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Il ragno che assomiglia a un granchio

È interessante notare quanto una specie animale sia in grado di adattarsi all’ambiente in cui vive, traendo da esso strutture e colori. Sono innumerevoli le forme di vita in grado di cambiare completamente le proprie sembianze allo scopo primo di nascondersi da eventuali minacce e poter così sopravvivere al pericoloso mondo che li circonda. Gli insetti, essendo gli organismi più numerosi sulla Terra e probabilmente i meglio adattati, sono senza dubbio quelli che contano più specie in grado di seguire questi cambiamenti. Accanto a essi, tutti gli altri artropodi, quali i crostacei, gli aracnidi e i miriapodi (centopiedi e millepiedi) rappresentano le più diverse tipologie di forme e colori. Tra gli aracnidi, che comprendono i ben noti e poco amati ragni, ve ne sono alcuni che mostrano a pieno titolo queste caratteristiche, rendendoli pienamente conformi all’ambiente in cui vivono, tanto da risultare praticamente invisibili ai nostri occhi.

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Il ragno granchio, nome scientifico Misumena vatia, chiamato da alcuni anche ragno camaleonte per la sua straordinaria capacità di cambiare colore, è un aracnide dai colori vivaci quanto quelli delle bambole di pezza, presente in quasi tutta Europa, in prati, boschi e giardini. Predatore, come tutti gli altri ragni, ama appostarsi sui fiori imitandone i colori e rendendosi perfettamente invisibile agli occhi delle altre creature, divenendo giallo, bianco, rosa o viola a seconda del fiore su cui si posa, in attesa che qualche altro artropode sfortunato finisca sotto le sue mandibole.

Il nome di questo aracnide non può che ricondurre all’animale marino – a tutti noto – amante delle scogliere che lambiscono molte delle coste italiane, sia per la forma piuttosto appiattita e il movimento laterale, sia per il primo paio di zampe che somiglia alle chele del crostaceo, estese verso l’esterno e pronte per afferrare la preda.
La maggior parte di noi sa che i ragni costruiscono la tela, nella quale gli insetti restano intrappolati per poi essere divorati dal feroce predatore. Tuttavia, gli esemplari della famiglia Thomisidi, ai quali appartiene il ragno in questione, non tessono la ragnatela, ma preferiscono nascondersi fra i petali di un bel fiore e cacciare tendendo agguati.misumena-vatia
Gli attacchi risultano solitamente molto efficaci, e rare sono le prede che riescono a divincolarsi una volta che il ragno le ha afferrate saldamente. Il loro veleno, per noi del tutto innocuo poiché le dimensioni dei loro cheliceri (le strutture con le quali prendono il cibo) sono così esigue da risultare inefficienti nella puntura, è abbastanza potente per le prede di cui si nutrono, in particolare api e altri imenotteri che si posano sui fiori in cerca di nettare, e agisce paralizzando la vittima e trasformando i suoi tessuti in una poltiglia proteica e nutriente.
Ma quali sono le peculiarità che rendono questi aracnidi alquanto interessanti?
Una di queste è senza dubbio il fatto che essi cambiano colore, grazie alla variazione del numero di certi pigmenti contenuti nei loro tessuti, in base al fiore che essi imitano. Se si posizionano, ad esempio, su di un fiore bianco, i pigmenti, avendo un colore tendente al giallo e all’arancione, vengono trasportati negli strati cellulari più interni, così da rendere il colore del ragno più chiaro, tendente al bianco, appunto. In altri casi, i pigmenti possono essere addirittura espulsi dal corpo attraverso le feci, così da rendere sempre più bianco l’individuo. Al contrario, se devono nascondersi e quindi mimetizzarsi su di un fiore colorato, i loro pigmenti passano in superficie, accumulandosi e rendendo il ragno più scuro. Pare poi, che col passare del tempo, se il ragno tende a trascorrere molte delle sue ore su un determinato fiore, il suo colore varia fino ad assumere quello del fiore stesso. Questo spiega le difficoltà che il ragno incontra in un successivo passaggio da un fiore bianco a un fiore giallo se esso ha già espulso tutti i pigmenti e se ormai si è adattato al bianco. Sono richiesti alcuni giorni per il cambiamento totale, tanto che il ragno, non appena si è, per così dire, trasferito, è più vulnerabile. Questo cambiamento di colore è dovuto non solo alla presenza dei pigmenti, ma anche alla riflessione della luce indotta dagli stessi. È proprio per questa che, su un fiore rosa, il rosa viene riflesso e quindi il ragno assume la stessa tonalità, e così anche per tutti gli altri colori.
Ma la cosa alquanto bizzarra di questa specie è che la variazione di colore è spesso guidata anche dal senso della vista. Difficile da comprendere come fenomeno, ma alcuni studiosi hanno notato che gli esemplari dagli occhi scuri pare abbiano perso la capacità di cambiare colore, forse perché non riescono a vedere bene quanto gli altri (Guida ai ragni d’Europa – Heiko Bellman).
Come nella maggior parte degli aracnidi, è la femmina a essere più grossa e ben visibile, tanto che essa può raggiungere, seppur raramente, i cinque centimetri di larghezza, comprese le zampe, contro i 5 mm del maschio. Inoltre, sono le femmine quelle dai colori sgargianti e ben evidenti.
Perché un dimorfismo sessuale così accentuato?
Si sa, la natura è strana, e in molte specie animali il maschio serve solo esclusivamente a portare avanti la specie, tanto da essere ritenuto talvolta un parassita della stessa femmina. In molti casi le femmine uccidono il partner subito dopo l’accoppiamento, e questo atto, che a noi può apparire piuttosto crudele, ha invece un beneficio e uno scopo ben precisi: quello di fornire alle uova fecondate all’interno della femmina le proteine necessarie per un corretto sviluppo, come avviene ad esempio per la vedova nera o la mantide religiosa. Certo, è alquanto macabro come gesto, ma niente è fatto per caso in natura.
In queste circostanze, il maschio generalmente adotta delle strategie adattative per evitare di essere mangiato dalla sua “dolce” partner. Nella vedova nera, ad esempio, il maschio è in grado di percepire l’odore della femmina e capire quando questa è affamata o meno, tanto da avvicinarsi a essa solo nella seconda delle due ipotesi. Un ragno australiano, il Latrodectes hasselti, pur di prolungare l’accoppiamento, si lascia “mordicchiare” dalla femmina durante l’atto (National Geograpich. 20/10/2011).
Sembra, tuttavia, che il dimorfismo sessuale nel ragno granchio possa essere dovuto anche al fatto che maschio e femmina occupano due nicchie ecologiche differenti. In tal caso, le caratteristiche morfologiche degli individui diverrebbero fattori tali da identificare una nicchia specifica, favorendo la presenza, nello stesso habitat, di un maggior numero di individui della stessa specie e ridurne così la competizione. Il dimorfismo sessuale in questione si sarebbe così evoluto perché individui di sesso opposto potessero usufruire di risorse differenti evitando la competizione per spazio, cibo e risorse stesse.
Colori vivaci, grandi capacità di adattamento, mimetismo e agguati sorprendenti: queste, dunque, le caratteristiche di uno degli abitanti delle nostre campagne, di una creatura affascinante e misteriosa quanto tutti gli altri suoi cugini dalle otto zampe.

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