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Chiedetelo a Virginia

andate a chiederlo ai poeti” – S. Freud
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Martha e George sono una coppia di mezza età che ha invitato a casa un collega di lui con sua moglie, Nick e Honey. Complici l’ora tarda e i fumi dell’alcool, i quattro si addentrano in una specie di “gioco della verità” che porta le due coppie a mettere a nudo tutto di sé, soprattutto i padroni di casa. Martha sostanzialmente accusa George di essere un fallito portato in alto professionalmente dal padre di lei, George accusa Martha di essere una bambina viziata buona a nulla, entrambi approfittano dell’ingenuità dei loro due giovani ospiti per prendersi gioco di loro e dei loro problemi di coppia, quasi “invidiati” nella loro leggerezza di fronte ai cocci di un matrimonio ormai in pezzi come quello di Martha e George. In un crescendo di cupezza, Martha e George, lasciati soli dalla fuga dei loro ospiti, si ritrovano a piangere sul cadavere di un figlio immaginario, che George ha approfittato per far “morire”.

Il film del 1966 è celebre, grazie a Richard Burton ed Elizabeth Taylor, ma “Chi ha paura di Virginia6859 Woolf” (Whos afraid of Virginia Woolf?) è un dramma teatrale del 1962 e rimane tuttora uno degli spettacoli più conosciuti e replicati al mondo, oltre che al più famoso di Edward Albee.

L’azione vera e propria della messa in scena, che secondo un critico rappresenta “un limbo di caratteri domestici e scorbutici”[1], è molto limitata. Sono, per la maggior parte, dialoghi complessi, ricchi di particolari a creare l’azione della scena. Eppure sviluppano in modo stupefacente l’intreccio di comunicazione dell’interazione fra i (soli) quattro attori più di quanto sarebbe stato possibile se l’autore avesse scelto una narrazione più classica.

L’intreccio

Il primo atto è intitolato “Giochi e divertimento” e ci presenta il rissoso stile verbale di una coppia “storica”, l’argomento del figlio mitico e le pose da seduttrice – molto stereotipate nell’opera – che Martha assume nei confronti di Nick. Ecco che ad un certo punto Martha attacca George con una battuta sarcastica riguardo il fallimento professionale di George: è il climax.

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L’atto secondo, “Walpurgisnacht” (Sabbia delle streghe) riprende da George e Nick lasciati soli nelle stanza mentre si confidano in modo quasi competitivo: George parla della morte dei suoi genitori – in terza persona – mentre Nick spiega le ragioni del suo matrimonio. Le donne ritornano e Martha comincia a ballare sfacciatamente con Nick, in segno di sfida a George. Si passa al primo gioco: “umiliare il padrone di casa”; Martha rivela agli ospiti come sono morti i genitori del marito, quindi lui la picchia. Poi George inizia il secondo gioco: “prendere di mira gli ospiti” e svela il segreto del matrimonio imposto dalla falsa gravidanza, mortificando profondamente Nick e Honey. A questo punto il gioco successivo è “saltare sulla padrona di casa” e Martha comincia a fare avance a Nick, che però non riesce a collaborare a causa anche di tutto quello che ha bevuto.
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L’ultimo atto, “l’esorcismo” si apre con Martha che è rimasta sola e si rammarica per il suo sfortunato tentativo di tradimento. George ha preparato l’ultimo gioco: “alleviamo il bambino” e riunisce gli altri per lo scontro finale. Rivela tutta la storia che hanno creato sul figlio e poi annuncia a Martha che il ragazzo è morto in un incidente stradale. Questo esorcismo è chiaro per Nick (“Gesù, credo di aver capito!”[2]). Nick e Honey se ne vanno e il dramma termina con una nota di spossatezza perché non è chiaro se i padroni di casa continueranno a giocare ai genitori o se è finalmente diventato possibile un cambiamento dei loro modelli di relazione.

