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I tre protagonisti di "Fratello, dove sei?"

“Fratello, dove sei?”. Se Ulisse fosse vissuto in America negli anni ’30

Voi cercate una grande fortuna. Voi tre che siete ora in catene troverete una fortuna, anche se non sarà la fortuna che cercate. Ma prima, prima dovrete viaggiare, percorrere una strada accidentata, una strada irta di pericoli. Vedrete cose che al racconto susciteranno meraviglia. Voi vedrete una mucca sul tetto di una casa del cotone. E tanti, tanti fatti portentosi. Non posso dirvi quanto sarà lunga quella strada, ma non temete gli ostacoli lungo il percorso, poiché il fato vi ha accordato una ricompensa. Anche se la strada è tortuosa e il cuore scoraggiato e afflitto, voi seguite il vostro cammino, seguitelo fino alla vostra salvezza.
“Fratello, dove sei?”, Joel Coen, USA, 2000

Non è un caso che il protagonista di “Fratello, dove sei?”, pellicola dei fratelli Coen che compie proprio quest’anno 16 anni, si chiami Ulysses Everett McGill. L’esilarante opera dei fratelli terribili della cinepresa è infatti esplicitamente ispirata all’Odissea di Omero. Quello che ne scaturisce è un film a metà tra commedia, musical, road movie e romanzo di formazione e redenzione. Il tutto condito in salsa Coen. Con un omaggio ai personaggi più significativi della Storia americana degli anni ’30, da Robert Johnson a George “Babyface” Nelson. Ma “Fratello, dove sei?” è anche un ricordo canzonatorio e malinconico di un’epopea americana ormai entrata nel mito. Ed è anche uno scorcio di analisi sociale sulla Grande Depressione. Senza dimenticare i riferimenti alla musica delle radici americane. Insomma il film girato da Joel Coen ma sceneggiato e prodotto dal fratello Ethan è tutto questo e anche di più. Due ore di intrattenimento puro.
Mississippi, fine anni ’30. Il nostro Ulysses (un esilarante e sornione George Clooney), evade da una colonia penale per mettersi alla ricerca di un tesoro da un milione di dollari. Nella sua strampalata ricerca è accompagnato da due degni coprotagonisti: Delmar O’Donnell (un eccezionale Tim Blake Nelson) che vive in un mondo tutto suo, dove gli amici possono essere trasformati in rospi, e Pete Hogwallop (un John Turturro che da solo vale la visione e revisione del film), un piccolo criminale aggressivo ma tremendamente goffo.
Il viaggio dei tre avventurieri, meravigliosamente cadenzato da brani folk, blues e country della tradizione americana, si snoda lungo un’America del Sud rurale ed epica, costellata da personaggi stravaganti e mitici. Ulysses, Delmar e Pete incontrano nelle loro peripezie Robert Johnson (il bluesman che secondo la leggenda vendette l’anima nientemeno che al diavolo per imparare a suonare divinamente) e George “Babyface” Nelson (il famoso criminale statunitense, membro della banda di John Dillinger e noto con il suo soprannome a causa dell’aspetto infantile). Oltre a questi riferimenti reali, Joel ed Ethan Coen ci presentano poi una carrellata di soggetti caricaturali e travolgenti, perfettamente calati nella realtà americana del sud degli anni ’30. Troviamo il governatore dello Stato in carica, Pappy “passami i biscotti” O’Daniel, un vero bianco del sud, repubblicano, tradizionalista e “ingombrante” e il suo avversario nella corsa politica Stokes, democratico e amico del “piccolo uomo”, salvo poi rivelarsi affiliato ad una certa “società segreta incappucciata” a cui piace dar fuoco alle croci. E poi sono tante le “macchiette” minori, dal contadino bifolco e sdentato in salopette, alle cantanti country che girano lo Stato per promuovere un’idea di America riformista e libera, ai vagabondi sui treni merci che attraversano il Paese alla ricerca di fortuna, alla congregazione religiosa battista che benedice i suoi adepti nel fiume.
“Fratello, dove sei?” immagina quindi le avventure di un moderno Ulisse nell’America rurale, depressa e folk degli anni ’30. Tanti sono i riferimenti all’epopea omerica che i diabolici fratelli disseminano nella pellicola. Il vecchio cieco che apre e chiude il film è ispirato alla figura di Tiresia, le tre ragazze che incantano i protagonisti nel fiume sono ovviamente le sirene, come il venditore di Bibbie con un occhio solo è Polifemo. L’ultima sfida di Ulysses per riconquistare la moglie riprende poi l’eroico scontro di Ulisse con i pretendenti di Penelope.
Tutto questo e molto altro è quindi “Fratello, dove sei?”: un affresco eccentrico, ironico e caricaturale dell’America del Sud e della Grande Depressione, un omaggio al sogno americano e al mito della “strada” e del viaggio.

Perchè se Ulisse fosse vissuto nell’America degli anni ’30 avrebbe usato brillantina Dapper Dan, non Fop.

Ho 27 anni e sono laureata in Storia dell’Arte, ho vissuto a Milano, Torino e Dublino, attualmente sono in un piccolo ma meraviglioso tratto di costa ligure, ai confini occidentali dell’Italia, a cercare i miei passi. Adoro tutto ciò che è Arte, Cultura, Cinema, Movimento, Creatività. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare, scrivere e conoscere.

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