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It Follows, il nuovo horror cult di David Robert Mitchell

“It Follows”: la paura c’è, ma non si vede

I film horror funzionano quando fanno leva sulle nostre paure ancestrali, quelle recondite e comuni a tutti, quelle che possono manifestarsi nel nostro piccolo quotidiano. Sembra quindi ovvio che evocare mostri, pupazzi malefici, demoni vari, sia sicuramente inquietante, ma mantenga il livello di paura su una dimensione di tipo “soprannaturale”, e per questo motivo in un certo senso più rassicurante, distaccata dalla nostra realtà quotidiana. Quando invece la paura si manifesta attraverso l’invisibile, il banale e il quotidiano, allora l’orrore diventa ansia ed angoscia. Non siamo più rassicurati dal fatto che ciò che stiamo vedendo può accadere solo sullo schermo, il senso dell’orrido spettacolarizzato si cala nella vita di tutti i giorni, banale e semplice eppure spietato.
Tutto questo era già successo anni fa, con “The Blair Witch Project”, pellicola spietatamente semplice e tremendamente innovativa, girata nel 1999 dagli esordienti Daniel Myrick e Eduardo Sanchez. 86 minuti di inquadrature scomposte, sporche ed amatoriali: non si vede un mostro, un fantasma, quasi nemmeno la strega evocata dal titolo. La paura invece striscia inesorabile per tutta la durata del film, continuamente evocata ma mai manifesta, in uno scenario che potrebbe far parte del quotidiano di ognuno di noi
Tutto ciò riaccade oggi, con l’uscita nelle sale italiane (ad un anno di distanza dalla distribuzione americana) di “It Follows”, scritto, diretto e prodotto da David Robert Mitchell. Più di un’ora e trenta di film, e nemmeno una goccia di sangue (o quasi). Al suo posto, delle inquadrature spietatamente poetiche e pulite, una fotografia terrificante (nell’accezione inglese del termine), ed un’ansia costante, strisciante, banale ed onnipresente.
In una anonima e grigia periferia americana c’è infatti qualcosa che segue ed ossessiona la protagonista Jay Height (Maika Monroe), appena maggiorenne e sopraffatta dalla noia di una cittadina che sembra sospesa nel tempo, in una sorta di “non presente”. Uno dei punti di forza della sceneggiatura di Mitchell sembra essere la scelta di un’ambientazione fuori dal tempo e dallo spazio. La realtà di Jay è infatti sospesa tra continui richiami agli anni ’80 (dalle automobili ai televisori vintage che trasmettono film in bianco e nero) e dettagli ad alta tecnologia ( un eBook reader a forma di conchiglia che regala ai protagonisti delle perle di saggezza da “L’idiota” di Dostoevskij). La cittadina dove si muovono i personaggi e il qualcosa sembra la versione cupa e distorta della ridente periferia americana: le villette con il classico vialetto ed il giardino affiancano edifici fatiscenti e in abbandono.
“It Follows” è quindi un’opera ambigua, doppia ed inafferrabile, a partire da quel “It” indefinito che diventa il vero “mostro” calato in una realtà quotidiana e soffocante nella quale tutti possiamo ritrovarci, essendo sospesa in un “non tempo” e in un “non luogo”. Il film di David Robert Mitchell è un horror ipnotico e conturbante, che ci costringe, pur non mostrando quasi nulla, a tenere gli occhi incollati allo schermo, alla ricerca di qualcosa che, lentamente ed inesorabilmente cammina verso Jay, e verso di noi.

Ho 27 anni e sono laureata in Storia dell’Arte, ho vissuto a Milano, Torino e Dublino, attualmente sono in un piccolo ma meraviglioso tratto di costa ligure, ai confini occidentali dell’Italia, a cercare i miei passi. Adoro tutto ciò che è Arte, Cultura, Cinema, Movimento, Creatività. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare, scrivere e conoscere.

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