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Cantieristica italiana: punta di diamante tra luci ed ombre

E’ finita solo ieri la 56esima kermesse del Salone nautico di Genova con una buona presenza di pubblico (+6,2%), di operatori del settore ed istituzioni politiche; un evento questo, come è stato definito da molti, “una manifestazione scaccia crisi” che ha comunque riportato l’attenzione di tutti, comprese le istituzioni politiche, al comparto nautico delle unità da diporto che, dopo anni di fatiche e di crisi, specie sul fronte dei consumi domestici italiani, sembra rivedere un po’ di luce con una domanda brulicante e dinamica, specie sul mercato estero. E tra pochi giorni il via ad un altro appuntamento imperdibile per chi è appassionato al mondo degli yacht di lusso: infatti, proprio da mercoledì 28 settembre a sabato 1 ottobre si svolgerà la 26esima edizione del Monaco Yacht Show nel Principato di Montecarlo presso Port Hercule con 580 espositori, 125 mega yacht tra i 25 ed i 100 metri. Una kermesse da non perdere!

La politica non è stata di grande ausilio nel supportare il settore nautico

«La politica ha penalizzato la nautica, ha creato molti problemi per l’idea sbagliata che fosse una cosa esclusiva per ricchi e che non fosse un settore prioritario», così commenta il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini che ha visitato il Salone nautico. «In realtà la nautica italiana crea occupazione, lavoro, è leader nel mondo nel comparto dei grandi yacht. È un’industria di eccellenza, perché porta l’immagine degli italiani nel mondo e perché è un settore trainante anche per il turismo …. mi dicono che sono il primo ministro del Turismo che viene al Salone. Questa, già da sola, è una prova di quanto ritardo c’è stato da parte della politica. Chi ha un ruolo di governo deve prendersi le responsabilità di quelli che lo hanno preceduto».

Franceschini ha aggiunto: «Faremo molte cose che sono già indicate nel piano strategico del turismo per i prossimi cinque anni. Ci sono delle potenzialità di collegare i porti come porta di accesso al paese, di offrire oltre al mare arte, cucina, cibo, paesaggio, moda, shopping. Se mescoliamo tutto insieme siamo straordinari e unici al mondo».  Negli anni si è pensato che questo settore fosse riservato solo ai ricchi, anche con una tassazione elevata, invece qui si crea occupazione e lavoro. I grandi marchi, gli yacht, portano l’immagine dell’eccellenza italiana nel mondo: un traino per il turismo italiano!

Non possiamo negare che, dalle sue origini ad oggi, non vi siano stati momenti di vero sviluppo e che, odiernamente la nautica italiana abbia assunto un volto innovativo, moderno e competitivo sul fronte produttivo, numerose sono le maestranze artigianali e di manodopera specializzata disseminata nel territorio nazionale in aree geografiche quali Liguria, Toscana, Veneto, Marche, Emilia Romagna, Lazio, Campagna, Sardegna e Sicilia. Queste maestranze ed eccellenze artigianali non sono altro che un patrimonio che tutta l’umanità ci invidia e tenta di imitare senza replicare il nostro successo imprenditoriale. Il prodotto barca è un prodotto estremamente complesso dal punto di vista produttivo e distributivo e molti sono i componenti che entrano in gioco nella fase di progettazione e di costruzione del prodotto barca.

Il prodotto barca e specificità del comparto nautica

Nella nostra realtà, troviamo cantieri prestigiosi che curano l’intera lavorazione in cantiere e si occupano di ogni fase di costruzione fino alla vendita del prodotto; altri, cantieri di dimensioni minori affidano molte fasi delle lavorazioni in appalto, a ditte esterne mentre in cantiere ci si occupa sono della fase di assemblaggio. Importante è poi la relazione che si viene ad instaurare con i fornitori di motori (Cat, Volvo Penta), di strumenti elettronici e di falegnameria che, per il loro elevato valore aggiunto, sono i fattori che inevitabilmente portano a fare “lievitare” il prezzo di questo prodotto di lusso che pochi “Paperoni” possono permettersi. Ecco perché, le barche, specie gli yacht di lusso sono i più ricercati ed emblema del nostrano “Made in Italy” per il loro design ed affidabilità qualitativa.

