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Allestimento sperimentale per La Galleria Nazionale

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (dall’11 ottobre semplicemente LA GALLERIA) è stata presentata nel suo nuovo assetto. Un museo che si dà l’aria da mostra nella forma di una riflessione sul concetto di tempo.

L’obbiettivo della curatrice Cristina Collu è di superare la tradizionale organizzazione cronologica o tematica. Un intento che si palesa già nel titolo: Time is out of Joint. Questo verso dell’Amleto è stato scelto per richiamare al disordine ragionato che si appella “a quell’ordine che viene prima delle regole” (Cristina Collu, presentazione di Time).

La Galleria propone un allestimento relazionale organizzato per raggruppamenti eidetici. Lo spettatore non deve seguire pedissequamente uno scoperto e silenzioso intento organizzativo ma è chiamato ad una fruizione diretta. Le opere vengono diminuite nel loro tradizionale ruolo esemplare – come rappresentati eminenti di una tradizione artistica o di un’epoca – ma acquisiscono valore in relazione alle altre opere con cui vengono raggruppate.

È stato detto che in Time, <<l’insiemistica prende il posto della matematica>> (cfr. Artribune, Ludovico Pratesi). Ancor di più, si può sostenere, prendendo spunto dalle parole della Collu per cui il suo allestimento intende essere una <<riflessione plastica sul concetto di tempo>>, che l’organizzazione del museo configura un suo proprio linguaggio, utilizzando come parole le singole opere che, raggruppate in stanze possono esser fatte valere come frasi.

Così, ad esempio, il periodo/stanza delle ninfee riflette sul significato possibile del concetto di tempo, inteso come riproposizione temporale7-monet-ninfee di un soggetto o tema comune. Così troviamo le ninfee nell’opera di Monet (Ninfee rosa 1897-1899) con successive manifestazioni e reinterpretazioni nell’opera di Stefano Arienti (Ninfee, 1991) e Luca Riento (Ninfee, 2004).

La relazionalità del linguaggio della Collu sembra tuttavia servirsi di alcuni punti di riferimento; di un punto di vista che fonda la possibilità della riflessione stessa.

Questa è una delle possibili interpretazioni che possiamo dare delle sculture neoclassiche delle divinità greche che si trovano disseminate lungo le sale, come ad esempio quelle di Antonio Sola. Emblematicamente collocate “alla nostra altezza” sembrano esser poste loro stesse nel ruolo di spettatori. La singolare collocazione di queste statue sarebbe da intendere come attribuzione al riferimento classico, del ruolo di punto di partenza di ogni nostra fruizione possibile dell’arte successiva.

7-warhol-gioveQuesta è tuttavia solo una delle possibili interpretazioni. Camminando tra le stanze, ma potremmo dire, ascoltando gli inviti interpretativi cui siamo ricondotti dai raggruppamenti presentati dalla Collu non possiamo non notare come alla scelta di collocare “giù dal piedistallo” le statue a tema classico, facciano da contrappunto opere come Mitologia 3 di Mimmo Rotella o Divinità Industriale di Ettore Colla o ancora Hammer and Sickle di Warhol. Raggruppamenti che sembrano voler riflettere sulla relatività di ogni sistema assiologico e sull’avvicendamento storico di miti e divinità.

Un tempo che può essere interpretato anche come metro, ritmo e misura. Sembra essere questo il tema del raggruppamento che include Mondrian, Grande composizione A con nero, rosso, grigio, giallo e blu e i 32 mq di mare circa di Pino Pascali, a cui siamo introdotti dalla video installazione di Francis Alÿs (Samples II, 2014)

Time is out of Joint è il riuscito tentativo di presentare il patrimonio artistico della Galleria Nazionale di Roma, e dei prestiti esterni come il MAXXI o quelli derivanti da collezioni private, in una forma affatto originale che disorienta lo spettatore, con il caos apparente in cui veniamo gettati, ma che si trasforma in stimolo alla ricerca dell’ordine sotterraneo di cui avvertiamo la presenza. Un ordine che può tuttavia declinarsi al plurale, intrecciando trame che valgono come ipotesi di fruizione che possono avvicendarsi ad altre, interrompersi o dividersi lasciando allo spettatore il compito e la libertà di tessere la propria trama e riassestare il proprio tempo.

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