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Il logo di Black Mirror

“Black Mirror”: benvenuti nel presente distopico di Charlie Brooker

Black Mirror è uno schermo nero televisivo. Vuoto e spento. Uno specchio che non riflette ma inghiotte. Risucchia lo spettatore in una realtà distorta e distopica. Eppure non così lontana. Ci fa vedere un futuro che in realtà è già oggi, o se non oggi, forse domani. Black Mirror non ci mostra infatti un mondo temporalmente lontano, con uomini che volano o colonie di cittadini che vivono su Marte dopo un disastro nucleare. La serie ideata da Charlie Brooker, come uno “specchio nero” appunto, riflette noi stessi, nel nostro quotidiano, solo un pò più inquietante e un pò più tecnologico.
Ma è chiaro che quello che accade negli episodi, è soltanto un potenziamento di ciò che già la tecnologia sta facendo oggi alle nostre vite. È come se Charlie Brooker ed il suo team, avessero saputo guardare solo qualche giorno più avanti, nelle nostre esistenze di oggi. Black Mirror non è una profezia, ma una visione disincantata di ciò che già sta accadendo. È lo “specchio nero” che ci fa prendere coscienza della realtà che stiamo plasmando intorno a noi, “aiutati” dalla tecnologia. Non è un futuro inquietante, ma un presente distopico.

Charlie Brooker
L'autore di Black Mirror

Dietro all’universo nero di Black Mirror c’è un nome, Charlie Brooker. Charlton Brooker, classe 1971, è uno sceneggiatore, conduttore televisivo, e produttore britannico. Negli anni ’80 Brooker è fumettista sulla rivista Oink! e si iscrive poi ad una Laurea in Scienze della Comunicazione. L’autore di Black Mirror non otterrà mai il diploma però, sostenendo che la tesi da lui presentata, sui videogiochi, non era stata giudicata di argomento “accettabile”. Negli anni ’90 Brooker è giornalista per la rivista PC Zone, perla quale, oltre a recensire giochi, cura anche un fumetto dal titolo Cybertwats. Dalle pagine del fumetto emergono già le fantasie su un futuro distopico, che Brooker avrebbe poi perfezionato e sublimato in Black Mirror. Nel febbraio 1998 infatti una delle vignette di Brooker causa la rimozione della rivista dagli scaffali di molte edicole inglesi. Il fumetto era intitolato Helmut Werstler’s Cruelty Zoo: pensato come un annuncio per un parco a tema, creato da uno psicologo tedesco per i bambini, per poter esprimere i loro impulsi violenti sugli animali anziché sugli esseri umani. Nel 2001 arriva poi Black Mirror, che segna la carriera di Charlie Brooker e lo elegge a “profeta nero” del nostro presente distorto e tecnologico.

Dentro lo Specchio Nero
La prima puntata della nuova serie di Charlie Brooker, prodotta da Endemol, va in onda sul canale televisivo britannico Channel 4 il 4 Dicembre del 2011. Il titolo è The National Anthem (Messaggio al Primo Ministro in Italia). Il Primo Ministro del Regno Unito Michael Callow si trova alle prese con un enorme dilemma, quando la principessa Susannah, duchessa di Beaumont e membro molto amato della famiglia reale, viene rapita. Affinché ritorni a casa sana e salva, il Primo Ministro deve avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta nazionale. E questo è solo l’inizio. In Italia la serie viene lanciata nel 2012, trasmessa da Sky Cinema 1, che promuove anche la seconda stagione, in onda nel 2013. Arriva poi lo speciale natalizio, trasmesso nel Regno Unito il 16 Dicembre del 2014 con il classico titolo White Christmas (in Italia Bianco Natale, uscita nell’Ottobre del 2015). Lo speciale viene poi pubblicato su Nteflix, che produce la terza stagione appena uscita in contemporanea in Inghilterra e Italia il 21 Ottobre 2016, dal titolo Nosedive (Caduta Libera). Netflix ha anche annunciato la produzione di una quarta stagione, prevista per il 2017. Sembra quindi che l’universo distopico di Black Mirror stia progressivamente conquistando gli onori delle cronache, a partire dal fatto che già nel 2012 Charlie Brooker si aggiudica un Emmy Award per quella che viene giudicata la Miglior miniserie in giro sui nostri piccoli schermi neri.

Nuovi episodi, stesse distopiche realtà
Il passaggio della serie sull’altra sponda dell’Atlantico, con l’ingresso in casa Netflix, non sembra però aver scalfito la scarica di cinismo e angoscia che accompagna le creazioni di Charlie Brooker. Se nel secondo episodio della prima stagione 15 Millions of Merit (15 Milioni di Celebrità) in una versione distopica di una realtà futura tutti dovevano pedalare su delle cyclette, per poter dare energia a ciò che li circonda e generare una valuta chiamata Merito, nel primo episodio della terza stagione Nosedive (Caduta Libera), il Merito è diventato Popolarità.
Un'immagine dalla prima puntata
Che si acquista facendosi valutare “5 stelline” da chiunque si incontri per strada, e con cui si abbia un’interazione improntata alla spasmodica ed ipocrita ricerca di approvazione. Che fa guadagnare in Popolarità. Che diventa la nuova valuta per potersi permettere una casa in un quartiere esclusivo, dove il nostro ologramma viene proiettato in un ipotetico futuro roseo e color pastello. Nuova serie quindi, ma stessi universi distopici e angoscianti, e forse non troppo lontani.
La terza stagione

Tra distopia e realismo
Nonostante la presentazione di questi scenari senza via di uscita, Black Mirror non può tuttavia essere definita una serie di fantascienza, o un campanello di allarme per innescare una rivoluzione antitecnologica. Charlie Brooker stesso afferma: «Viviamo in tempi di grandi cambiamenti. È eccitante e preoccupante. Ed è quello che riflette la mia serie, senza mezzi termini». Black Mirror insomma non vuole profetizzare su un futuro “nero”, ma vuole descrivere la realtà come già è, un giorno prima che si avveri. «La forza di Black Mirror è sempre stata quella di usare un altro mondo, diverso e più avanzato dal nostro, per raccontare noi e la nostra quotidianità. Chi siamo e che cosa vogliamo. Quello che diventeremo, invece, è un quesito che Brooker non sembra minimamente porsi: la sua è una visione, non una profezia». Così si esprime Gianmaria Tammaro su Il Foglio.
Black Mirror insomma è una serie antologica, nella quale ogni episodio è diverso dal precedente, senza la presenza di una classica trama orizzontale. Ogni racconto diventa invece un’esperienza a sé stante, uno “specchio nero” che ci mette di fronte alla mostruosità del nostro presente distopico, senza giudicarlo, ma semplicemente ricordandocelo. In modo disturbante e reale.

 

 

Ho 27 anni e sono laureata in Storia dell’Arte, ho vissuto a Milano, Torino e Dublino, attualmente sono in un piccolo ma meraviglioso tratto di costa ligure, ai confini occidentali dell’Italia, a cercare i miei passi. Adoro tutto ciò che è Arte, Cultura, Cinema, Movimento, Creatività. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare, scrivere e conoscere.

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