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Polpo dagli anelli blu: meraviglioso quanto letale

Chi ritiene che un animale, per essere pericoloso e potenzialmente letale per l’uomo, debba avere grandi dimensioni, artigli affilati, denti aguzzi, aspetto minaccioso e per niente affascinante, si sbaglia di grosso, oppure ha visto troppi film di fantascienza.
La natura, infatti, si è dimostrata molto abile e “fantasiosa” nell’aver dato vita a creature dall’aspetto attraente, dai colori sgargianti e dalle più svariate dimensioni e forme. Molto spesso ci imbattiamo in animaletti di dimensioni esigue, a volte così piccoli da non essere nemmeno scorti dal nostro occhio “poco allenato”.  E il più delle volte, quegli stessi animaletti dall’aspetto tutt’altro che intimidatorio si rivelano invece pericolosi e addirittura mortali al semplice contatto con noi, così sensibili e mal adattati all’ambiente naturale. Un esempio, ma ce ne sarebbero davvero migliaia, è rappresentato dal polpo dagli anelli blu, Hapaloclaena lunulata, un piccolo cefalopode che non supera solitamente i 5 cm di lunghezza e che sarebbe anche piuttosto visibile se non fosse maestro del mimetismo, come la maggior parte degli esemplari del suo stesso gruppo tassonomico.httplh6-ggpht-com-lavjjmfjjhgutudppruo7iaaaaaaaalqe7361mmcibqqimage_thumb%25255b6%25255d-pngimgmax800
Essendo particolarmente adattato al mimetismo, grazie alla presenza dei cromatofori, speciali cellule presenti in tutti i cefalopodi che permettono loro di cambiare colore e di renderlo del tutto simile all’ambiente circostante, non è facile da incontrare, o meglio, può capitare di sfiorarlo con una pinneggiata o di passargli al fianco e ignorarlo totalmente, essendo lui stesso immobile, magari su di una roccia alla quale assomiglia alla perfezione.
Perché, dunque, chiamarlo “polpo dagli anelli blu”? Ecco che si svela il motivo del suo nome e della sua peculiarità. Nel momento in cui il polpo si sente minacciato, in presenza di un eventuale predatore ad esempio, il suo corpo morbido muta colore e mette in mostra una sessantina di splendidi anelli dal colore blu iridescente, del tutto impossibili da non notare.
Si tratta, ovviamente, di un meccanismo di difesa che il piccolo cefalopode adotta per evitare di essere mangiato. In natura, infatti, la presenza di colori sgargianti quali il rosso, il giallo, il verde, il blu, indica un “segnale di allarme”, una sorta di avvertimento che gli animali stessi dispongono se organismi velenosi, tossici o poco appetibili. In molti casi, peraltro, gli animali sono realmente tossici e il colore avvisa gli altri a non avvicinarsi.
Senza dover per forza andare a cercare animali molto lontani dalla nostra abituale conoscenza, basti osservare una vespa e i suoi colori giallo e nero per darci conto di quanto detto.
Tornando al nostro piccolo polpo, esso è dotato di questo segnale d’allarme che mette in mostra in presenza di una minaccia. Un sub, ovviamente, potrebbe rappresentare un pericolo per lui, un predatore, magari. In realtà, la minaccia è il polpo stesso, almeno per noi, poiché dispone di un veleno così potente da uccidere un uomo in pochi minuti.httpi56-tinypic-com214pjtk-jpg
Attraverso il morso, infatti, il polpo dagli anelli blu inocula una saliva altamente tossica, contenente la tetrodotossina, presente anche nel pesce palla e in altri pesci della stessa famiglia, che si ritiene essere una delle più potenti di tutto il regno animale, tanto da far rientrare la specie in questione tra le top 10 delle più pericolose.
La tetrodotossina blocca i canali del sodio, indispensabili per la conduzione dei segnali nervosi, portando a morte per paralisi e blocco cardio-respiratorio (Le biotossine degli organismi marini – Cariello L., Chiretti F.).
Generalmente il polpo utilizza questa sua arma letale per predare gli organismi di cui si nutre, quali granchi, paguri o altri piccoli crostacei, ma se per caso tra il suo becco ci finissero le nostre mani, ci resterebbe poco tempo per pregare o per maledire quell’angusta creatura. Non si tratta di animali minacciosi, sono infatti pacifici e tendono a nascondersi e a evitare il confronto con qualsiasi altro organismo, appiattendosi o assumendo gli stessi colori del substrato. Gli incidenti avuti con l’uomo sono la conseguenza di un accidentato calpestio o di provocazioni volute.
Come si può notare dagli episodi di morte verificatisi effettivamente a seguito del morso di Hapaloclaena lunulata o di specie molto affini, i rischi di venire uccisi dal polpo sono davvero molto bassi e gli incidenti sporadici. Tuttavia, non bisogna mai sottovalutare le possibilità che un subacqueo o un semplice bagnante delle acque indopacifiche abbiano di incontrare la specie in questione. Amando anche le acque basse e limpide, non è raro trovarli in pozze di scogliera, luoghi quindi molto accessibili a chiunque, compresi bambini che osservano curiosi gli abitanti degli scogli.
La tossicità della tetrodotossina venne accertata per la prima volta da James Cojames-cookok, il navigatore ed esploratore britannico che per primo raggiunse l’Australia nonché svariate isole e arcipelaghi dell’Oceania. La sua ciurma, infatti, dopo aver consumato carne bianca di pesce palla, diede ai maiali, presenti a bordo, i resti del pasto, quali fegato, gonadi e pelle, e il mattino seguente i suini vennero ritrovati morti.
Benché anche gli uomini vennero in parte intossicati dalla quantità esigua di tetrodotossina accumulata nelle carni dei pesci (alcuni accusarono disturbi quali vomito, diarrea e difficoltà respiratorie), la maggior concentrazione di questa era presente in quelle parti mangiate dagli animali, tanto da risultare letali.
Non esiste antidoto contro il morso dell’Hapaloclaena lunulata, l’unica eventuale possibilità di salvezza è rappresentata dalla respirazione artificiale. La tossina, infatti, causando morte per arresto cardio-respiratorio, porta a un’inevitabile morte per asfissia, ma se si continua a fornire aria al malcapitato, c’è qualche lieve speranza che questo possa raggiungere in tempo un ospedale ed evitare una morte agonizzante. Occorrono 24 ore prima che la tossina venga espulsa completamente dall’organismo e questo rende una chiara idea di come non sia semplice lottare contro quest’arma letale.
Molto simile e quasi indistinguibile, se non agli occhi dei più esperti, è il polpo dagli anelli blu meridionale, Hapaloclaena maculata, un po’ più grande dell’altro, considerato da alcuni l’animale più velenoso al mondo.

