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E-commerce per il business dell’agroalimentare: un’opportunità o una perdita di tempo?

Le trasformazioni in atto nella nostra società, sempre più favorite dai veloci sistemi di comunicazione digitale, stanno comportando per le aziende italiane un radicale cambiamento delle abitudini e dei comportamenti organizzativi. Il commercio elettronico rappresenta un aspetto di enorme importanza per l’intero sistema economico e rappresenta in modo molto avanzato il punto di incontro tra la ricerca tecnologica e le esigenze di riorganizzazione dei processi aziendali. Il commercio elettronico detto E-commerce, consiste nello svolgimento di attività di transazione commerciale, effettuate attraverso l’utilizzo di strumenti di comunicazione elettronica come il web. Attraverso l’E-commerce è possibile commercializzare beni e servizi, distribuire contenuti digitali, effettuare operazioni finanziarie ed altre attività di tipo transattivo. Il commercio elettronico non si esaurisce nella semplice conduzione della transazione finanziaria ma, può comprendere anche altri aspetti che riguardano il rapporto commerciale, come la negoziazione, la consegna del bene. Il grande vantaggio che possiamo immediatamente intuire è che, con il commercio elettronico, non esistono frontiere: un’azienda anche molto piccola e priva di una vera e propria rete commerciale può effettuare transazioni e vendere beni o servizi in ogni parte del mondo.

Vendere online i prodotti agro-alimentari: quali potenzialità?

La presenza in rete apre potenzialità di sinergie, di rapporto organico tra imprese con le fondamentali componenti (ricerca, informazione, credito, servizi, sedi decisionali, etc.), gli agricoltori potranno beneficiare di sensibili risparmi e di assistenza specialistica nell’acquisto di mezzi tecnici: concimi, sementi, antiparassitari, ricambi, etc. La commercializzazione dei prodotti agricoli è più complessa. I caratteri strutturali, le specificità merceologiche dell’agricoltura determinano condizioni diverse da quelle che hanno favorito il collegamento tra imprese e consumatori (business to consumer B2C) in atri Paesi (USA, Canada, Inghilterra. Il rapporto tra produttore e consumatori, il più conveniente per l’agricoltura, deve superare le criticità delle reciproche garanzie e del collegamento logistico tra offerta e domanda, la modernità dello strumento non ammette inadeguatezze.

La singola impresa non può approntare soluzioni dirette, né affidarsi a generici servizi esterni, nelle condizioni attuali di mercato deve ricorrere a canali tradizionali, a funzioni “intermedie” capaci di garantire la compiutezza del rapporto. Internet determina effetti di vetrina, d’immagine, ma si ferma all’individuazione del cliente, i volumi trattabili in modo diretto sono contenuti, non possono assumere importanza strutturale. Internet offre aperture sconfinate, ma proprio l’allargamento e la dispersione della domanda rendono complesse le predisposizioni distributive dirette. Gli assetti organizzativi sono ancora insufficienti, raramente esprimono capacità imprenditoriali in grado d’interagire con i mercati.

Lo scenario propone funzioni di borse merci per materie prime (commodities), portali per l’offerta di prodotti locali, presenze dell’industria agroalimentare. Le difficoltà, i ritardi debbono essere considerati anche in rapporto all’apertura mondiale, allo spostamento della competizione dai singoli settori merceologici, al confronto tra sistemi-Paese, nel quale l’utilizzazione dei nuovi strumenti è determinante. Le economie più avanzate usufruiscono della superiorità della ricerca applicata, delle diffuse specializzazioni, dei contenuti innovativi delle produzioni, del marketing, dei servizi. I paesi emergenti si propongono con irruenza, reclamano condizioni più favorevoli (eliminazione dei vincoli fiscali, accesso a dazio zero sui mercati d’esportazione), tollerano comportamenti disinvolti (contraffazioni di prodotti tipici, carenze di controlli, utilizzazione di lavoro minorile). Le tradizioni gastronomiche italiane offrono prospettive inimitabili per la raffinatezza dei prodotti, per il successo del modello alimentare mediterraneo.


