Pompei significa avere l’opportunità di passeggiare per le stesse strade che i pompeiani percorsero per secoli, potendo osservare dal vivo le tracce del passaggio dei carri sulle strade; le domus (case romane) dove i pompeiani abitavano o dove si recavano per acquistare cibo o vino; i loro templi e i teatri o, ancora, il grande anfiteatro dove avevano luogo giochi circensi e scontri di gladiatori.

I record di Pompeii. Arte, contraddizioni e il Gioco del quindici

Pompeii: la città dei record e del turismo

Dario Franceschini, ministro della cultura, lo ha reso noto la scorsa settimana attraverso un tweet, seguito dal commento di Renzi “qualche anno fa [Pompei] faceva notizia solo per i crolli, mentre oggi è il simbolo della ripartenza del nostro paese”.

Che sia un simbolo di riscatto, beh, di questo si può certo dubitare nel momento in cui ci si sporge leggermente oltre l’impressione di quello che è diventato un paravento semitrasparente e che assomiglia, ormai irrimediabilmente, al Gioco del quindici. Ve lo ricordate? Non si vede più in giro ma aiuterà a spiegare meglio la situazione.

Una tabellina di forma quadrata, divisa in quattro righePompeii: la città dei record e del turismo per quattro colonne, con 16 posizioni e 15 tesserine quadrate numerate progressivamente. Le tessere possono scorrere in orizzontale o in verticale, scopo del gioco è riordinare le tessere dopo averle mescolate. Ecco, dunque, Pompei assomiglia proprio a questo gioco: le case sono chiuse e riaperte, nuove inaugurazioni significano chiusure di altre case (magari riaperte da poco) per mancanza di personale, vengono “rimescolate”, finché le tesserine, pardon, le domus tornano al loro ordine principale. I turisti magari neanche se ne accorgono, questo gioco di matematica lo fanno solo i grandi, loro sono i bambini che si meravigliano di fronte alla straordinarietà di una città romana che rivive intatta sotto i loro occhi. Ma come dargli torto? In che modo si può prestare attenzione a certe cose quando c’è così tanta bellezza che aspetta solo di essere fotografata?

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