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Hokusai, Hiroshige, Utamaro: il Giappone d’arte a Milano

Fino al 29 gennaio 2017 sarà possibile assistere alla mostra “Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente“, al Palazzo Reale di Milano.

Il Giappone resta, per gli occidentali, un luogo lontanissimo per cultura, arte, filosofia, stile di vita. Una terra irraggiungibile, perché i retaggi culturali non si assorbono come nozioni di matematica o di geografia: il Giappone è un’isola, il Giappone è la terra dei manga, il Giappone è il paese del sushi.

Hokusai

Una delle trentasei vedute del Monte Fuji – Hokusai

E non sono neanche le distanze materiali, quelle fatte di chilometri e mare, a separarci da un popolo e dalla sua storia così tanto differente, perché vissuta nel chiuso delle quattro pareti ideali, dei quattro confini di coste: solo nel 1854 con il trattato di amicizia e pace tra Giappone e Stati Uniti (Convenzione di Kanagawasi interrompeva la politica isolazionista che aveva interdetto porti e commercio, che aveva costretto o permesso al Giappone di evolversi senza termini di confronto e senza ingerenze, nella piena indipendenza e considerando esclusivamente il proprio passato e il proprio futuro, con una linea che poteva andare solo avanti, incrociando l’orizzonte.

Quando Tokyo era ancora chiamata Edo, dominata dal suo immenso castello e la dittatura assicurava il massimo potere politico e militare della nazione, in quello che viene denominato periodo Edo, a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo vissero e operarono nella città tre artisti, pittori, scrittori e incisori, oggi tra i più conosciuti al mondo Katsushika Hokusai, Utagawa Hiroshige e Kitagawa Utamaro.

Hokusai

“Suruga. Fuji”, dalla serie Collezione di immagini dalle province (1830-1850 circa)

La mostra milanese si soffermerà sul ruolo rivestito da queste opere nel panorama artistico occidentale e mostrerà i lati sconosciuti dei tre autori nipponici, noti ai professionisti e agli appassionati ma sconosciuti ai più. Eppure la più famosa stampa di Hokusai campeggia in moltissime case, La grande onda di Kanagawa.

Gli impressionisti, tra cui Claude Monet, come i post-impressionisti dopo, tra cui spicca Van Gogh, imitarono il suo stile e quello di Hiroshige che divenne, ben presto, precursore di una linea modernissima, contemporanea, fino a rappresentare lo stile grafico pubblicitario dei nostri tempi.

Non troppo diversamente nascevano i lavori di questi tre autori, artistici sì, ma di fatto xilografie che primeggiavano nel lavoro editoriale del tempo: biglietti di auguri, inviti, biglietti ordinati da privati.

Hokusai

La ragazza precoce (Ochappii), dalla serie Varietà di fiori secondo il loro linguaggio (1802)

Hokusai e Hiroshige vantano grandi imitatori, quadri che rappresentano la natura, vedute, paesaggi, rappresentazioni di un Giappone sospeso nel tempo e nello spazio, nitido, etereo, un luogo ameno dove tutto è limpido e definito e i colori sono accesi, dove l’arte può stigmatizzare per sempre pace, floridezza, le forze della natura immortalate come nel pieno di un sogno meraviglioso dove il rigoglio, la calma, l’armonia regnano su ogni cosa.
Mentre le opere di Utamaro sono decisamente più terrene: le sue donne, tutte con lo stesso viso, rappresentano l’incarnazione di un linguaggio più forte, visivamente esplicito, nei rapporti tra i due sessi. Qualcosa che non ci si aspetterebbe nelle rappresentazioni artistiche di fine Settecento.

La mostra, disponibile al Palazzo Reale di Milano fino al 29 gennaio 2017, si inserisce in un fitto calendario di eventi che, in effetti, celebrano quell’apertura del paese di cui parlavamo: si celebrano, infatti, i 150 anni dall’inizio delle relazioni commerciali fra Giappone e Italia. Come afferma Rossella Menegazzo: «un crescendo di reciproca attrazione tra due culture tanto lontane quanto affini nel campo dell’arte e della bellezza in generale».

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