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Debutto Trump: quali mosse tattiche per il futuro degli USA?

Dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali degli USA, si parla già di “Brexit degli Stati Uniti d’America” e, come ha affermato Nigel Farage, il leader Ukipche ha dato consigli al neo-Presidente durante la campagna presidenziale: “Questa è ancora più grande di Brexit. Quali saranno le conseguenze economiche con la vittoria di Trump come 45° Presidente degli USA? Quali scenari si aprono sui mercati statunitensi e internazionali con l’imprevedibile e carismatico Trump alla Casa Bianca? Gli esperti in materia parlano di una vera e propria catastrofe come conseguenza dell’election day dell’8 novembre di Trump come Presidente statunitense e, non a caso, subito i mercati crollano non appena viene comunicata la notizia. Il prezzo del gold cresce vertiginosamente e subito gli investitori corrono “ai ripari” sfruttando la volatilità sui mercati finanziari. Ora che i dati sui risultati della tanto attesa Election Day sono ufficializzati e Donad Trump è il neo-Presidente degli States cosa succederà da un punto di vista economico, finanziario, politico e internazionale?

Sul fronte dei mercati finanziari, dopo lo “scossone” iniziale nel momento in cui si è diffusa la notizia della vittoria di Trump, la borsa di Wall Street crolla, il dollaro statunitense si indebolisce e ciò ha un impatto forte sull’euro che diviene valuta più onerosa rispetto alla moneta americana. Il prezzo dell’oro e dell’argento schizzerà alle stelle, venendo a rappresentare un investimento sicuro e gli investitori correranno “al riparo” acquistando lingotti d’oro per porre al sicuro il proprio capitale finanziario.

Quale è la ragione alla base di questo ribasso degli indici borsistici americani (e di riflesso su quelli europei)? Il fatto che il neo-Presidente Trump vuole riportare le imprese statunitensi a produrre in America: il caso più eclatante è quello della Apple, che dalla Cina la produzione dovrà essere ritrasferita negli States. Inoltre, l’indebolimento dei mercati finanziari è cagionato dal fatto che il presidente repubblicano Trump è imprevedibile nella gestione della politica estera, specie per quanto concerne il greggio e questione della Siria. Il magnate americano ha espresso la volontà e l’intenzione di incrementare le tasse sui prodotti cinesi e messicani per sfavorirne il commercio e disincentivarne l’acquisto; questa già dichiarata “guerra commerciale” sicuramente avrà un impatto notevole sulle condizioni del sistema economico globale.

Tuttavia, però niente timore per l’incertezza e la debolezza degli indici borsistici americani, per attenuare il crollo sui mercati bisogna affidarsi a Trump; in fin dei conti, è un imprenditore e possiede grandi doti da investitore e da sostenitore delle imprese statunitensi. Con validi aiuti ed incentivi economici per favorire la crescita del sistema industriale statunitense, Trump sarebbe un valido leader nel rafforzare la potenza economica USA ed inoltre, farebbe del settore secondario il propulsore del Sistema-Paese. Questo è sicuramente un “asso nella manica” di Trump e favorirebbe il rialzo ed il riacquisto della fiducia dei mercati borsistici (e di riflesso su quelli europei).

Un nodo da sciogliere è quello che concerne la perenne lotta contro l’ISIS, il Presidente Trump ha dichiarato esplicitamente che nella sua Agenda è previsto un netto incremento della spesa pubblica dedicata alla difesa ed al comparto bellico, punta di diamante del PIL statunitense.

Nel corso della sua campagna elettorale, Trump ha più volte sottolineato la sua dote imprenditoriale nel mondo degli affari e, più volte, ha lanciato il monito: “renderò l’America di nuovo grande”.
Pur essendo estremamente critico sullo status quo del commercio degli Stati Uniti, non è ancora chiara e ben delineata la proposta e l’iter alternativo che intende percorrere. Le promesse elettorali del magnate immobiliarista americano sul fronte dell’economia si basano sulla promessa di un netto taglio delle tasse e della creazione di nuovi posti occupazionali.
Sul fronte commerciale, Trump accusa Cina, Messico e Giappone di aver “rubato” il mercato agli Stati Uniti: gli accordi commerciali stipulati in passato sono stati negoziati senza protezioni per i lavoratori americani e senza priorità. Trump da questa critica promette di rielaborarli per rilanciare l’economia degli USA.
Critica aspramente il trattato TTP (Trans-Pacific Partnership) definendolo come uno “stupro del nostro Paese” e ha promesso agli americani di incrementare le imposte su alcuni partner commerciali, Cina e Messico in primis, che cagionano un’iniqua ed antietica competizione nei confronti del mondo occidentale, in particolare degli USA, venendo a causare una forte crisi economica sul sistema commerciale mondiale. Gli obiettivi e le critiche di Trump hanno buono fondamenti e buone osservazioni, ora basta promesse, è l’ora di mettere in pratica le meravigliose doti imprenditoriali che lo hanno condotto ad essere un magnate della finanza e del mercato immobiliare.


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