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Islanda elezioni parlamentari 2016 – L’ingovernabilità nordica

Un voto al giorno è la nuova rubrica di Andrea Boeris intenta ad un’analisi delle votazioni politiche sparse per il mondo.
Tutti gli articoli pubblicati su MidnightMagazine vengono tratti dal blog personale dell’autore che potete visionare a questo indirizzo: https://unvotoalgiorno.wordpress.com/

Comincia dall’Islanda il viaggio che ci porterà, di volta in volta, nel paese del mondo in cui si stanno per svolgere, o si sono appena svolte, le elezioni. Sabato 29 ottobre, i poco meno dei 250 mila islandesi che ne hanno il diritto sono stati chiamati al voto per rinnovare i 63 componenti dell’Athingi, il Parlamento unicamerale che resta in carica quattro anni ed è situato in un palazzo neoclassico nel centro di Reykjavik. L’Islanda aveva votato l’ultima volta nell’aprile 2013, quando vinse e divenne premier SigmundurGunnlaugsson, leader del Partito Progressista. Ma lo scandalo dei Panama Papers (tra i 600 islandesi nella lista degli evasori c’era anche il nome di Gunnlaugsson) scatenò accese proteste di piazza e costrinse il premier a dimettersi il 5 aprile di quest’anno. È per questo motivo che l’Islanda, governata da aprile in poi dal compagno di partito del premier uscente Sigurdur Johansson, è tornata al voto con un anno di anticipo rispetto alla normalità. Il sistema elettorale adottato in Islanda è un proporzionale con collegi uninominali.

Birgitta Jonsdottir, leader dei Pirati
Birgitta Jonsdottir, leader dei Pirati

Le elezioni di sabato in Islanda hanno suscitato un certo interesse in tutta europa per due motivi: sia per le vicende legate al premier dimissionario a causa di un’accusa infamante e ai travagli del suo partito, ma soprattutto per quella che secondo tutti i sondaggi della vigilia doveva essere la grande ascesa e la probabile vittoria del Partito dei Pirati, guidato dalla donna che lo ha fondato, Birgitta Jonsdottir. Nel caso del Partito Progressista, i sondaggi ci hanno preso, ma per quanto riguarda i Pirati, le previsioni si sono rivelate ottimistiche ed errate. Come dimostrano i risultati di cui ora parleremo e attraverso i quali cercheremo di fornire una panoramica generale dell’intero arco parlamentare islandese e dei partiti che ne fanno parte.

Bjarni Benediktsson dovrà trovare una maggioranza e formare un governo
Bjarni Benediktsson dovrà trovare una maggioranza e formare un governo

I risultati di sabato (che registrano un’affluenza del 77%) premiano come prima forza il Partito dell’Indipendenza del ministro delle Finanze uscente, Bjarni Benediktsson, che con il 29% dei voti ha ottenuto due seggi in più, 21, rispetto ai 19 della precedente tornata elettorale. Il Partito dell’Indipendenza era al governo del Paese in coalizione con il Partito Progressista, ma rispetto all’alleato ha una linea politica più marcatamente di destra, basata sul conservatorismo liberale a tinte talvolta euroscettiche. Il problema è che sarà impossibile riproporre la stessa coalizione di governo, dal momento che il centrista e ruralista Partito Progressista, travolto dallo scandalo Panama Papers, ha fatto quarto e ha ottenuto soltanto l’11,5% dei consensi, scendendo dai 19 seggi che aveva agli 8 che avrà nel nuovo Parlamento. La maggioranza che ha guidato l’Islanda, quindi, non c’è più: dai 38 seggi del 2013, ai 29 di oggi, non sufficienti per formare un governo.

Ma all’interno del nuovo Althingi una maggioranza, anche diversa od opposta alla precedente, rischia di non esserci proprio. Al secondo posto con il 15,9% ci sono i Verdi di sinistra, che hanno ottenuto 10 seggi. Lo stesso numero di seggi vinto dal Partito Pirata, che ottiene il 14,8% dei voti e cresce di 7 posti in Parlamento rispetto ai 3 del 2013. Una delusione di fronte ai sondaggi che davano la lista di Jonsdottir in testa fino alla vigilia, la cui campagna elettorale aveva suscitato curiosità ben oltre i confini dell’isola, cavalcando i miti della democrazia diretta via Internet, della libertà di informazione e con la proposta di una riscrittura della Costituzione. In coalizione con Verdi e Pirati ci sono poi Allenza Socialdemocratica, un movimento di centrosinistra membro del Partito Socialista Europeo che ha ottenuto il 5,7% dei voti e 3 seggi, e il nuovo partito di centrosinistra ispirato a un liberalismo sociale europeista “Futuro Luminoso”, che con il 7% ha ottenuto 4 seggi. I 27 seggi in totale sono addirittura due di meno dei 29, comunque insufficienti per governare, dell’allenza Partito dell’Indipendenza-Partito Progressista.

Benedikt Johannesson è l'ago della bilancia - ©Iceland Monitor
Benedikt Johannesson è l’ago della bilancia – ©Iceland Monitor

Quella dell’Islanda dopo le elezioni di sabato è quindi una situazione che sembra di totale ingovernabilità, ma molto del futuro politico dell’isola in questa fase è anche in mano a Benedikt Johannesson, il leader di “Vidreisin”. In islandese significa “Rinascita” ed è un nuovo partito di centrodestra nato da una scissione pro-Ue del sempre più euroscettico Partito dell’Indipendenza. “Rinascita” è stato il quinto partito alle elezioni di sabato e ha ottenuto 7 seggi con il 10,5% dei voti. Un numero di posti a sedere nell’Althingi che possono risultare determinanti per formare una maggioranza. Il vero ago della bilancia nel nuovo Parlamento islandese non sono i Pirati, che hanno deluso, ma questo neopartito di centrodestra che dovrà decidere se entrare in maggioranza col partito da cui si è staccato cercando di rendere quella alleanza più filo-Ue, oppure se volgere lo sguardo dall’altra parte del Parlamento e avvicinarsi alle forze più di sinistra.

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