Tempo e Ordine

Gregory Bateson ha definito la psicologia sociale come “lo studio degli individui alle relazioni di altri individui” aggiungendo che “occorre considerare non soltanto le reazioni di A al comportamento di B, ma anche come queste reazioni influenzeranno il successivo comportamento di B e l’effetto che tale comportamento avrà su A”. [3]

George e Martha sono individui interessanti ma non vanno estrapolati dal loro contesto (in primo luogo il loro rapporto); sarà piuttosto la sequenza delle loro azioni e reazioni a costituire l’unità della nostra analisi: come Martha reagisce a George e come George reagisce a Martha. Accomunandosi queste operazioni assumono un ordine che – anche se è astratto – include processi sequenziali.

Sistema

Un sistema interattivo (per semplificare) è composto da due o più comunicati impegnati nel processo di definire la natura della relazione (o che si trovano a un livello tale per farlo. I modelli di relazione esistono indipendentemente dal contenuti anche se nella vita reale si concretizzano attraverso il contenuto, come è naturale, o siano resi evidenti da essi.

Se proviamo a concentrarci sul contenuto di quelle che le persone di comunicano a vicenda, allora ci accorgeremo che manca quasi del tutto ogni continuità, ogni sequenzialità nell’interazione.

Per esempio: nel caso di Virginia Woolf lo spettatore assiste a una sequenza caleidoscopica di eventi sempre in cambiamento, ma qual è il comune denominatore? Alcool, impotenza, sterilità, omosessualità nascosta, sadismo – potremmo proporre per dare una ragione a quello che in realtà succede in moltissime ore piccole di domenica  tra le mura domestiche. Ingmar Begman, che ha curato l’edizione teatrale a Stoccolma, ha posto in rilievo “il riferimento cristologico del sacrificio compiuto dal padre – il figlio che è stato un dono del padre alla madre, del cielo alla terra, di Dio al genere umano”[4]

L’autore però offre un punto di vista completamente diverso: intitola “giochi e divertimento” il primo atto e per tutta la durata vengono proposti giochi di relazione le cui regole sono richiamate di continuo, seguite e violate. Sono giochi terribili, spaventosi e senza la minima componente divertente. Ma soprattutto non rispondono mai alla domanda “perché?”.

Quindi non ce ne frega molto sapere se, per esempio, George sia davvero un fallito. Consideriamo Nick per un attimo: i continui riferimenti di George [ad es.: pp 36-40, 65-88] alla storia e alle biologia del futuro. Può sembrare una preoccupazione personale, quasi petulante, persino una allegoria della lotta del conservatore (George) contro il futurista (Nick) che ha come premio finale la “madre Terra”, per usare la definizione che Martha dà di sé [p. 189]; oppure di tutto e/o di altro.

Ma se ci fermiamo invece a considerare nei termini della relazione tra George e Nick, questo argomento lo potremmo definire un “bean bag”, cioè un cuscino – un medium attraverso si manifesta il loro gioco. Potremmo anche definire le disgressioni di George provocazioni latenti, una specie di difensiva e quindi una comunicazione di grandi interesse che comporta squalificazione, diniego della comunicazione e una punteggiatura che porta alla “profezia autoavverante” in cui Nick prende davvero la moglie di George, Martha.

Anche a George e Martha accade lo stesso: sono così presi dalla lotta di relazione che il contenuto non importa, non riesce mai a toccarli – si rispettano a vicenda nel sistema.

Assoluto

Con un po’ di astrattismo descriveremmo la Gestalt come la qualità emergente di questo insieme di personaggi. Le loro relazioni sono qualcosa di più e di diverso da quello che le persone portano in sé. Per chiarezza: quello che è George o Martha non spiega, non giustifica il comporto che costituiscono insieme né come ci siano arrivati.

Frantumare questo “assoluto”, dargli i tratti o la struttura di una persona singola significherebbe separare i personaggi e negare che i loro comportamenti abbiano un loro significato nel contesto; in altre parole l’assoluto è la definizione dei legami di stimolo-risposta-rinforzo che Bateson e Jackson [5] hanno descritto.