L’evoluzione verso il commercio elettronico, pur se graduale deve essere sicura, non esistono alternative, la capacità travolgente sugli equilibri tradizionali non consente attese, l’agricoltura deve esprimere i propri vantaggi, deve utilizzare in modo diretto le nuove potenzialità. Il rischio che importanti funzioni possano essere assunte da pochi operatori, come già accaduto con incredibili concentrazioni nella grande distribuzione organizzata, è reale. L’evoluzione verso nuove forme distributive non può prescindere dalla progettazione degli interventi, dall’integrazione di competenze, dalla definizione delle soluzione per categorie merceologiche e comprensori. Il conseguimento di soglie commerciali significative richiede programmazione, concentrazione, controllo dell’offerta, strategie di marketing, riproposizioni in chiave moderna di produzioni tipiche, integrazioni tra agricoltura e trasformazione.


La presenza in Internet espone al confronto con i mercati internazionali, tende ad allineare i prezzi ai livelli più bassi, i vantaggi più diretti sono negli acquisti e, specialmente, negli approvvigionamenti delle industrie di trasformazione (pastifici, mangimifici, malterie, oleifici). L’utilità per gli operatori agricoli dipenderà dalla capacità dei portali d’interagire con il contesto produttivo, di trasmettere input, di attivare iniziative coordinate sul territorio per regolare l’offerta in relazione alle condizioni della domanda. Si pensi ai bacini con forti qualificazioni e concentrazioni produttive, a produzioni estese sul territorio, rinomate per il pregio, ma non valorizzate, disperse con polverizzazioni disomogenee d’offerta, gestite in modi che non consentono acquisizioni di valore aggiunto o addirittura penalizzanti.
Il comparto dell’olio d’oliva subisce le strategie della trasformazione e del commercio che confondono prodotti di diversa origine e provenienza e determinano sul mercato interno cadute di prezzi a livelli inferiori ai costi di produzione. La mozzarella di bufala, uno dei formaggi più adatti al consumo moderno della nostra tradizione, è consumata quasi per intero nelle aree d’origine, mancano le predisposizioni per l’acquisizione di nuovi mercati. La produzione di formaggi ovini, la più importante del mondo, non è valorizzata (è  destinata in grande parte come commodities all’industria del grattugiato negli USA).

Le primizie orticole meridionali, specie nell’area ragusana, sono conferite senza possibilità di valore aggiunto, a mercati all’ingrosso privi di raccordo con l’agricoltura e con il dettaglio. L’agrumicoltura, nonostante le potenzialità è travolta dall’efficienza strutturale, organizzativa e commerciale della Spagna e di altri paesi del bacino del Mediterraneo. Il rilancio di questi come di altri fondamentali comparti, richiede l’immissione di capacità imprenditoriali forti all’interno degli assetti tradizionali, l’utilizzazione piena di nuovi strumenti.
Il commercio elettronico è potenzialità dalla quale non si può prescindere: l’attivazione di portali creati e gestiti con partecipazione diretta degli imprenditori agricoli e con apporti di forti competenze specialistiche, può avere effetti trainanti per l’affermazione di nuovi sistemi. L’affermazione del commercio elettronico non può prescindere dal pieno riconoscimento dei riferimenti d’origine, della tipicità dei prodotti messo in forse talora da improprie disposizioni comunitarie e dall’Autorità Antitrust, da invasioni di campo di altri Paesi e ripropone i temi della partecipazione nelle sedi decisionali. L’affermazione del commercio elettronico ha bisogno di impulsi univoci di politica agraria. L’informatica è potenzialità dei giovani, l’introduzione delle nuove tecniche non è possibile senza il loro apporto, senza le competenze specialistiche della formazione, della progettazione, del tutoraggio, senza politiche finalmente serie di ricambio generazionale.