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Le conseguenze di un bacio

C’è una barzelletta molto nota a chi studia psicologia che è quella del topo di laboratorio che dice del suo sperimentatore: “Ho addestrato il mio umano in modo che ogni volta che suono questo campanello lui reagisca portandomi del cibo”.

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Il topolino della barzelletta, quindi, vede la stessa sequenza S-R (stimolo-risposta) diversamente dallo scienziato: nel modo di vedere del topolino il fatto di suonare il campanello costituisce lo stimolo che esso (il topo) somministra allo sperimentatore; mentre per lo sperimentatore il fatto è una reazione ad uno stimolo precedente somministrato da lui stesso.27a8db438017234993e1b6ce13fe0884

In modo analogo, nella prospettiva del topo, il cibo è una reazione dello sperimentatore mentre per lo sperimentatore è un premio.

Una caratteristica fondamentale della comunicazione riguarda quindi l’interazione – lo scambio di messaggi – tra comunicanti. Osservando dall’esterno si può considerare una serie di comunicazione come una sequenza ininterrotta di scambi. Tuttavia per quelli che stanno comunicando introducono sempre qualcosa di rilevante che si definisce “la punteggiatura della sequenza di eventi”[1].


“Lo psicologo che studia il processo di stimolo-risposta confina, tipicamente, la sua attenzione su sequenze di scambio così brevi che è possibile etichettare un elemento (item) in ingresso come “stimolo” e un altro elemento come “rinforzo” mentre quel che il soggetto fa tra questi due eventi viene etichettato come “risposta”. All’interno della breve sequenza così ritagliata, è possibile parlare della “psicologia” del soggetto.” [2]

Saltiamo la parte del “perché” è necessario punteggiare ovvero dare un ordine, un Gestalt, alla comunicazione o alla sequenza di eventi che circondano ogni essere vivente e proviamo a soffermarci su quello che Paul Watzlawick ha formulato ne “la Realtà della Realtà”: “Senza quest’ordine il mondo apparirebbe davvero casuale, cioè, caotico, imprevedibile ed estremamente minaccioso”. [3]

 

Gli studiosi  di Gestalt, già dal 1922[4] hanno dimostrato come questo ordine sia radicato nei livelli più profondi della neurofisiologia delle nostre percezioni ed il suo effetto lo riconosciamo fino ai gesti più casuali e quotidiani dell’essere umano come la creatività, l’arte e l’umorismo. Ad esempio, la punteggiatura – come ci racconta Watzlavick – è alla base di quest’altra barzelletta (che gran simpaticone, eh?):

“Un uomo arriva in paradiso ed incontra un vecchio amico, seduto e con in grembo una giovane bellissime e sensuale. “E’ davvero il paradiso”, dice il nuovo arrivato, “lei è il tuo premio?”. “No”, risponde il vecchio con tristezza, “io sono la sua punizione”.

Senza esagerare possiamo dire che cambiando ordinamento alle sequenze si verifichino realtà completamente diverse. Questo è molto evidente in alcune forme di litigi. Una mamma può vedersi come l’unico collegamento fra i figli e suo marito: potrebbe pensare che se non ci fosse non ci sarebbe nessun contatto fra loro. Ma il marito, ben lontano da condividere il suo punto di vista, la vede come un muro, un ostacolo fra loro e lui: se non fosse sempre in mezzo potrebbe avere un rapporto molto più libero con i suoi figli. Se non facciamo la giusta attenzione e non ci accorgiamo che il problema è che è solo di punteggiatura – e nessuno dei due sta sbagliando atteggiamento – potremmo cadere nell’errore di considerare uno dei due cattivo o, peggio, pazzo e sono le tipiche accuse che si lanciano quando la comunicazione crolla a causa di una punteggiatura contrastante.

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Durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale e nei primi anni del dopoguerra milioni di militari americani passarono per l’Inghilterra (diretti verso l’Europa centrale). Uno dei tantissimi aspetti dell’interazione culturale che fu interessante analizzare fu il corteggiamento.

L’aspetto più interessante fu che i soldati americani e le ragazze inglesi si accusarono in modo reciproco di essere molto sfacciati e di “arrivare subito al sodo”, sessualmente parlando.

Strano: come potevano accusarsi entrambe le parti della stessa cosa? Vista da fuori, appunto, la soluzione era semplice: andare a letto insieme.

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Col tempo però venne alla luce un interessante problema di punteggiatura: in tutte e due le culture il corteggiamento, inteso come tutto il tempo fra il primo contatto visivo e il rapporto sessuale, attraversa approssimativamente trenta passaggi distinti; ma la successione (e quindi la punteggiatura) è diversa nelle due culture.

Mentre il bacio, per esempio, viene relativamente presto per gli americani (diciamo, per facilità di ragionamento, al quinto posto), è considerato un comportamento erotico per gli inglesi e quindi arriva verso la fine (diciamo al venticinquesimo posto). Ciò significa che quando il soldato americano pensava fosse il momento giusto per un bacio innocente la ragazza inglese si trovava di fronte ad un comportamento, che per le sue basi culturali (è chiaro: inconsce) non si adattava a quel momento della relazione. Non solo si sentiva privata dei venti passaggi precedenti, ma dal suo punto di vista aveva davanti una scelta: baciare e quindi essere molto vicina al rapporto sessuale oppure sottrarsi ed interrompere il rapporto. Nel primo caso però il soldato americano si sarebbe trovato a sua volta in una situazione che lui, questa volta, avrebbe trovato svergognata, perché dal suo punto di vista era ancora allo step numero cinque.
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Se dovessimo commettere l’errore di considerare soltanto uno dei due punti di vista e ci dimenticassimo quindi della punteggiatura, per esempio considerando soltanto il punto di vista della ragazza arriveremmo ad una diagnosi veloce:  se corre via all’improvviso è isterica, se si offre sessualmente è un po’ ninfomane. Grazie, Freud.

Quindi ci accorgiamo ancora che affrontiamo un conflitto che non può e non deve essere ridotto alla cattiveria o alla pazzia di uno dei partecipanti, dal momento che ha radici soltanto nella natura del loro blocco comunicativo.

“Ciò che non possiamo pensare, non lo possiamo pensare. Nemmeno dunque possiamo dire ciò che non possiamo pensare” ci fa notare un lapalissiano Wittgenstein oppure, come ha detto Laing “Se non so di non sapere, credo di sapere; se non so di sapere, credo di non sapere”.

Quindi, la prossima volta che passerete per Londra, di ritorno da New York, durante il viaggio fate mente locale e ricordatevi che se con Jane, a Manhattan il bacio della buonanotte non preludeva necessariamente farla salire per mostrarle la vostra collezione di farfalle, l’analoga attenzione labiale riservata invece a Mary di Soho è un chiaro invito alla conoscenza in senso biblico.

Attrezzatevi.

 

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