Un sistema interattivo in corso

A questo punto per descrivere il significato dell’interazione che abbiamo preso per oggetto, ci serve tracciare uno schema delle regole e delle tattiche di George e Martha secondo il nostro punto di vista, quindi secondo la nostra punteggiatura.

Il loro gioco è chiaramente una escalation simmetrica: ognuno di loro sta al passo con l’altro o cerca di superarlo, dipende da chi sta punteggiando in quel momento. La lotta è definita fin dall’inizio, quando i due offrono una rassegna di escalation simmetriche: “Ci teniamo in allenamento” afferma George [p 35]. In ogni scontro il contenuto, la forma sono diversi ma lo scheletro, la struttura è sempre la stessa. Quando ridono significa che hanno raggiunto un punto di equilibrio.

Esempio: Martha ad un certo punto apostrofa il marito con “Mi fai vomitare!”. George, con distacco: “Dire una cosa del genere non è mica molto gentile, Martha.”
Martha: “non è che?”
George: “…molto gentile.”
Martha, con un po’ meno eleganza: “Sì, mi piace farti uscire dai gangheri. Vederti fuori di te è la cosa… che mi piace di più. Sei un tale… fesso! Non hai neanche il… il come si dice?”
George: “…nerbo?”
Martha: “Che battuta originale!” [pp 13-14]

Poi una risata – perché forse hanno collaborato – e si giunge alla chiusura. Il riso in questo caso stabilizza, segna l’accettazione ed è omeostatico.

Un’altro aspetto interessante è che i due non fanno nient’altro che darsi ordini o controllarsi a vicenda e poi si guardano bene dal prendersi in considerazione.

Martha, lontanissima dal dire “potrei…per favore” non dice nemmeno “puoi darmi…” ma direttamente “Ehi! E mettici un altro po’ di ghiaccio in questo bicchiere!” [p 14] e analogamente con i baci e con la porta. Non lo fa soltanto perché è sgarbata: diversamente si metterebbe in una posizione di inferiorità, come George dimostra in una scena successiva con una buona manovra davanti agli ospiti:

George (riesce a controllarsi con un grande sforzo; poi, come se lei gli avesse detto semplicemente « Carissimo George ») “Si, Martha? Posso far qualcosa per te?”
Martha (divertita) “Be’… certo.., puoi accendermi la sigaretta, se vuoi.”
George (medita un poco, poi si decide) “No… ci sono dei limiti. Voglio dire che si può accettare solo quel tanto che ci evita di scendere un piolo o due sulla vecchia scala dell’evoluzione… (a Nick) … che è poi il suo campo, immagino… (di nuovo a Martha) perché se no si sprofonda, Martha, ed è una strana scala… dove non si può tornare indietro.., cioè riprendere a salire una volta che si è scesi. (Martha gli manda un bacio pieno d’arroganza). Ora…sono pronto a tenerti la mano quando è buio e hai paura dell’orco o a portar fuori le tue bottiglie di gin dopo mezzanotte, in modo che nessuno possa vederle.., ma non ti accenderò la sigaretta. E questo, come sul dirsi, è tutto.”
Martha: (sottovoce) “Gesù!”
[pp. 50-51]

Ma gli eventi che si scatenano poi (e questo è l’importante) sono sempre attinenti alle regole fondamentali e alle tattiche dei due coniugi. L’obiettivo della lotta resta sempre denigrare, insultare l’altro. Martha è direttamente volgare, ma in realtà è George che prima lo provoca e poi lo fa ricadere su di lei. D’un tratto George non solo fa una manovra complementare (non raccoglie la minaccia di tradimento) ma arriva anche a suggerirle di fare quello che vuole e provoca la situazione soffiando sul fuoco. Per lui è però doloroso [p 173] fare questa scelta perché non intende in realtà oltraggiare la moglie.

