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Una delle ragioni che con maggior forza mi hanno spinto a perseguire l’idea di costruire Midnight nasce da una storia che voglio raccontarvi oggi.

Qualche tempo fa, per una serie di eventi qui trascurabili, avevo riletto il celebre romanzo di Dostoevskij “Le notti bianche” e avevo notato che su Facebook, come in molti altri luoghi online, ne veniva citato spesso l’incipit.

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Ma facciamo un passo indietro. “Le notti bianche” è un breve testo scritto da un ventisettenne Fëdor Michajlovič Dostoevskij, pubblicato per la prima volta nel 1848.
Il titolo evoca un periodo dell’anno in cui, nella Russia del Nord, San Pietroburgo compresa, il sole tramonta molto tardi -le 22:30 locali circa. Il romanzo narra di un sognatore, di cui non si saprà mai il nome, che durante una passeggiata notturna sul lungofiume incontra una fanciulla, Nasten’ka, che risveglia in lui un sentimento assimilabile all’amore: durante le quattro notti in cui si snoda la vicenda i due si aprono l’uno all’altra.

Fin qui, tutto bene.

Subito dopo il frontespizio, in apertura troviamo una citazione spesso riportata sul web senza precisarne l’autore, ma anzi erroneamente attribuita a Dostoevskij:

“…o era stato forse egli creato per essere seppure un solo istante al tuo cuore legato?”

Troviamo questa citazione sparsa ovunque sui social network di tutto il mondo e nelle forme più varie e variate: foto al volume, status su Facebook, immagine elaborata o -che Dio ce ne scampi- didascalia sotto una foto seduttiva acchiappalike.

Qualcosa non torna, però. La citazione sarà pur sempre sulla prima pagina del romanzo di Dostoevskij, ma non avrebbe comunque potuto essere di Dostoevskij. A quel punto ho fatto una scommessa con me stesso e cioè giocare a trovare il vero autore senza l’aiuto del web.

Ho iniziato da una certezza: è in metrica, quindi poesia, quindi non è Dostoevskij.
Drammi e poesie ne hanno scritti Turgenev, Checov, Puskin e Gogol tra i nomi russi più importanti. Dostoevskij e Tolstoj no. Loro sono filosofi, quindi niente drammi, niente poesie; nonostante entrambi si siano cimentati anche in versicoli – e chi non lo ha fatto? – assolutamente dimenticabili rispetto alle grandi prose.

Il cerchio del ragionamento si stringe quindi: passiamo dalla forma al contenuto.

Chi ha dimestichezza con la letteratura russa sa che è difficile confondere tra di loro i grandi autori classici, visto che in Russia, quanto a letteratura, non si sono fatti mancare niente. O meglio, nessuno.

Aleksandr Sergeevič Puškin, poeta e romanziere nato a San Pietroburgo, è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea ed ha ispirato moltissimi autori ed artisti. Le sue opere rappresentano tuttora una delle migliori espressioni della letteratura russa quanto a tensione narrativa e ad attualità linguistica.
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L’episodio che meglio esprime l’essenza della sua personalità è quello che lo ha portato alla morte: nel 1837 riceve una lettera anonima dove viene insinuato che la moglie lo tradisce con il Barone francese George d’Anthès e lui prontamente ricopre di insulti il padre adottivo del presunto amante, il barone Van Heecheren. Di risposta è sfidato a duello per le quattro di pomeriggio dell’8 febbraio.
Puškin rimane ferito a morte, spirando due giorni dopo.
Capite che una personalità così passionale non avrebbe mai potuto esprimersi con la tenue delicatezza delle parole della nostra citazione.

Parlando di Nikolaj Vasil’evič Gogol’ ci scostiamo un po’ dai generi trattati dai suddetti scrittori; considerato anche lui nell’Olimpo degli autori russi, è stato un maestro del realismo, considerato l’utilizzo della satira grottesca come rappresentazione della desolante mediocrità umana (e per fortuna che a Mosca nell’Ottocento non c’era Facebook).
gogol-wifeCi sono diverse correnti che interpretano l’opera gogoliana, tutt’ora comunque dibattuta, tuttavia la linea principale, concordemente individuata, è la tendenza al grottesco, al paradosso. Incorreggibilmente “divertente”, in ogni caso. Parliamo di qualcuno che troverebbe dell’ironia anche nello scrivere la lista degli ortaggi da comprare per il minestrone.
Non è quindi il profilo che cerchiamo. E passiamo oltre.

