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Nobel Letteratura 2016 / 2. Ma datelo a Icardi ‘sto Nobel

«Più che una sorpresa, il Nobel per la letteratura a Bob Dylan mi è sembrato un déja-vu. Da anni la cosa era nell’aria, e prima o poi doveva succedere. Doveva succedere, perché era già in sé una notizia. Anche i commenti, le prese di posizione pro e contro e le loro argomentazioni (soliti discorsi su Omero, Saffo, i trovatori…) sono quelli che si potevano immaginare prima ancora che i media dessero loro corpo»[1].

A parlare è Umberto Fiori, uno che si intende di poesia, uno che si intende molto bene di musica. E continua: «Sono convinto che a Dylan importi ben poco del Nobel (andrà a ritirarlo? vedremo); il riconoscimento svedese della sua opera, in realtà, è avvertito come una clamorosa riscossa soprattutto da quelli –pubblico, critici, artisti- che da anni reclamano una definitiva consacrazione della canzone come poesia. Ma io dico: se davvero si pensa che i versi cantati siano per natura più vivi, autentici, comunicativi di quelli scritti per la pagina, perché poi pretendere che vengano qualificati come poesia? Non basta il successo, non bastano i soldi, la fama? Oltretutto, questa rivendicazione avviene in un tempo in cui il prestigio della poesia è sceso ai minimi termini»[2].

fiori_dino

Questa la lucidità, queste le parole di Umberto Fiori. Uno dei maggiori poeti italiani viventi, mai considerato da Stoccolma, senza grande stupore delle folle, senza pagine Facebook dedicate. Senza tutto l’ensamble di leccaculo e trombettieri che in questi giorni fanno staffetta sui social di mezzo mondo per dire che sì, per dire che no.

E la canzone, infatti, con buona pace dei molti che oggi si agitano, che oscenamente abbaiano, la musica, oggi per la prima volta nell’empireo della cultura internazionale, diventa finalmente feticcio letterario, materiale da libro.

La musica, gli chansonnier, i cantautori. L’inferno si era scatenato anche due anni fa, quando, ma forse lo ricordano in pochi, Mr. Tambourine aveva ricevuto la sua prima candidatura insieme a Leonard Cohen e a Robertone Vecchioni. Anche allora si era gridato allo scandalo, lo vinse Modiano e venne il silenzio, splendido a ripensarci adesso, il silenzio per giorni su tutto l’Internet. Il silenzio su Modiano.

Una scelta di campo, quella, di premiare un uomo di penna e inchiostro. Una scelta di campo questa, per creare, dai rigidi finestroni di Stoccolma, un nuovo canone, un nuovo genere letterario: la canzone d’autore.

Tutto materiale da libro. Così oggi i cantanti vincono il Nobel, i calciatori, i pugili, i tennisti scrivono i best seller. Succede così anche a Mauro Icardi, la cui autobiografia (il ragazzo ha ventitré anni) è di fresca stampa dai tipi di Sperling & Kupfer. Si chiama Sempre avanti questo nuovo capolavoro della letteratura mondiale, e sono 168 pagine nelle quali Maurito racconta il passato burrascoso, il futuro luminoso, il difficile rapporto col padre e con i tifosi.

168 pagine di cui il capitano dell’Inter non ha scritto una parola, ma che pure testimoniano precisamente il momento attuale, che lo caratterizzano completamente. La società si affida infatti sempre e solo a intellettuali esperibili, a intellettuali da corsivi, da prime pagine. Questo spiega il fenomeno Gramellini, questo spiega il centometrista Baricco.

bob-dylam

Gli altri, Fiori in testa, se ne vanno mestamente al macero della dimenticanza, così Mauro Icardi pubblica e vende, così un cantautore gigantesco vince il premio Nobel.

La società esperisce quello che consuma, chi è fuori dal consumo sembra essere fuori dalla storia. E allo stesso tempo però sembra cercare ossessivamente la parola poetica, lo fa nei libri dei calciatori, nelle canzoni dei cantanti: «Povera poesia. Non solo tenuta ai margini, ma ridotta a una vizza corona d’alloro da mettere in capo a una rockstar che non ne ha alcun bisogno»[3].

[1] Umberto Fiori, Bob Dylan e la vizza corona di alloro, 17 ottobre 2016, www. Doppiozero.com.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.

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