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La paura del mondo scientifico ha un nome: Donald Trump

Il mondo scientifico internazionale non è per nulla indifferente alla politica. In particolare a quella della più grande potenza occidentale: gli Stati Uniti. Durante la campagna elettorale americana la Scienza non accetta tattici silenzi da parte dei candidati ed esige chiarimenti in merito a specifici temi scientifici. Non è tuttavia mai accaduto che la comunità scientifica si esponesse in modo esplicito esercitando il proprio endorsement nei confronti di un candidato. Almeno fino a queste elezioni.

La Scienza infatti si è schierata apertamente contro Trump. L’avversione verso il tycoon da parte del mondo scientifico è stata tale da costringere i pochi scienziati sostenitori di Trump a ricorrere all’anonimato in un articolo di Nature del 18 ottobre intitolato “The scientists who support Donald Trump”[1]. Anche Nature stessa ha espresso il suo pieno sostegno ad Hilary Clinton qualche settimana prima del voto, auspicando una sua vittoria: “Hilary Clinton sarà un buon presidente degli Stati Uniti. E non soltanto perché non è Donald Trump” [2].

Perché la comunità scientifica si è opposta a Donald Trump? Fondamentalmente perché ha taciuto su molti temi scientifici, e il poco che ha detto non è piaciuto affatto. Se la campagna di Hilary ha ulteriormente confermato le sue posizioni in parte già note su temi quali l’inquinamento ambientale, la sanità e la ricerca, Trump ha deciso di non includere nella sua agenda un dettagliato programma su specifici temi scientifici. A peggiorare la situazione sono state le dichiarazioni che il magnate newyorkese si è lasciato scappare in diverse occasioni, in particolare sul clima.

Il riscaldamento globale è sempre stato uno dei suoi cavalli di battaglia. D’altronde, contro quale teoria scientifica, se non quella condivisa da tutti i governi mondiali, si può schierare il massimo esponente internazionale dell’anti-establishment? Le dichiarazioni negazioniste di Trump sul cambiamento climatico sono numerose [3].

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Non stupisce quindi che le speranze che Trump possa promuovere azioni atte a ridurre le emissioni di CO2 e a contenere il riscaldamento globale siano pochissime. Anzi, si teme un’inversione di tendenza. Trump ha infatti annunciato di voler uscire dall’Accordo di Parigi, di acconsentire alla costruzione del maxi oleodotto Keystone XL e non ha mai negato di voler rilanciare negli USA l’energia derivante dal petrolio e da altri combustibili fossili [3].

Tuttavia ancora più allarmante è la sua posizione poco chiara su numerosi altri temi di interesse scientifico. Tutto (o quasi) quello che noi sappiamo sulle sue idee in ambito scientifico deriva dalle risposte che ha fornito a 20 domande proposte da Sciencedebate.org [4]. I temi trattati spaziavano dall’esplorazione spaziale all’ambiente, dalla sanità all’energia. Le domande sono state inviate a tutti i candidati, e le risposte ricevute sono state pubblicate online. Un gruppo di scienziati selezionati dalla rivista Scientific American ha analizzato le risposte fornite e ha attribuito un punteggio da 0 a 5 punti [5]. Hillary ha ottenuto un punteggio complessivo di 64, mentre Trump soltanto 7 (una media di meno di 0,4 a risposta). Trump ha infatti risposto ad ogni domanda brevemente, in modo impreciso e poco chiaro. Hillary ha fornito risposte lunghe 310 parole in media, Trump solo 95. Hillary 3 volte ha fornito specifiche somme di denaro intenzionata ad investire per l’ambiente, per la cura dell’Alzheimer e per combattere la dipendenza da droga ed alcol, Trump nessuna [5].

Fra tutte le risposte del tycoon impressiona lo scarso interesse sul tema vaccini: solo 38 parole che non bastano di certo ad allontanare le agghiaccianti dichiarazioni di qualche anno prima: “L’incidenza dell’autismo è sopra la media – perché l’amministrazione Obama non fa qualcosa per questo autismo indotto dai medici? Non ci perdiamo nulla a provarci” e “Bambini perfettamente sani vanno dal medico, che li pompa con massicce dosi di vari vaccini, poi non stanno più bene e cambiano – AUTISMO. Ci sono molti di questi casi!” [6].

Queste risposte non solo non ci dicono in alcun modo quali siano le vere intenzioni del neo eletto presidente degli Stati Uniti, ma ci suggeriscono quanto poco gli stiano a cuore i temi scientifici.
La vittoria di Donald Trump è stata comprensibilmente uno shock per il mondo scientifico. Numerose sono state le esternazioni di tristezza e delusione da parte di scienziati, professori e ricercatori di tutto il mondo [7].
Tuttavia la comunità scientifica internazionale non intende rassegnarsi.
Le riviste Nature e Science hanno ribadito all’unisono che gli scienziati devono fare in modo di essere ascoltati [8][9]. In primis sul tema dell’immigrazione che, se fortemente limitata come annunciato da Trump, “potrebbe danneggiare e avere immediato impatto su ricercatori ed università”. Viene inoltre chiesto al neo presidente di intraprendere un repentino dietrofront sul tema del cambiamento climatico, rinunciando al rilancio dei combustibili fossili in favore di forti investimenti nelle energie rinnovabili. Nature ricorda di aver definito Trump inadatto alla presidenza ma afferma: “Ora ha la chance di dimostrare che molte persone si sbagliavano. E cercare di provare che le persone si sbagliano, siamo sicuri, è una cosa che Trump apprezza moltissimo” [8]. La rivista Science promette di vigilare attentamente sul suo operato da presidente per vedere “se sarà in grado di trascendere dalla sua retorica iniziale e di trovare il modo di dimostrare che rispetterà e prenderà seriamente la Scienza” [9].
Insomma il mondo scientifico accetta i risultati delle elezioni americane ma non rinuncia ai toni sferzanti nei confronti di Donald Trump. Non assistiamo né al classico inchino nei confronti del vincitore, né ad un “Not my president” in chiave elitaria. E’ chiaro: la comunità scientifica non sperava nella sua vittoria e i risultati dell’8 novembre sono stati una vera e propria doccia fredda. Ma tutto quello che può fare adesso è indicare la strada della razionalità e vigilare sull’operato del neo eletto presidente degli Stati Uniti.

Non posso che riportare le parole finali dell’articolo pubblicato su Nature il 9 novembre: “[Trump] Dovrebbe lasciare i pannelli solari sul tetto. Dovrebbe lasciare l’accordo di Parigi in pace. Dovrebbe lasciarsi alle spalle i suoi comportamenti deleteri e impopolari ed abbracciare la realtà, la razionalità e l’evidenza” [8].

[1] http://www.nature.com/news/the-scientists-who-support-donald-trump-1.20827
[2] http://www.nature.com/news/hillary-clinton-will-make-a-fine-us-president-1.20823
[3] http://www.lifegate.it/persone/news/donald-trump-e-il-riscaldamento-globale
[4] http://sciencedebate.org/20answers#15
[5] https://www.scientificamerican.com/article/grading-the-presidential-candidates-on-science/
[6] http://www.focus.it/cultura/storia/presidente-usa-donald-trump-e-i-grandi-temi-della-scienza
[7] http://www.nature.com/news/how-scientists-reacted-to-the-us-election-results-1.20965
[8] http://www.nature.com/news/science-under-president-trump-1.20966?WT.mc_id=FBK_NA_1611_FHEDSCIUNDERTRUMP_PORTFOLIO
[9] http://www.sciencemag.org/news/2016/11/here-s-some-advice-you-president-trump-scientists

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