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Una scena da Il condominio dei cuori infranti

“Il condominio dei cuori infranti”: la dolce e malinconica ricerca dell’altro

Il condominio dei cuori infranti è effettivamente la storia di un condominio, sullo sfondo del quale si muovono le vicende di una serie di cuori infranti. E fino a qui la definizione è lapalissiana. Ma l’ultima opera di Samuel Bentrechit, uscita nelle sale nel 2015 con il titolo Asphalte, sa raccontare molto di più.

Presentato in anteprima nella sezione “Proiezioni speciali” al Festival di Cannes nel Maggio 2015, Il condominio dei cuori infranti è basato sul primo volume dell’autobiografia di Samuel Bentrechit, Cronache dall’asfalto (Les Chroniques de l’Asphalte), pubblicato nel 2005. Il film del regista di origini ebraico-marocchine, è stato poi candidato per il 2016 al Premio César per il migliore adattamento, e al Prix Jacques Prévert du Scénario per il miglior adattamento.
La trama è scarna, grigia ed essenziale, come gli arredamenti interni degli appartamenti che compongono il condominio in questione. In un’anonima periferia di una ancor più anonima cittadina francese, si erge, in mezzo ad altre decine uguali, il fatiscente condominio del titolo. Le scale sono sporche, le strade piene di buche, le foglie secche si accumulano, i muri sono pieni di scritte, gli infissi in ferro arrugginiti. Sullo sfondo, il cielo è sempre bianco ed immobile, non ci sono negozi, bar o luoghi che abbiano una parvenza di umanità “viva” nel raggio di chilometri. Non sembra dunque esserci spazio per qualsiasi tipo di contatto umano, ma solo per un’asfissiante solitudine.
Eppure, un giorno il malandato ascensore del condominio su rompe. Questo banale espediente, riunisce ed incrocia in qualche modo sei vite appartenenti ad altrettanti “cuori infranti”. Sei presenze umane inattese che, inaspettatamente ed inconsapevolmente, fanno fiorire tante forme di “amore” nel grigiore e nell’alienazione urbana che sembrano lasciare senza scampo.
I sei cuori infranti
Fabrizio De André in Via del Campo raccontava che «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Ed è esattamente quello che Samuel Bentrechit ci racconta ne Il condominio dei cuori infranti. In una realtà quotidiana che non fa presagire nulla di buono e sentimentale, la spasmodica ricerca di comunicazione propria dell’uomo sembra essere più forte del grigiore alienante e immobilizzante del cemento grigio. Ed inaspettatamente nascono dei fiori.
I cuori infranti che si incontrano nel condominio sono sei. Ci sono Sternkovitz, improponibile fotografo “bloccato” in una vita inutile (come l’arredamento del suo squallido appartamento) e l’infermiera (Valeria Bruni Tedeschi), che sogna viaggi lontani durante la pausa notturna, sullo sfondo di un grigio e deserto ospedale.
Valeria Bruni Tedeschi e Sternkowitz
C’è Jeanne (Isabelle Huppert), malinconica ed insicura attrice in pensione, stella degli anni ’80 ormai dimenticata. Questa malandata e contemporanea Gloria Swanson giunta al suo “viale del tramonto”, incontra inaspettatamente il giovane Charly (Jules Bentrechit, figlio del regista e della sfortunata Marie Trintignant), che riesce, con una tenerezza acerba, ad infondere nuova fiducia in questa donna “agli sgoccioli”.
Isabelle Huppert e Charly
Ci sono poi i cuori solitari forse più improbabili, quelli dell‘astronauta McKenzie (Michael Pitt) e della signora Hamida. Il giovane americano, atterrato surrealmente sul tetto del condominio dopo una missione nello spazio, viene accolto con amore da questa madre “orfana” del figlio, che lo ospita nel suo umile appartamento. Nei giorni di attesa di McKenzie, che deve essere recuperato dalla Nasa, i due intrecciano un improbabile e tenero rapporto, fatto di frasi strampalate a metà tra l’inglese e il francese. Un modo insomma per dire  che non servono parole per comunicare tra essere umani, basta uno “sguardo buono”.
Con Il condominio dei cuori infranti, Samuel Bentrechit sa regalarci una commedia, intrisa di humor nero e refrattaria a qualsiasi sentimentalismo, che va ad indagare in modo semplice eppure efficace i meandri più profondi del solitario cuore umano. Come racconta Simona Santoni su “Panorama”, «Il condominio dei cuori infranti colpisce per la modernità del tono e per la sua energia libera e raffinata. È una raccolta di storie indipendenti, che però compongono un’unità solida e meravigliosa. Trasudano ironia, divertono, emozionano. Il racconto è scandito da momenti surreali, quasi incongrui, favole metaforiche, che però pulsano di stupefacente realismo. Da qualsiasi angolazione lo si guardi, Il condominio dei cuori infranti è una sorpresa. Davvero bella».
Con questo racconto a tratti onirico, ambientato in una periferia fuori dal tempo e dallo spazio, Samuel Bentrechit regala al pubblico un atto di Amore (con la “a” maiuscola non a caso) rivoluzionario: ci fa vedere la bellezza nascosta anche nella quotidianità più banale e soffocante. Sullo sfondo di un paesaggio brutto, per le scale di un androne ancor peggiore, negli interni di un appartamento deprimente, l’umanità sa dimostrarsi ancora bella e speranzosa.
Ma Il condominio dei cuori infranti può non rimanere una semplice favola di periferia. Samuel Bentrechit sembra essere animato da un intento che va oltre, quando ricorda: «Quando si parla di periferie vengono in bocca sempre le stesse parole: punizione, religione, scontro… E non si parla mai di amore. Eppure mi sembra evidente che la mancanza di amore sia la causa di numerosi mali che oggi affliggono quei quartieri».

Ho 27 anni e sono laureata in Storia dell’Arte, ho vissuto a Milano, Torino e Dublino, attualmente sono in un piccolo ma meraviglioso tratto di costa ligure, ai confini occidentali dell’Italia, a cercare i miei passi. Adoro tutto ciò che è Arte, Cultura, Cinema, Movimento, Creatività. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare, scrivere e conoscere.

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