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L’imprenditoria femminile come fenomeno economico-sociale sempre più rilevante

Gli ultimi anni hanno visto in tutti i paesi occidentali una crescente “femminilizzazione del lavoro”, non solo dipendente ma, soprattutto in quello autonomo ed imprenditoriale. Emblema della conquista che l’universo delle donne è riuscito a ottenere nel tempo con sacrifici non indifferenti, oggi si può finalmente asserire che il “gentil sesso” sia riuscito ad auto-affermarsi ed ad auto-realizzarsi raggiungendo l’apice dell’emancipazione sociale, culturale ed economica.

Outlook sociale ed economico dell’impiego “rosa”

In Italia, negli ultimi quattro decenni, l’iter realizzato in tale senso e direzione è degno di essere oggetto di un’attenta disamina, specie per il pubblico femminile: l’elevarsi dei saggi di scolarizzazione ed il sempre più diffuso “protagonismo sociale” delle donne ha decretato un ampliamento dei campi e degli scenari su cui poter investire le proprie skills e competenze. Fra le varie scelte professionali che una donna può compiere, quella di divenire un’imprenditrice oggi, in questo momento storico, non è solo un’opzione ma, quasi una scelta obbligata in un contesto in cui il lavoro imprenditoriale è un asset positivo, propulsore di ricchezza e di sviluppo dell’economia domestica. In effetti, in Italia, in linea con il resto dell’Europa, l’ascesa delle imprese “rosa” riflette la piena realizzazione delle pari opportunità ed esprime la necessità di affermare la propria autonomia professionale e personale.

I dati quantitativi relativi allo sviluppo dell’imprenditorialità femminile in Italia danno prova e confermano il fatto che l’occupazione e l’imprenditorialità femminile nel nostro paese sono nettamente inferiori rispetto alla media comunitaria. Ancora una volta, l’Italia si colloca come “fanalino di coda”, anche se, passi in avanti sono stati assolutamente fatti e ci fa sicuramente guardare con ottimismo al futuro, facendoci sperare in un rafforzamento strutturale dell’imprenditoria “in rosa”.

 

Quali sono le spinte motivazionali che inducono le donne a creare un’impresa?

In generale, la decisione di qualsiasi soggetto di mettersi in proprio è il risultato “combinato” di un mix costituito da motivazioni e spinte personali, oltre che da condizioni oggettive di opportunità socio-economiche. Il saper creare un proprio disegno imprenditoriale è il frutto di una decisione in cui i fattori contestuali (di natura “esogena”) si integrano con le variabili motivazionali (di natura “endogena”).

Cerchiamo di enuclearle sinteticamente nella tabella seguente:

Variabili contestuali Variabili motivazionali
·         crisi economica,

·         alto tasso di disoccupazione,

·         difficoltà nel reperire un’occupazione,

·         terziarizzazione dell’economia,

·         politiche d’incentivazione alla creazione           dell’impresa,

·         maggiore professionalizzazione delle                 donne,

·         globalizzazione dei mercati

·         desiderio d’autonomia,

·         autorealizzazione,

·         auto impiego,

·         necessità di reddito,

·         volontà di affermazione professionale,

·         ricerca di flessibilità,

·         gestione del tempo,

·         conciliazione vita lavorativa e vita                       familiare

Le peculiarità delle imprese “rosa”

Che cosa identifica un disegno imprenditoriale femminile rispetto alle altre combinazioni economiche presenti sul mercato competitivo? Ciò che caratterizza di più la cultura imprenditoriale femminile e che viene a costituire un elemento pervasivo è l’orientamento alla relazione. Le relazioni sono centrali nel rapporto con il cliente, il fornitore, la comunità di riferimento, i dipendenti, tutto l’universo degli stakeholders. Indiscutibilmente, il capitale relazionale crea valore e successo per l’impresa stessa; proprio in un’epoca di terziarizzazione dell’economia, di crisi e di globalizzazione, il successo delle imprese viene ad essere correlato ad un approccio di marketing relazionale. Questo è sicuramente un punto di vantaggio per le donne ma, dall’altro lato, pesano le difficoltà nell’essere poco manageriali e nell’essere meno visibili rispetto ai colleghi uomini. Proprio questa mancanza di credibilità sul piano socio-economico, relega l’universo femminile nella difficile reperibilità di risorse economiche e di accesso al mercato creditizio. Proprio quest’ordine di motivi, negli ultimissimi anni di post-crisi, hanno condotto le istituzioni politiche ed economiche a sviluppare politiche d’incentivazione e di sostegno economico e formativo all’imprenditorialità femminile come auspicato dal dettato normativo (Legge 215/1992).
Non resta che dire: “Femmine, a noi!”.