Anton Čechov nasce in una famiglia di umili origini; basti pensare che il nonno era un servo della gleba che riuscì a riscattarsi soltanto pagando un pegno in denaro.
pal5f2762_tub7Ci sono due motivi principali per cui escluderemo Čechov: il primo è che era un medico, ed essendo uomo di scienza non avrebbe mai usato la forma interrogativa dubitativa.
Il secondo è più pragmatico: è nato dodici anni dopo la pubblicazione del romanzo in questione, il che gli rende difficile aver contribuito con una citazione.

Se vi state chiedendo perché io abbia escluso da questa breve disamina uno dei più grandi nomi di sempre e senz’altro il massimo scrittore russo Lev Nikolàevič Tolstoj, suggerisco di iniziare la leggerne le opere e la risposta verrà da sé.

E quindi, senza offesa per tutti gli altri, non poteva che essere Turgenev. Ivan Sergeevič Turgenev è diventato celebre grazie ai Bozzetti di un Cacciatore, noti anche come Memorie di un Cacciatore, dove dimostra come sia possibile descrivere il giallo delle foglie delle betulle sotto la pioggia mostrandoci le almeno diciotto tonalità che queste assumono via via che il crepuscolo si avvicina. Il tutto senza tediarci.
Famoso è anche il necrologio che scrisse per Gogol, che riteneva un idolo da seguire, con il celebre passaggio chiave:
« Gogol’ è morto! […] quale cuore russo non è scosso da queste tre semplici parole? […] egli se ne è andato, quell’uomo che ora noi abbiamo il diritto, l’amaro diritto conferitoci dalla sua morte, di chiamare Gogol’ il Grande!».
Tra le altre cose questo necrologio gli costò due mesi di carcere e ben due anni di esilio coatto, perché una simile forma di idolatria non era concessa a meno che non fosse rivolta allo Zar.
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Turgenev, che oltretutto aiutò economicamente sia Dostoevskij che Tolstoj per i loro debiti di gioco.

“…o era stato forse egli creato per essere seppure un solo istante al tuo cuore legato?”

Parole lungi dall’essere intrise dell’amore uomo-donna che immaginiamo e che siamo abituati a vedere sui social abbinato soprattutto a selfie post-adolescenziali.

A questo punto, quindi, vi starete chiedendo il motivo per cui vi ho raccontato tutto questo e in che modo sia connesso a Midnight; ebbene, potremmo aprire una parentesi molto ampia sull’uso improprio delle citazioni, sull’errata attribuzione all’autore e sull’incoerenza del loro utilizzo, ma noi che frequentiamo l’internet conosciamo questa storia molto bene.

Il pensiero che sta alla base di tutto ciò (e lasciatemelo dire: in questo caso il termine “base” è appropriato perché da intendersi come “terra terra”) è sempre il solito, ovvero: “se lo dice lui, è vero. Perché lo dice lui”; arricchito questa volta dal: “se lo dice lui, è vero. Perché lo dice lui. Ed io lo ripeto perché così sono “figo” anch’io”.

Il fatto che questa cattiva abitudine sia sempre la solita o che la conosciamo molto bene non significa però che siamo costretti a continuare ad accettare la prostituzione della letteratura perpetrata da soggetti inadeguati alla sua comprensione, figuriamoci alla citazione.

Mi permettete di dire che non è accettabile trattare Dostoesvkij e Turgenev come i Moccia della Siberia?

Ordunque, signore e signori, arriviamo al mistero che ci ha portato in mezzo alla tundra e al gelo che uccise armate di tutto il mondo e finalmente ci chiediamo: ma da dove arriva, allora, questa citazione?

Abbiamo capito che è Turgenev l’autore citato nella prima pagina delle Notti Bianche (come tra l’altro ho scoperto essere indicato nelle migliori edizioni).
Ma provate a digitare sul nostro caro vecchio amico Google i versi della citazione: avrete pochi risultati veritieri, ma un grande riporto massiccio a Dostoevskij.

