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Full metal civilista

Negli anni ’80 in Italia é stato tolto il servizio militare obbligatorio.
In Svizzera la leva per tutti i giovani maschi é ancora obbligatoria.
Ma rispetto al passato il corpo militare é molto ridotto, e verrà ancora più dimezzato. Ai giovani l’imperativo da fastidio e genera rigetto.
In questi giorni si sono tenute le giornate di reclutamento per i giovani della nostra regione (poiché sono svizzero), dove attraverso test sportivi, analisi mediche, test di diverse ore al PC di intelligenza, percezione, memoria e attitudine al comando, siamo venuti a conoscenza dei ‘nostri numeri’: le nostre persone sono state analizzate così da avere un profilo psicologico e fisico ‘completo’.
Questi giorni non sono stati come quelli che vengono dipinti da molti film americani sulla guerra, dove si sta tutti in fila in mutande e un omaccione in divisa urla il tuo nome per sapere se sei un cavallo o dello sterco.
Il militare come l’ho incontrato io, mi é parso come un’ottima possibilità in un mondo così pieno di incertezze sul futuro, offre tantissimi vantaggi in cambio di un po’ di disciplina, flessioni e sveglie all’alba. L’esercito svizzero é attivo per due motivi : i trattati di pace del 1946 che imponevano alla Svizzera di avere un esercito professionista se avesse voluto mantenere lo status di neutralità e per avere un organo scelto capace di intervenire nelle situazioni di emergenza, a difesa del territorio, del cittadino e della Patria.In un periodo però così turbolento, dove si sentono di conflitti armati quotidianamente, cosa é più giusto fare?
Arruolarsi alla difesa? Oppure cercare di vivere con le persone, con i loro problemi e cercare di combattere su un’altro fronte, quello del quotidiano, nell’ambito sociale?
È una scelta dove non esiste giusto o sbagliato, dipende dal tuo modo di essere, dai tuoi interessi e dalle tue capacità.

Ora però gli interessi cambiano e prende sempre più spazio nei giovani il servizio civile, di cui evitano di parlare durante le giornate di reclutamento.

Il servizio civile prende sempre più spazio nelle menti dei giovani. Difatti negli ultimi 20 anni l’esercito svizzero si é ridotto nell’effettivo di molte centinaia di migliaia di soldati con le ultime riforme, la prossima entrerà in vigore a partire dal 01.01.2018.

All’interno del nostro gruppo almeno la metà degli abili al servizio militare –poiché questa é una delle condizioni da soddisfare – ha deciso di fare richiesta e d’impegnarsi a trovare un lavoro socialmente utile all’interno di istituti e strutture in tutta la Svizzera, magari con persone portatrici di handicap, anziani, bambini oppure come forestali, a proteggere e salvaguardare la natura.

Dal 2016 chi vorrà prestarsi a fare questo genere di lavoro sarà obbligato a frequentare dei corsi di formazione, oltre alla solita lettera motivazionale che evidenzia un conflitto interiore, che non ti permette di svolgere il servizio militare e la ricerca del luogo d’impiego; attenti a non svegliarvi troppo tardi: sarete costretti a riempire i buchi !

Penso che anche se dura una volta e mezzo in più del militare, il servizio civile sia una bellissima alternativa: poter cercare lavoro in tutta la Svizzera, secondo i propri bisogni e le proprie necessità, molto più liberi e indipendenti: chiaro bisogna comunque volersi impegnare.

La leva obbligatoria, per un paese non in guerra, neutrale, secondo me é un’ottima cosa.
Non solo perché dà un’alternativa di carriera a tutti, senza renderli omicidi, ma offre a chi non vuole pagare e non é stato scartato validissime alternative. Oltre al servizio civile e al militare, c’é la protezione civile, che si preoccupa di tenere sempre pronti i Bunker per le emergenze o per l’accoglienza, di migranti o di scolaresche.
Insomma la leva obbligatoria in Svizzera é tutt’altro che una cosa negativa : anche se le attese sono un po’ snervanti, una dottoressa ti tasta i testicoli alla ricerca di forme sospette, e se non la prendi sul personale diventare un numero per un paio di giorni, é un’esperienza molto interessante e divertente.All’epoca in cui Stanley Kubrick uscì con il suo capolavoro “Full Metal Jacket”, le cose erano ben diverse, non c’era scelta, non c’era alternativa. Il tuo paese aveva bisogno di te, del tuo sacrificio. Mi ha impresso bene cosa significa essere un soldato.

Quel tipo di soldato a me non piace, non trovo valore nelle loro gesta, non hanno portato libertà né progresso.

Secondo me, invece, un soldato contemporaneo é il civilista, perché combatte ogni giorno con problemi quotidiani della popolazione, come quelli ambientali oppure dovuti all’età.
Questi per me sono i veri soldati contemporanei, perché non si fanno prendere dalla paura e dall’insicurezza, ma si mettono a disposizione per un periodo lungo una volta e mezza lo sterile servizio militare, che offre moltissime opportunità materiali lasciando però poco spazio al lato umano.

Su diversissimi fronti un cittadino può prestare servizio al proprio paese, come milite, come civilista, come arruolato in protezione civile o semplicemente pagando una tassa annua.

Ma bisogna per forza essere obbligati per prestare servizio?
Full metal jacket ci dona una visione completa del momento bellico, dall’addestramento alla fine del conflitto.
Guardandolo mi é venuta in mente una cosa : se questi soldati avessero avuto un’alternativa come il servizio civile, quanti sarebbero andati a combattere? Quante persone sarebbero potute essere risparmiate.. e quante dovranno ancora morire in nome dell’onore del proprio paese prima di capire che le alternative ci sono, più difficili da sopportare sulla propria pelle e più lunghe forse, ma decisamente più costruttive e appaganti.
Vi lascio con uno dei più grandi capolavori sulla guerra, che racconta del conflitto in Vietnam, che ha distrutto il futuro di milioni di giovani americani. Se solo avessero avuto la possibilità di fare i « full metal civilisti »…

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