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Guida alle presidenziali / 2

Da qualche giorno a questa parte Trump è passato in vantaggio in molti sondaggi rispetto ad Hillary Clinton, con il 46% contro il 45%, per la prima volta da maggio. Sicuramente il caso -continuo e reiterato, vero o meno- mediatico delle mail non ha aiutato la candidata, mettendola sulla difensiva e spegnendo l’entusiasmo dei suoi sostenitori. Bisogna tenere ben presente che Iowa ed Ohio sono molto incerti, e spesso sono stati considerati come stati decisivi.

Abbiamo stilato un piccolo schema per entrambi i candidati inserendo i dati più importanti; eccoli:

Non era difficile immaginare che le posizioni ideologiche dei due candidati fossero molto diverse ed i dati in pillole che vediamo qui sopra lo evidenziano con molta chiarezza. Ma c’è altro.

Hillary sicuramente può vantare ampia esperienza politica come Segretario di Stato; si dichiara favorevole all’aborto, ai matrimoni omosessuali, al favorire le assunzioni femminili e delle minoranze ed alla “green energy”; l’avversario Donald Trump ha assunto posizioni nettamente opposte: no all’aborto, all’accesso facilitato per il lavoro femminile e delle minoranze etniche, per dirne un paio.

I due candidati sono però d’accordo sui diritti omosessuali, sul libero scambio (dove si trovano entrambi contrari), lo snellimento delle procedure per il voto e la legislazione (ricorda qualcosa?).

Secondo i nostri report, comunque, in quindici casi su venti le opinioni sono discordanti.

Interessanti anche i dati sui finanziamenti: ad agosto i finanziamenti per la campagna elettorale di Hillary Clinton hanno raggiunto un forte picco, 68,429 milioni di dollari di “cash on hand”, donazioni dirette al candidato. Donald Sussman, fondatore di Paloma Partners Advisors, è il più grande investotore con più di 19 milioni di dollari e George Soros, famoso speculatore finanziario e presidente del Soros Fund ha contribuito con ben 11,542 milioni.

Per Donald le donazioni sono state inferiori e quasi del tutto autonome: su 254 milioni totali le principali sono arrivate da Linda McManhon, presidente di WWE ed amica di Trump (6 milioni), e dal Co-fondatore di Home Depot, Bernard Marcus (5 milioni).

I sondaggi

Non sono molti gli stati che saranno incisivi nella corsa alla Casa Bianca ma resta ancora moltissimo da decidere. Una percentuale maggiormente grande rispetto al passato (il 13% dei votanti circa) appare totalmente indecisa contro il 3-4% delle passate elezioni. In effetti è stata una campagna sofferta e mediaticamente più esposta delle altre; questo non può essere un bene per l’elettore medio che riceve troppe informazioni – e spesso non corrette.

A favore di Clinton potrebbe andare la significativa percentuale di partecipanti al voto anticipato, quasi un elettore su cinque, grazie al capillare sforzo di mobilitazione del partito alla base; per Trump può invece giocare la conquista di fasce di elettori rimasti incerti fino all’ultimo momento. Oltre agli stati da tempo contesi, in questi giorni i candidati non hanno inoltre dato per persi altri voti che potrebbero alimentare la suspense: Trump dal Wisconsin al Nevada, Clinton dall’Iowa alla Georgia. Quanto alle tematiche, Trump viene premiato sull’economia, Clinton sulla leadership e la politica estera.

Vediamo quali sono gli stati che saranno più incisivi e qual è la loro attuale situazione:

Cominciando dalla Florida notiamo subito che è uno stato talmente oscillante che fonti diverse riportano risultati diversi, alcuni Trump in vantaggio, come la CNN, altri Clinton in netto vantaggio. La Florida offre 29 grandi elettori ed è uno dei primi stati che concluderà le operazioni di voto – alle 19 di martedì EST Time.
La comunità di immigrati sicuramente non gioca a vantaggio di Trump, che al contrario ha dalla sua parte la comunità molto conservatrice dell’entroterra, principalmente formata da anziani.

L’Ohio mette in gioco 18 grandi elettori e vede Trump in netto vantaggio: tre punti percentuali. Gli accordi commerciali e le relative polemiche hanno trovato grande eco mediatico. Clinton si appoggerà al sindacato molto forte ed alle minoranze etniche.

Nel North Carolina è la Clinton ad avere un forte vantaggio: ben 4 punti. Alle 7:30 il NC assegnerà 15 grandi elettori. Le aree a forte densità universitaria e progressista appoggeranno probabilmente la Clinton ma lo stato è diviso, considerando la forte tradizione conservatrice e religiosa tipica del sud USA. Le proteste contro una recente legge statale per regolare i bagni usati da persone transgender potrebbero sostenere Clinton. Ma una scarsa affluenza alle urne afroamericana potrebbe aiutare Trump. Barack Obama vinse lo stato nel 2008 ma lo perse nel 2012.