Riflettendo, la prima cosa che mi sono chiesto è: chi sta pronunciando questa domanda? E a chi si rivolge? Parlando di chi?

Il punto è proprio questo: i nostri pregiudizi, la faciloneria e il fatto di aver trovato questa frase associata a sentimentalismi, passioni amorose o ancor peggio a soggetti triviali ci ha fatto dedurre – erroneamente – che qualcuno parlasse di qualcun altro. E “egli” è stato interpretato facilmente (troppo) come attribuibile, o attribuito, all’anonimo sognatore protagonista delle candide notti.
Errore: ciò che sul cuore fugacemente rimane anche per un solo istante altro non è che un piccolo, delicato e profumatissimo fiore, strappato in un giorno qualsiasi in un gesto che, prima o poi, tutti ci siamo trovati a fare passeggiando per i boschi. Salvo poi pentirsene, trovandolo subitamente appassito. Ma è forse il caso di rammaricarsi di questo? Non è stata anche, se pur fugace, una gioia averlo sul cuore, per quel breve istante? Lungi da noi ricadere nei sentimentalismi: qui Turgenev, così come l’amico Dostoevskij, non ci parla del fuoco d’amore che arde di una fiamma che può durare anche una sola notte; è dell’esistenza che si sta narrando, della sua caducità e insieme, e forse per questo, della sua sconfinata bellezza.

Dostoevskij traccia un cerchio perfetto (come sempre): il prestito dell’amico Turgenev – ogni riferimento ai debiti di gioco qui è escluso – del quale cita i bellissimi versi prima dell’incipit, diventa la metà essenziale della sezione aurea che si chiude con l’explicit: “Mio Dio! Un intero minuto di beatitudine! E’ forse poco, sia pure in un’intera vita umana?”.

A questo punto buon Dostoevskij, buon Turgenev, ma sopratutto buon Midnight a tutti.

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PS: Abbiamo cercato dappertutto, sul caro amico Google, una qualsiasi traduzione italiana dei versi originali di Turgenev, senza peraltro trovare nessun risultato. Anche in questo caso abbiamo fatto ricorso al metodo tradizionale: carta, penna, calamaio, un buon vocabolario e sopratutto voglia di ridare a Turgenev quel che è di Turgenev. Ecco la missione di Midnight.

Un ringraziamento speciale a: Maria мария

[ЦВЕТОК

Втраве весенней,молодой
Найти цветок простой и скромный?
(Ты был один — в стране чужой.)
Он ждал тебя — в траве росистой
Он одиноко расцветал…
И для тебя свой запах чистый,
Свой первый запах сберегал.
И ты срываешь стебель зыбкий.
В петлицу бережной рукой
Вдеваешь, с медленной улыбкой,
Цветок, погубленный тобой.
И вот, идешь дорогой пыльной;
Кругом — всё поле сожжено,
Струится с неба жар обильный,
А твой цветок завял давно.
Он вырастал в тени спокойной,
Питался утренним дождем
И был заеден пылью знойной,
Спален полуденным лучом.
Так что ж? напрасно сожаленье!
Знать, он был создан для того,
Чтобы побыть одно мгновенье
В соседстве сердца твоего.

Fiore
Può nell’erba giovane di primavera crescere un fiore semplice e timido?
Tu eri solo in un paese straniero e lui era lì che aspettava te, lì nell’erba bagnata dalla rugiada del mattino, ed è fiorito lì solo per te, conservando il suo dolce profumo di pulito soltanto per te e tu, con la tua mano gentile, lo ha raccolto strappando il gambo dal terreno. Il fiore, con un sorriso appena accennato, si è lasciato cogliere senza opporsi. Ora vi trovate su una strada polverosa e assolata, l’erba di primavera e ormai bruciata e il tuo fiore è appassito da tempo. Dopo essere cresciuto tranquillo all’ombra ed essersi nutrito della rugiada del mattino ora si nutre di polvere e il calore dei raggi del sole di mezzogiorno lo hanno bruciato. E allora? Perché sei pentito adesso? Il tuo pentimento non serve a nulla, questo fiore è nato con lo scopo di essere per un istante vicino al tuo cuore.

Cosa ne pensi?