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Cinque ruoli dimenticati, cinque attori nati

Senza questi film, cinque nomi fin troppo famosi non sarebbero stati considerati per i capolavori che hanno poi contraddistinto la propria carriera, e il cinema di conseguenza. Alcuni attori come Dustin Hoffman in The Graduate (1967) o Ben Kingsley in Gandhi (1982) si ritrovano già in film classici al primo ruolo da protagonista. Questa classifica, invece, considera solo film che non hanno altra colpa se non di essere stati ingolfati dalla sabbia del tempo.

 

  1. Scarlett Johansson in Ghost World (2001)

Johansson inizia la sua carriera da piccola, interpretando tra le altre cose la figlia di Sean Connery in un dimenticabile thriller (Just Cause del 1995). Tecnicamente non il suo primo ruolo da protagonista, quello di Ghost World è però il primo da vedere. Assieme a lei vi recitano Steve Buscemi e Thora Birch, che interpreta Jane Burnham in American Beauty (1999). Il film è un magnifico ritratto della perdita di aspettative che avviene nel periodo di passaggio tra scuola e vita reale. Le due protagoniste sono personaggi cinici ed esclusi dalla cerchia sociale scolastica, il che prende un tono diverso nel momento in cui la routine cambia e il futuro si fa vivo, a un’età in realtà ancora acerba. Johansson brillerà poi in Lost In Translation (2003) di Sofia Coppola, con un personaggio di chiara ascendenza: una combinazione del suo e di quello di Thora Birch di Ghost World. I due film infatti condividono un delizioso sapore esistenzialista.

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  1. Matthew McConaughey in Dazed And Confused (1993)

Il primissimo ruolo di McConaughey arriva in uno degli indie più spettacolari, diretto da un re (secondo alcuni fondatore) del genere; Richard Linklater. Dazed And Confused non è esattamente dimenticato, in particolare dagli appassionati (come Quentin Tarantino che ha pubblicamente speso belle parole al riguardo). Questo racconto di un ultimo giorno di scuola ambientato nella città del regista (Austin, Texas) nel 1976 è segnato dal rock classico e da un’orda i personaggi con non hanno nulla in comune, se non la geografia e l’attrazione per il senso di spensieratezza comune che una festa aperta può procurare. Una specie di rivisitazione del più classico American Graffiti (1973), questo film sembra per certi versi essere una sua evoluzione; è più facile identificarsi con i personaggi, i quali rappresentano dei lati umani più significativi. McConaughey è eccentrico quanto memorabile, e questo tipo di performance non fa parte né della trivialità di molti film in cui recita successivamente, né della serietà di quelli più recenti. E’ il tipo di ruolo proprio di una commedia rara, capace di parlare allo spettatore senza che se ne accorga.

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  1. Winona Ryder in Heathers (1988)

Questa satira con Winona Ryder e Christian Slater è precedente ai suoi lavori per grandi registi (Tim Burton, Francis F. Coppola, Martin Scorsese, Woody Allen), ad altri film ingiustamente dimenticati (Reality Bites di Ben Stiller del 1996) e ad altri classici come Girl, Interrupted (1998). Oggi però si associa Winona Ryder quasi esclusivamente alla nuova serie Stranger Things. Heathers è un film così impegnato a creare un quadro caricaturale che, durante la visione, sembra che si stia vedendo un film destinato a non superare l’originalità della premessa. L’ultimo atto rimescola però improvvisamente e del tutto le aspettative, e conclude la satira dandole peso, significato idealistico e, soprattutto, un superbo livello di limbo interpretativo. I ruoli successivi di Ryder dimostrano la fortuna che abbia avuto a essere stata scritturata per parti spesso molto diverse tra loro; discorso valido anche per l’unicità del suo ruolo in questo primo capolavoro.

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  1. Al Pacino in The Panic In Needle Park (1971)

A parte pochi istanti in un film precedente, questo è il primo film con Pacino ed è già un ruolo da protagonista. Figlio del cinema vérité accusatorio di quell’epoca, questo film è in realtà un’analisi sottile di tenerezza in una coppia nel malfamato giro di droga di New York. A differenza di ciò che succede con questo genere di film quando recenti, The Panic In Needle Park non è all’insegna della prevedibilità, proprio perché la sua forza non risiede nella trama ma nelle sentitissime performance di Pacino e Kitty Winn. Come per il resto dei ruoli che Pacino interpreta attraverso gli anni ’70, ogni suo gesto al limite della percettibilità è al servizio del personaggio in questione. Lui e la sua co-protagonista, particolarmente sensibile, sarebbero motivo abbastanza per vedere questo film, ma il film è anche un “mood piece” fuori dall’ordinario per le note che tocca, nel mondo che sta investigando, come nessun altro.

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  1. Kevin Spacey in Glengarry Glen Ross (1992)

Questo è forse il film con il cast più prestigioso che sia stato fatto, e poi dimenticato. Oltre a Spacey, sono coprotagonisti Al Pacino, Jack Lemmon, Ed Harris, Alec Baldwin, Alan Arkin e Jonathan Pryce. Scritto da David Mamet, premio Pulitzer per l’opera teatrale omonima, questo dramma umano contiene dialoghi veloci e scontri verbali psicologicamente violentissimi tra personalità delineate alla perfezione. Il ritmo è cadenzato così meticolosamente che non ci si accorge quasi del minimalismo di trama e location. Spacey compare in vari film precedenti, ma mai di questo calibro e in ruoli mai essenziali. Questo ruolo infatti gli permette di fare la differenza anche solo col grado di chino della testa, che può esprimere gradi diversi di sensibilità relativamente ai dialoghi –di accusa- rivolti al suo personaggio. Più di un decennio dopo, Spacey dichiara ancora pubblicamente che si tratta del film più sottovalutato della sua filmografia. E’ estremo l’intento del cinema generalista a compiacere un pubblico che non sa cosa vuole, quanto è impegnato questo tipo di film a cercare di rappresentare qualcosa di onesto.
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