Dal corpo ruvido al tatto e ricoperto di rughe, questa specie vive indisturbata lungo le coste australiane all’interno di cavità fra le rocce, e mostra, al pari dell’altro, i tipici anelli dal colore blu folgorante accompagnati spesso da una striatura gialla e nera lungo il corpo, messi in mostra, ancora una volta, in caso di minaccia.Exif_JPEG_PICTURE

A detta degli studiosi, quando il polpo si nutre di un granchio o di un’altra preda, costruisce attorno a essa una sacca contenente il veleno che la stessa preda è costretta a ingerire attraverso la respirazione.

Una morte alquanto drammatica poiché, all’atto del respiro, la preda subisce una paralisi che la conduce inevitabilmente a un’agonia per asfissia.
La natura, per quanto sia meravigliosa e ricca delle più affascinanti creature, può essere a volte spietata, spesso crudele, quasi sempre imprevedibile. Le creature piccole e potenzialmente letali esistono, gli antidoti pochi o inesistenti, la morte, in molti casi, quasi certa. Occorre prestare molta attenzione a non calpestarle, a non afferrarle, a non invadere il loro spazio. Dopotutto, quando si tratta di oceano o mare, siamo noi gli intrusi o i semplici “ospiti”; in quanto tali, abbiamo il dovere di rispettare le regole che ci vengono imposte e di non voler superare limiti che non ci sono concessi.

One Comment

  • Davide

    12 ottobre 2016 at 14:54

    Grande Margherita!!Sei mitica, ogni tuo articolo è un’immersione (per restare in “tema” da Biologa marina) piacevolissima.

    Davide

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