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Antoine Fuquà dirige e reinterpreta John Struges

Il remake è un sentiero insidioso per un regista, specialmente quando riguarda un film entrato nella storia del cinema come “I Magnifici Sette”; il flop è dietro l’angolo, le critiche ti piombato dall’alto come avvoltoi e le recensioni ti feriscono come i colpi di un revolver. Ma ci sono volte che pur non raggiungendo il paragone con l’originale, alcuni remake riescano ad essere straordinariamente ben azzeccati, scansando lo scetticismo generale.

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Antoine Fuquà dirige e reinterpreta questo Western con maestria, senza sfociare nel  ridicolo, dando quel tono di “moderno” ad un genere che ormai sembra perduto, modificando leggermente la trama è i personaggi.

Se nel capolavoro del 1960 di John Struges , i cowboy erano tutti americani, assoldati da un manipolo di contadini messicani per cacciare un bandito della medesima nazionalità, in quello di Fuquà si ha un divertente miscuglio di eticità che rende unico ogni personaggio e, al posto dei contadini, si ha un paesino di coloni a chiedere aiuto per cacciare un prepotente latifondista.
A guidare “I Magnifici 7” sarà l’inossidabile Danzel Washington, alla sua terza collaborazione con il regista che gli fece vincere l’Oscar come miglior attore protagonista per Training Day.

A seguire il capo banda ci saranno Chris Pratt, che si rivela un buon co-protagonista dall’insospettabile destino, i veterani Ethan Hawke  e  Vincent D’Onofrio (anche loro diretti in precedenza da Fuquà, il primo in Training Day e tutti e due in Brooklyn’s Finest), Lee Byung-Hun, Manuel Garcia-Rulfo e Martin Sensmeiner.

Perchè vederlo? È un prodotto ben confezionato, che diverte il pagante per 2 ore senza stancarlo, caratterizzato da personaggi ben delineati e da battute sprezzanti.

Voto 3,5/5

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