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Pion Coiffé


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Notte.

Il blu mistico richiude il suo mistero d’alghe dietro la lama della prora.

Sono l’alabastro e l’onice a lottare la silenziosa danza delle ore.

Lo sguardo in tralice di un cavallo abbattuto si spegne sul velluto di porpora, mentre la muta avanzata del giullare sbriciola la ragnatela dell’esercito nero e s’insinua nella quiete obliqua, finita nell’istante bianco.

Un prisma di luci scintilla il suo vetriolo sulla doppia geometria sempre più sgombra e crudele.

Un lampo dietro l’altro, sono fendenti di carta le pagine di Stefan Zweig, che fa di Novella degli scacchi il suo ultimo racconto, consegnandosi poco dopo al buio definitivo della morte.

Sul transatlantico diretto a Buenos Aires, il campione del mondo di scacchi Mirko Czentovič muove i pezzi contro il dottor B., anonimo autodidatta, costretto dalla prigionia impostagli dalla Gestapo a trovare nella follia salvifica del gioco mentale, condotto sulla scacchiera immaginaria, la via di fuga dalla tortura invisibile che gli è stata inflitta.

Il dottor B. nella cella interiore e neutrale in cui si rifugia dalla sua tangibile prigionia, sfiora l’abisso dell’alienazione.

Ma è una sfida più alta quella che si consuma su quel transatlantico. E’ la partita della barbarie contro l’illuminazione, della bruttura del nulla e del nazismo contro l’umanesimo e l’uomo stesso, che ne uscirà sconfitto.

Zweig non profetizza, narra la storia della disumanità che si stava compiendo attorno a lui in quegli anni, del tentativo da parte del nazismo di annientare gli impulsi e la vitalità dell’intellighenzia austriaca.

Cieco è il modo degli scacchi, hortus conclusus al reale, unica via di esilio dall’orrore esterno, ma al contempo specchio in cui il dottor B. riflette se stesso, in un doppio che lo porta a sfiorare la follia.

Perché a se stessi non si sfugge.

E’ la seconda chiave di lettura offerta da Zweig, che in quegli anni seguiva con ammirazione gli sviluppi delle teorie psicanalitiche freudiane.

Magistrale anche sotto il profilo formale, “Novella degli scacchi” è strutturata sull’espediente del racconto nel racconto: Zweig fa narrare gli eventi da un suo personaggio, creando una molteplicità di prospettive anche opponenti, che ricalcano il conflitto, tema centrale della narrazione.

L’ anno dopo, fuggito lontano, all’altro capo del mondo, Zweig si libererà della vita, senza lasciare in stallo la partita a scacchi col mondo e con se stesso, perché

“niente al mondo è in grado di esercitare una tale pressione sull’anima umana come il nulla”.

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Novella degli scacchi, Milano, Garzanti, 2003.

Stefan Zweig (Vienna, 28 novembre 1881- 23 febbraio 1942, Petropolis)

 

 

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