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"America". l'ultima installazione di Maurizio Cattelan

“America”: l’ultima provocante installazione di Maurizio Cattelan

Il Guggenheim Museum di New York

Il Guggenheim Museum di New York

L’ultima opera di Maurizio Cattelan, presentata lo scorso 15 Settembre al Guggenheim Museum di New York è un esempio puro di Arte Contemporanea. Contraddittoria per eccellenza, a partire dal titolo e soprattutto dal luogo nel quale è collocata. Entrando infatti nel celebre museo newyorchese, non bisognerà soffermarsi nelle sale espositive per poter ammirare la più recente installazione del chiacchierato artista di Padova, si dovrà cercare invece in uno spazio più “intimo”, e molto quotidiano: la toilette. Sì, perché l’ultima fatica di Maurizio Cattelan è un wc, più volgarmente detto “cesso”. Non si tratta però della familiare tazza in ceramica bianca che scandisce i nostri “bisogni” quotidiani, bensì di un gabinetto in oro a 18 carati. Fino a qui, le solite provocazioni a cui l’autore di Him (la scultura raffigurante Adolf Hitler in ginocchio con le mani giunte realizzata nel 2001 e venduta lo
scorso Maggio per oltre 17 milioni di dollari) ci ha abituato.

"Him", la scultura di Cattelan raffigurante Hitler

“Him”, la scultura di Cattelan raffigurante Hitler

Ma c’è di più. Può un wc non espletare la funzione principale per il quale è stato realizzato, ovvero accogliere le esigenze fisiologiche dell’umanità? Secondo Maurizio Cattelan no, non può. Ed è per questo motivo che i visitatori del Guggenheim non sono invitati semplicemente ad ammirare l’opera, bensì ad utilizzarla. Il cesso insomma funziona e si può (anzi si deve) usare. «Entri nel museo, fai la coda per il bagno, ti chiudi dentro e finalmente sei faccia a faccia – se così si può dire – con l’opera, tu e lei da soli.» Così racconta Maurizio Cattelan in un’intervista rilasciata a Francesca Pini su Sette, e riportata su Artribune.
Ovviamente, nonostante il vero funzionamento, la toilette realizzata da Cattelan non può essere considerata un semplice wc. E qui iniziano le speculazioni artistiche. A partire dal titolo, America. L’artista ha forse voluto ironicamente sottolineare le differenze sociali che, oggi più che mai, segnano gli Stati Uniti? O ha forse voluto rendere un velato omaggio alla “passione” di Pablo Escobar per l’oro, che si dice fosse talmente intensa da ordinare proprio la realizzazione di una “real seduta” in bagno? Questo ovviamente non è dato sapere: si sa, nell’Arte Contemporanea non esiste spiegazione logica. Ancor meno se si tratta di Maurizio Cattelan.
Tuttavia le interpretazioni e i rimandi si sprecano. Impossibile non collegare America a due grandi opere che hanno segnato l’Arte del ‘900, unendo sacro e profano. La memoria corre subito a quella Fontana realizzata da Marcel Duchamp nel 1917 e alla Merda d’artista, inscatolata in serie da Piero Manzoni nel 1961. Ecco che allora si inizia a collocare questa America di Cattelan che forse, tutt’altro che provocante, non fa altro che ribadire un concetto ormai “classico” dell’Arte Contemporanea. Almeno a partire da Duchamp in poi. Un concetto talmente semplice da risultare rivoluzionario, evidentemente ancora nel 2016, se tanto rumore è stato sollevato per questo “cesso”.
Quello che Cattelan fa, esattamente come Duchamp e Manzoni nel secolo scorso, è prendere uno degli oggetti più banali, quotidiani e triviali della nostra società, e trasfigurarlo. É un gabinetto? É un’opera d’arte? É un blocco d’oro? America è tutto questo e anche altro, è pura Arte Contemporanea.

Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan

Importante è infine tornare all’elemento principale e più immediato che riguarda la realizzazione di Cattelan, ovvero il suo contatto diretto con il pubblico. Anche questo è uno degli aspetti che rendono questo semplice “wc” un’opera d’arte. In un luogo come il Museo, dove solitamente si va per ammirare l’Arte, mantenendosi però ad una rigorosa distanza di sicurezza dalle costosissime opere esposte, proprio un manufatto preziosissimo realizzato in oro, può anzi deve essere ammirato ad una distanza quantomai intima, entrando nel cubicolo dei servizi pubblici e sedendosi sopra. Anzi, come ha dichiarato l’autore, la presenza dello spettatore sarà fondamentale perché questo semplice gabinetto “attivi” la sua funzione di opera d’arte. «Si potrà andare in bagno solo per vederla», ha dichiarato Cattelan, «ma diventerà un’opera d’arte solo quando qualcuno sarà seduto su di essa, rispondendo ad un bisogno fisiologico.»
Ecco che allora un gabinetto in oro, simbolo estremo del lusso, diventa la più democratica delle opere esposte. Come a dire, tutti hanno diritto ad espletare i loro bisogni in maniera “regale”. Maurizio Cattelan ve ne dà la possibilità, sia che siate un fattorino, sia che siate Donald Trump. Cattelan, inervistato dal New York Times, si è dichiarato entusiasta di questa sua nuova creazione: «Sono felice perché non è su un piedistallo, né in una galleria. Si trova in una piccola stanza, ad aspettarvi ogni volta che ne avete bisogno.»


 

Ho 27 anni e sono laureata in Storia dell’Arte, ho vissuto a Milano, Torino e Dublino, attualmente sono in un piccolo ma meraviglioso tratto di costa ligure, ai confini occidentali dell’Italia, a cercare i miei passi. Adoro tutto ciò che è Arte, Cultura, Cinema, Movimento, Creatività. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare, scrivere e conoscere.

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