All’interno del comparto della cantieristica italiana non possiamo non notare che vi siano delle situazioni “contradditorie”: la costruzione della navi da trasporto standard è, da diversi e parecchi anni, stata de-localizzata quasi interamente in Estremo Oriente, il calo della domanda di trasporti marittimi è ricaduto sull’intera domanda di navi a basso contenuto tecnologico, le quali sono oggetto di attenzione da parte dei cantieri asiatici dediti maggiormente alle navi da crociera. La produzione italiana di traghetti, navi da crociera e navi da diporto è stata fino agli anni pre-crisi 2008-2009 una produzione abbastanza vitale, dal biennio di crisi ad oggi forte è la contrazione e calo della domanda.

Un altro fattore che ha giocato un ruolo determinante nella crisi che ha scosso il settore della nautica italiana è stato il decremento dei trasporti marittimi negli anni “neri” e la conseguente sovra-capacità dimensionale e produttiva. Infatti, fino al 2006 il traffico marittimo era dinamico e vitale, compresa la richiesta di materie prime e di manufatti, proveniente soprattutto dalle economie dei paesi emergenti come Russia, Cina, India, Brasile, Sudafrica ma, pure anche dagli Stati Uniti d’America e dal Giappone.  Spesso, per questa domanda dinamica, gli armatori e i finanziatori si sono trovati più volte in difficoltà nell’evadere gli ordini in tempo per l’eccessiva mole di consegne. Così, la cantieristica nostrana, negli anni della crisi economica internazionale e della riduzione dei trasporti marittimi, si è ritrovata con una capacità produttiva in eccesso. Non pochi sono stati i casi di armatori che hanno, in un contesto economico globale mutato e precipitato, dovuto rinunciare agli ordini in corso, hanno allungato i tempi di consegna con la conseguenza di versare penali, molti cantieri si sono trovati costretti a chiudere e molti hanno dovuto richiedere l’intervento diretto dei poteri pubblici per fruire di un sostegno economico nella difesa delle aree a vocazione imprenditoriale ed artigianale. Questa brusca battuta d’arresto ha determinato un surplus d’imbarcazioni che reperiamo sul mercato a prezzi molto interessanti ed addirittura alcune a “chilometri zero”. Nonostante la timida ripresa dal 2010 ad oggi, i numeri di commesse nautiche non è di certo comparabile con quelli ai livelli di pre-crisi sia in termini quantitativi che a valore.

Esigenze di ri-equilibrio nel settore nautiche: sfide per il futuro

La sovra-capacità può innescare, così come successo in passato, pericolose tensioni sui prezzi nonché il ricorso a pratiche “sleali” da parte dei concorrenti asiatici ed un loro tentativo di entrare in segmenti a maggiore valore aggiunto. Il riposizionamento strategico delle imprese che operano nel comparto cantieristico italiano deve focalizzarsi su nicchie di mercato ad elevata complessità produttiva, quindi si deve perseguire una strategia di focalizzazione orientata verso la differenziazione. Ciò deriva proprio dalla necessità di “slegarsi” da una competizione unicamente basata sul fattore pricing, che ci vede perdenti già in partenza. Inoltre, si deve competere puntando sulla disponibilità di strutture e skills progettuali in grado di operare sistematicamente sull’innovazione e di spostare in avanti la frontiera tecnologica del prodotto e del processo. Questa scelta, unita alla costante attenzione verso il mercato ed alla capacità di adeguarsi rapidamente ai cambiamenti del contesto competitivi, devono divenire i presupposti fondamentali per poter affrontare con successo la sfida della globalizzazione.