In Pennylvania Hillary Clinton appare in vantaggio in media di 4 punti, con il 49% contro il 45%, e alcuni sondaggi di fino a 5,6 punti. Le urne chiudono alle 7:30 e mettono in gioco 20 Grandi elettori. Clinton può contare sul sostegno dell’elettorato urbano, in grandi città quali Philadelphia e Pittsburgh ai due stremi dello stato, e su quello femminile dei sobborghi alienato dalle polemiche sui maltrattamenti delle donne da parte di Trump. Il candidato repubblicano vanta al contrario il sostegno delle vaste regioni rurali dello stato, spesso economicamente depresse. La battaglia più accesa è incentrata sopratutto sul voto delle donne nella provincia.

Sempre Hillary Clinton è in vantaggio, nel New Hampshire, in media di 3 punti, con il 47% contro il 44%, con punte di 5,2 punti ma alcuni sondaggi che la danno invece alla pari con un Donald Trump in rimonta. Il voto più giovane e la tradizione ribelle dello stato avevano favorito nelle primarie democratiche il socialdemocratico del vicino Vermont Bernie Sanders e questo sostegno potrebbe trasferirsi a Clinton. Trump conta invece sulle traversie dell’elettorato bianco meno abbiente, denunciando la diminuzione di opportunità e l’epidemia di droga e di suicidi che ha colpito l’intera regione del New England.

L’Arizona vede Donald Trump è in vantaggio di fino a 3 punti, 48% contro il 45%, ma secondo alcuni sondaggi potrebbe essere avanti di solo 1,1 punti sulla rivale Hillary Clinton. Lo stato ha in palio 11 Grandi elettori. Tradizionalmente repubblicano, patria di alcuni dei politici locali più radicali contro gli “stranieri”, ha però visto una crescita della minoranza ispanica negli ultimi anni che può favorire i democratici. Il tema cruciale è sicuramente l’immigrazione, che può mobilitare gli elettori bianchi a favore di Trump e della sua proposta di costruire un muro al confine con il Messico ma alienare la comunità latinoamericana.

In Nevada I sondaggi appaiono ad oggi volatili: dopo mesi di vantaggio di Clinton, la CNN dà adesso un vantaggio di tre punti a Trump, 46% a 43% tra gli aventi diritto, mentre FiveThirtyEight li dà di fatto alla pari. Lo stato negli ultimi anni si è dimostrato favorevole ai democratici, grazie all’immigrazione ispanica. Il duello è anzitutto tra Clark County, dove si trova Las Vegas e pro-democratica, da una parte e dall’altra Washoe County, contea di Reno, e le aree rurali favorevoli a Trump. Oltre un terzo degli elettori ha inoltre già votato in Nevada, un elemento che potrebbe favorire Clinton.

Lo Utah ha solo sei Grandi Elettori in palio, e’ una tradizionale roccaforte repubblicana che non ha votato per un candidato presidenziale democratico da Lyndon Johnson nel 1964. I sondaggi vedono in media un vantaggio di Donald Trump con il 33-45% dei consensi, ma Hillary Clinton e l’indipendente consevatore Evan McMullin non sono distanti, con forse sei punti di distacco. Sono anzi abbastanza vicini da rendere l’esito fluido con la possibilita’ di travasi di voti in extremis. L’establishment repubblicano, data la forte presenza mormone nello stato, ha avuto problemi a sostenere Trump per i suoi atteggiamenti volgari ma di recente si e’ in parte allineato con lui. L’incognita maggiore nelle urne potrebbe essere il voto dei giovani, tra i 18 e i 34 anni, che sono quasi il 30% dei probabili elettori e potrebbero essere sottorappresentati nei sondaggi.

Infine il Nebraska, nel Midwest, assegna 5 Grandi Elettori con un meccanismo particolare, tre decisi sulla base del voto di ciascuna delle altrettante circoscrizioni congressuali e i restanti due con il voto dell’intero stato. Ad essere incerto e’ il Secondo distretto, che si estende attorno alla citta’ di Omaha. Clinton puo’ qui contare su un elettorato urbano che per il 38% ha una laurea e per il 14% e’ ispanico o afroamericano in uno stato ampiamente rurale, a larga maggioranza bianco e considerato favorevole a Trump. Barack Obama vinse il Secondo distretto nel 2008 ma lo perse nel 2012.

Fonti: sole24ore, ontheissues, project vote smart, federal election commission

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