Martha è pronta per una nuova escalation, non per questo tipo di comunicazione (che si chiama “prescrizione del sintomo”) che la lascia indifesa e per dirla con Albee “stranamente infuriata” [p 168]. Quando lei annuncia il tradimento, George risponde che leggerà tranquillamente un libro.

Ora Martha ha davanti a sé due alternative: fermare il gioco o continuarlo. Sceglie di continuare a baciare Nick, mentre George è immerso nella lettura e non interviene. Allora lei tenta un secondo approccio:

Martha (dopo) “Sai che cosa sto facendo, George?”
George “No, Martha, che cosa stai facendo?”
Martha “Sto intrattenendo. Sto intrattenendo un ospite. Sto sbaciucchiando un ospite.”
GEORGE (apparentemente distratto, sempre senza alzare gli occhi) “Oh, bene. E quale?”
MARTHA (livida) “Oh, perdio, come sei spiritoso. (Si stacca da Nick e si porta nella visuale di George. Si regge male in equilibrio e inciampa o urta contro i campanelli della porta che incominciano subito a tintinnare).
George “C’è qualcuno alla porta, Martha.”

Contrariamente a quel che appare in superficie o negli esempi specifici il gioco dei due marito-moglie non è soltanto un conflitto aperto. Negli aspetti generali sembra piuttosto che si tratti di un conflitto collaborativo o di una collaborazione conflittuale. E’ possibile che la loro escalation non possa andare oltre un certo limite ed è implicito in quel che abbiamo detto che il gioco viene seguito secondo certe regole che entrambi rispettano.

Sono regole che rappresentano la linea fondamentale della simmetria e, all’interno del gioco, assegnano una specie di valore alla vittoria o alla sconfitta. Se non ci fossero non avrebbero significato.

Dovrebbe ora essere chiaro che anche la descrizione di un sistema familiare artificiale, inventato quindi, abbastanza semplice richieda in realtà un’elaborazione di notevoli proporzioni, perché le variabili che si verificano in base ad alcune regole di relazione sono spesso innumerevoli ed estremamente dettagliate. (viene in mente l’interpretazione di Freud del sogno di Irma: “L’esposizione del sogno richiede mezza pagina e l’interpretazione otto).

Si dice un sistema stabile rispetto ad alcune variabili se le variabili restano entro alcuni limiti predefiniti; questo è vero anche per Martha e George. “Stabilità” può sembrare il termine più inappropriato per descrivere questi giochi ma il punto centrale si basa su variabili prefissate. Sono incredibilmente vivaci, imprevedibili, chiassosi e scabrosi: senza ritegno e buone maniere e sembra che tutto sia lecito. Sembra impossibile descrivere cosa accadrà, piuttosto ci sembra facile descrivere come accadrà.

Questo ambito si chiama calibrazione, la “messa a punto” del sistema. La simmetria del loro comportamento definisce la qualità e il limite più basso di questo ambito, cioè raramente si registra un comportamento che sia asimmetrico e solo per brevissimi periodi.

Il limite più alto è rappresentato dal loro stile particolare, da una certa retroazione negativa nella complementarità e dal mito del figlio che, impegnando tutti e due, pone un grande limite nell’entità degli attacchi e impone una stabilità ragionevole.

Ma anche nei comportamenti simmetrici, George e Martha sono limitati, la loro simmetria è quella del potlatch (rituale di certe tribù indiane in cui i capi gareggiano a distruggere quanto possiedono, bruciando simbolicamente i loro beni) la cui caratteristica è la distruzione piuttosto che il compimento.

Con l’escalation della distruzione del figlio, a mio parere, il sistema è giunto ad una drammatica fine: hanno scalato quasi senza limitazione finché non hanno distrutto le loro stesse limitazioni.

E’ necessario un nuovo ordine interattivo. Sia George che Martha esprimono la loro paura ed insicurezza, miste a speranza, su questo dato di fatto.

Cosa ne pensi?